”Nessun bersaglio”: 13 città in piazza contro il ddl caccia, a Cremona il 29 agosto alle 10 davanti alla Prefettura

26 Agosto 2026

In tredici città italiane – in dieci regioni – il weekend del 29 e 30 agosto associazioni, collettivi e realtà antispeciste e vegane si uniscono, scendendo in piazza in contemporanea, contro la riforma della legge 157/1992. “Nessun bersaglio. Corpi e territori contro il DDL Caccia. Per un disarmo antispecista” prevista nel weekend del 29 e 30 agosto in tredici città italiane.

A Cremona si terrà il 29 agosto alle ore 10, in corso Vittorio Emanuele fi fronte alla Prefettura – con l’adesione di Circolo VedoVerde Legambiente Cremona, Amici dei Mici, Cessate il Fuoco, LIPU Cremona, OIPA sezione e nucleo guardie Cremona.

Alla vigilia della pre-apertura della stagione venatoria nella maggior parte delle regioni d’Italia, il prossimo weekend ad Arezzo, Bologna, Brescia, Cremona, Livorno, Macerata, Mantova, Milano, Roma, Palermo, Pordenone, Vercelli e Verona arriva una mobilitazione cheunisce la critica politica al modello venatorio all’opposizione al riarmo. In evidenza anche i legami tra l’oppressione animale, la devastazione ambientale, l’annientamento di popoli e terre e il dominio patriarcale. Collettivi e associazioni antispeciste, ma anche femministe, per la giustizia climatica e dalla parte del popolo palestinese scenderanno in piazza insieme, portando nello spazio pubblico due pomeriggi di iniziative, performance e letture.

Oggetto di contestazione comune e coordinata tra le diverse città sarà il disegno di legge sulla caccia, già S.1552 e ora C.2984, che introduce numerose modifiche alla legge 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica e sul prelievo venatorio. Approvato dal Senato il 23 giugno con 80 voti favorevoli, 56 contrari e 2 astensioni, il testo è attualmente all’esame della Camera.

L’iniziativa è stata lanciata da No Food No Science, collettivo mantovano che si è battuto negli ultimi tre anni in particolare contro l’evento Food&Science Festival organizzato da Confagricoltura nel capoluogo lombardo, mettendo in evidenza la strategia dell’industria zootecnica di finanziare eventi pubblici al fine di costruirsi un’immagine positiva nei territori in cui è maggiormente presente.

A fine giugno, durante i lavori della Commissione Agricoltura sul testo, il collettivo, in collaborazione con Extinction Rebellion, aveva tentato di aprire uno striscione a Montecitorio che recitava “La biodiversità vi vuole disarmati. Stop ddl caccia”. L’azione era stata impedita dalle forze dell’ordine, che hanno provveduto a portare un’attivista in commissariato e a sequestrare lo striscione, seppur non sia stato mai del tutto aperto. Nonostante la mancata riuscita della contestazione, l’iniziativa aveva ottenuto visibilità sui canali mediatici dei movimenti e aveva raccolto la solidarietà di diversi esponenti politici.

Alla base della contestazione di giugno e della nuova mobilitazione nazionale, il rifiuto di un modello che continua ad attribuire alle armi e all’uccisione un ruolo centrale nella gestione della fauna selvatica. Una visione che si intreccia a quella per il disarmo, che evidenzia i collegamenti con i femminicidi, che continuano a essere all’ordine del giorno nel nostro Paese, e con il genocidio del popolo palestinese. La critica alla centralità dell’abbattimento non si esaurisce tuttavia in una posizione etica. Anche la letteratura scientifica internazionale peer-reviewed, distinta dalle valutazioni degli organismi tecnico-istituzionali italiani, offre elementi che mettono in discussione l’idea secondo cui aumentare il numero degli animali uccisi equivalga automaticamente a diminuire i danni o a ristabilire un presunto equilibrio naturale.

Un esempio particolarmente significativo arriva dalla Francia. Uno studio coordinato da Frédéric Jiguet e pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica internazionale Biological Conservation ha analizzato sette anni di interventi di controllo, dal 2015 al 2022, su volpi, mustelidi e diverse specie di uccelli considerate dannose. Ogni anno vengono uccisi circa 1,7
milioni di animali appartenenti alle specie prese in esame, ma i ricercatori non hanno trovato evidenze che una maggiore intensità degli abbattimenti determini una riduzione dei danni dichiarati. Lo stesso lavoro mette in evidenza anche un dato economico rilevante: gli interventi di controllo letale analizzati sono stati valutati complessivamente in 103-123 milioni di euro all’anno, a fronte di danni dichiarati stimati tra 8 e 23 milioni di euro. Una conclusione che impone quantomeno di mettere in discussione un’equazione troppo spesso data per scontata: uccidere più animali non significa necessariamente produrre meno danni.

Anche il caso dei cinghiali mostra quanto la dinamica delle popolazioni animali sia più complessa di una semplice sottrazione numerica. Uno studio pubblicato nel 2026 da Andrea Mazzatenta, dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, sulla rivista Conservation, analizza il caso italiano da una prospettiva ecofisiologica e richiama l’attenzione sulle risposte riproduttive delle popolazioni sottoposte a forte pressione antropica e venatoria. Struttura per età e sesso delle popolazioni, capacità riproduttiva, disponibilità di cibo, trasformazione degli habitat, clima e presenza dei predatori interagiscono tra loro. Pensare di governare sistemi tanto complessi esclusivamente aumentando il numero degli animali
abbattuti significa quindi adottare una lettura riduttiva degli ecosistemi.

Per chi promuove le giornate del 29 e 30 agosto, è quindi necessario rovesciare la prospettiva: la crisi ecologica non nasce da un eccesso generalizzato di animali selvatici, ma si inserisce in un contesto segnato dalla distruzione e frammentazione degli habitat, dal consumo di suolo, dall’inquinamento, dalla crisi climatica e da attività produttive che esercitano una pressione crescente sui territori. Scaricare ancora una volta le conseguenze di questa crisi sugli animali significa, secondo il coordinamento nazionale, evitare di interrogarsi sulle responsabilità del nostro stesso modello di sviluppo. “Contestiamo un modello che continua a presentare l’uccisione come risposta ordinaria ai conflitti tra attività umane e fauna selvatica. Gli animali non sono numeri da amministrare o bersagli da mettere a disposizione: sono individui. Vogliamo costruire una relazione diversa con gli altri viventi e con i territori, fondata sulla prevenzione, sulla tutela degli habitat e sul progressivo superamento dell’uccisione come strumento ordinario di gestione.”, dichiara Barbara Balsamo della Rete ecosocialista romana, organizzatrice de presidio a Roma.

La mobilitazione contro il DDL Caccia diventa così anche l’occasione per chiedersi quale rapporto vogliamo costruire con gli animali e con i territori: se continuare a considerarli qualcosa da controllare, sfruttare e mettere a disposizione degli interessi umani oppure immaginare una convivenza fondata sulla riduzione dei conflitti, sulla prevenzione, sulla
tutela degli ecosistemi e sul riconoscimento degli altri animali come individui.

Il 29 e 30 agosto, nelle diverse città aderenti, la risposta sarà una sola: NESSUN BERSAGLIO. Contro il DDL Caccia.
Contro lo specismo e ogni forma di oppressione. Per la liberazione animale, la giustizia climatica e la difesa dei territori.
PER UN MONDO SENZA DOMINIO.

Contatti stampa coordinamento nazionale:
– Barbara Balsamo (Roma): 3405654850
– Eleonora Bocchi (Mantova): 3391543957
– Filippo Locatelli (Cremona):3386259716

Elenco presidi locali con relativi gruppi organizzatori:
– Arezzo – Muschio odv. Presidio il 29 agosto in Piazza San Jacopo, ore 17:30.
– Bologna – LottAntispecista. Presidio il 29 agosto in Piazza Galvani, ore 17.
– Brescia – Extinction Rebellion Brescia. Presidio il 29 agosto Piazza Paolo VI (Piazza Duomo), ore 18:30.
– Cremona – Lav Cremona e Cessate il fuoco. Presidio il 29 agosto, Corso Vittorio Emanuele fronte Prefettura, ore 10.
– Livorno – Gruppo Antispecista Livornese . Presidio il 30 agosto, Terrazza Mascagni, ore 21.
– Macerata – Salviamo il futuro odv, Presidio 29 agosto, Piazza Mazzini ore 18:30.
– Mantova – No Food No Science, Presidio il 30 agosto, Piazza Martiri di Belfiore, ore 18:30.
– Milano – No Food No Science, Presidio il 29 agosto, via Messina 45, angolo corso Cenisio, ore 18.
– Roma – Rete ecosocialista romana, Presidio 29 agosto Largo dei Lombardi, ore 17.

– Palermo – Lav Palermo, Presidio il 29 agosto, Piazza Giuseppe Verdi (Teatro Massimo), ore 17.
– Pordenone – Ecotransfemm Baba Jaga, Presidio il 29 agosto piazza XX settembre ore 17:30.
– Vercelli – Parte in Causa Antispecismo Radicale, Presidio il 29 agosto, via Cavour (angolo Mondadori), ore 17.
– Verona, No Food No Science, Presidio il 29 agosto, Piazzetta Scalette Rubiani, ore 16.

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