Era la fine degli anni ’70 quando a un affascinante giovane milanese di origini piacentine, appassionato viscerale di cinema, venne l’idea di realizzare una monumentale enciclopedia del cinema mondiale. Nasceva cosi il primo dizionario del cinema, realizzato quando non c’erano Internet né Wikipedia, una impresa memorabile e ancora oggi incredibile nella sua realizzazione.
Quel dizionario è entrato di diritto nella storia dell’editoria e del cinema italiani, e ha preso giustamente il nome del suo creatore, il Farinotti.
Pino Farinotti ci ha lasciati due giorni fa dopo una lunga malattia, ma quello che ha realizzato rimarrà per sempre negli annali del cinema.
Aveva una sua visione del cinema Farinotti: era un liberale, al contrario di quasi tutti i critici italiani molto più concentrati sull’impegno civile dei film più che alla loro dimensione di gradimento del pubblico: non amava il cinema che cercava di educare e provocare la società senza se e senza ma, e amava invece il cinema che regalava alle persone bellezza, gioia e serenità.
Non gli piacevano gli attori “stronzi” come li chiamava lui, che si atteggiavano a individui superiori, e invece adorava i grandi divi come Alain Delon e Alan Ladd, di sicuro il suo preferito ne “Il Cavaliere della valle solitaria” .
Pino odiava la volgarità e la violenza anche nel cinema dei grandi: amava Tarantino ma soffriva terribilmente per i suoi eccessi di violenza e volgarità.
Amava il musical (genere odiatissimo dagli altri intellettuali illuminati) e sopra a tutti gli piacevano Gene Kelly, Fred Astaire e Al Johnson. Credo che fosse perché il musical gli ricordava l’epoca d’oro di Hollywood, quel cinema un po’ banale ma spettacolare, che aveva incantato e fatto sognare milioni di persone in tutto il mondo, e che dopo la devastazione della guerra aveva contribuito a dare impulso e speranza nella ricostruzione mondiale. Credo che in fondo fosse convinto che il cinema è anzitutto sogno, intrattenimento, spettacolo e sollievo dai guai di tutti i giorni: ho sempre pensato che in questo fosse un po’ come quel Woody Allen che amava tanto, e che in fondo come Allen cercasse nelle atmosfere patinate degli anni 30 e 50 quella società immaginabile, senza conflitti né violenza, senza miserie, senza fatiche che tanto ci può consolare dalle difficoltà della vita di tutti i giorni e che solo il cinema ci può regalare.
E in effetti Pino sosteneva che il cinema aveva avuto solo due grandi epoche: gli anni ‘20 e gli anni ‘50, le due epoche d’oro, mentre non aveva mai troppo amato la grande stagione degli anni ’70, troppo violenta e provocatoria per i suoi gusti.
Come tutti gli uomini della sua generazione aveva una adorazione senza limiti per il western, ma anche qui con una discriminante essenziale: adorava John Ford e John Wayne e gli anni ’50 ma non amava molto Leone e Peckinpah gli anni ’70, e sempre dettagliava il perché con una serie di osservazioni difficili da contraddire, che andavano dalla troppa violenza alla eccessiva pignoleria, stesso motivo per cui non amava molto Kubrick.
Adorava Fellini, diceva sempre che solo lui nel cinema aveva insegnato all’umanità a esorcizzare i sogni e gli incubi ed era riuscito a rendere reale l’onirico.
Diceva sempre che il più bel film della storia del cinema era ‘La grande illusione’ di Jean Renoir (e aveva ragione) ma i suoi film preferiti erano Il ‘Cavaliere della valle solitaria’ e ‘Il Presidente-una storia d’amore’ con Michael Douglas, perché era uno dei pochi film contemporanei che gli ricordava la straordinaria stagione della grande commedia americana degli anni ’50.
Ma siccome capiva il cinema come pochi altri al mondo, adorava il cinema della Repubblica di Weimar di cui diceva che aveva creato tutti i codici del cinema, e amava i registi della Nouvelle Vague perché avevano fatto diventare poeti e artisti gli operai e i pescatori.
Chi scrive ha avuto la straordinaria fortuna di essergli amico per anni, e può testimoniare che Pino era una di quelle personalità di genio che trasformano il tuo modo di pensare e vedere le cose per osmosi, anche solo passandoci del tempo assieme. Quello che ho imparato sul cinema stando con lui non ha prezzo, anzi un prezzo lo ha… Che ho imparato a distinguere il grande cinema dal cinema brutto e oggi non piace più niente di quello che vedo in giro.
Ci sono tante altre vite di Pino che non ho tempo di raccontare qui, scrittore, sceneggiatore, documentarista, docente, giornalista, uomo di televisione, ma credo che il cinema sia stato la sua vita e che sarà sempre ricordato per come ci ha fatto capire il cinema.
Fai buon viaggio Pino, magari con quella bicicletta che amavi tanto…
sovrintendente agli Archivi del Comune di Milano
docente di archivistica all’Università degli studi di Milano