Gentile Direttore,
In relazione all’intervento di Octopus (sanità pubblica o sanità privata) le riporto fedelmente la cronistoria di eventi che hanno coinvolto un amico fraterno (lombardo) in vacanza in Alta Badia.
Sono le ore 8 di sabato primo agosto quando l’amico mio al risveglio non si regge in piedi e crolla a terra, pallido, astenico e con il fiato corto, senza perdere i sensi e senza dolori. La moglie accorre, chiama il 118, nel giro di 10 minuti arrivano sul posto due volontari che salgono le scale di corsa, misurano la pressione, rilevano la saturazione, auscultano il paziente, si mettono telefonicamente in contatto con il medico della centrale operativa il quale, valutate le informazioni, decide di attivare l’Elisoccorso di Bolzano.
I volontari transportano giù per le scale il paziente con l’ausilio di una seggiola speciale, senza smettere di parlargli e incoraggiarlo, lo caricano in ambulanza per raggiungere un prato distante un centinaio di metri dove di solito atterrano i parapendii. Nel giro di 20 minuti si odono in lontananza le pale dell’elicottero che ha appena superato il Passo Gardena. Toccata terra ne discende un medico rianimatore (o meglio una rianimatrice) che con cortesia, decisione e misurando le parole raccoglie ulteriori informazioni dai volontari e dal paziente mentre lo visita e ne rileva pressione (80/50) e saturazione (80%). Si lascia sfuggire che il paziente « é vuoto » e si mette alla ricerca, lì sul prato, di un accesso venoso per infondergli rapidamente dei liquidi. Non tralascia di rincuorare l’amico mio che viene caricato in elicottero facendo scivolare la barella sotto la sua pancia.
Ore 9. Segue la rapida comunicazione alla moglie che, in considerazione della sintomatologia, l’elicottero é diretto all’H di Bolzano e non a quello più vicino di Brunico e la ferma raccomandazione a non correre con l’auto visto il traffico estivo: ma la signora non guida l’auto del marito e un carabiniere giunto sul posto dalla vicina caserma si offre di chiamarle un taxi e rimane con lei fino all’arrivo del van.
Ore 9.30. Il piccolo elicottero prende terra sulla piazzola prospicente il Pronto Soccorso dell’ala nuova dell’ospedale provinciale di Bolzano edificat , mi dicono, nel 2023 e collegata al vecchio corpo della struttura risalente agli anni ‘80 e tuttora in servizio.
È ancora una dottoressa a prendersi cura dell’ammalato, in un locale il cui personale è stato evidentemente allertato: gli parla mentre effettua una prima valutazione ecocardiografica e tre infermieri in silenzio e coordinazione effettuano prelievi, applicano elettrodi per i monitoraggi raccogliendo con celerità ulteriori informazioni senza lesinare sorrisi di incoraggiamento. Viene ipotizzata una embolia polmonare con trombo delle dimensioni di una prugna in atrio destro e fibrillazione atriale. La conferma arriva da una TC effettuata nell’immediatezza in un locale adiacente.
Ore 10.30. Colloquio con il paziente e trasferimento in Pneumologia dove il medico di guardia a seguito di nuova valutazione strumentale da parte del cardiologo e consulto telefonico con il primario comunica all’amico la necessità di effettuare la rimozione dei trombi tramite una procedura (fibrinolisi) da espletare nel reparto di Terapia Intensiva: il tutto avviene una volta inserito un catetere centrale, isolata un’arteria e rintracciati almeno altri due accessi venosi di sicurezza.
La moglie giunge in ospedale giusto in tempo per salutare il marito, ritirargli il telefonino e avere un sintetico colloquio con il medico. Segue degenza di tre giorni in Terapia Intensiva, un posto dove la notte non è differente dal giorno e gli allarmi accompagnano la scansione del tempo.
Dopo tre giorni finalmente l’amico viene nuovamente preso in carico da parte della Pneumologia e dopo complessivi tredici giorni di degenza esce, incerto, sulle sue gambe e riprende la strada dei monti con indicazione a terapia anticoagulante per il resto dei suoi giorni e controlli periodici.
L’amico mio è stato molto fortunato perché l’elisoccorso, intervenuto nelle prime ore della giornata, non era impegnato a soccorrere uno dei tanti cretini che affolano le vette con gli infradito. Soprattutto é riconoscente ai medici, al personale infermieristico e di supporto, ai mezzi messi in campo grazie al SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE (SSN), gratuito per tutti indipendendente dal reddito e presente su tutto il territorio italiano anche se con evidenti difformità e contrasti.
La Regione Trentino/ Alto Adige ha uno statuto speciale, riceve consistenti finanziamenti dallo Stato centrale alla pari di altre Regioni non altrettanto dinamiche e li utilizza per migliorare tutti i servizi (dalla sanità alla viabilità etc). L’efficienza e la disponibilità del servizio fanno sì che la « spinta » verso il privato (giustamente e capillarmente presente) ne risulti fortemente ridimensionata.
Non dimentichiamo che il SSN si sostenta con le tasse versate da (quasi) tutti noi, soprattutto dipendenti e pensionati a fronte di circa 11 milioni di Italiani che non pagano un bel niente e continuano indisturbati e con la complicità dei decisori, a succhiare risorse a spese di pochi.
PS: l’amico mio effettuerà i controlli ambulatoriali presso l’ospedale di Bolzano.
Carlo Poggiani


2 risposte
Una bella storia, anche perché il lieto fine ci rincuora. Il pensiero e il dubbio vanno all’ incertezza che nei mesi scorsi è stata sollevata a proposito della pista prevista/non prevista per l’ elicottero in caso di intervento nel nostro ospedale. Ma che ce ne facciamo se tanto non è abbinato al DEA di secondo livello? In caso di bisogno l’elicottero volerà a Mantova.Alla faccia di promesse e garanzie dei nostri politici, anzi dell’ onorevole Pizzetti. Ipse dixit …
Potrei narrare altre storie simili avvenute in Romagna ai miei familiari e una piccola cosa a me. Forse potrei narrarle con meno didascalica precisione, ma non con meno empatia e riconoscenza. Azioni nobili, tutte, per mia testimonianza per efficienza e umanità. Tutto vero. Con i turisti c’è un’attenzione particolare. Perdonatemi il cinismo ma credo faccia parte del marketing territoriale e della reputazione. Sono morte due persone di sessant’anni nell’ombrellone vicino, venti giorni fa, ho visto una sollecitudine magnifica. Ciò non toglie che sia vero ciò che dice Octopus. I nostri medici, infermieri e paramedici sono bravi e preparati, ma c’è un disegno parallelo, anche quello non meno palpabile. Qui le testimonianze fioccano come se piovessero locuste di biblica memoria. Sembrano macchine con velocità diverse, diverso cambio, diversi stile di guida, se da un lato vengo rassicurata dall’altro mi fanno paura. La sanità pubblica che era orgoglio e fiore all’occhiello, potrei citare mille casi, non c’è più. C’è a comando. Per convenienza. Per immagine.