Ospedale di Cremona 77° in Italia su 133. Si affronta la crisi con un nuovo ospedale

9 Luglio 2026

Correva l’anno 2000 e la sanità italiana era tra le migliori del mondo: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità eravamo al secondo posto a livello mondiale e comunque, secondo la rivista The Lancet, l’Italia poteva vantare una sanità tra le prime dieci al mondo. A Cremona, sino allo scadere del 1999, c’era un direttore generale di nome Felice Majori, cittadino cremonese cresciuto professionalmente nella sanità pubblica locale e che sosteneva di dover rispondere del suo operato ai cittadini cremonesi, magari anche al bar mentre beveva un caffè con qualcuno che si lamentava del servizio ospedaliero.

Un altro mondo. Oggi la sanità italiana è crollata al 45° posto a livello mondiale, preceduta da tutti i Paesi europei tranne la Croazia e appena prima del Sud Africa (dati Numbeo), mentre l’ospedale di Cremona è al 77° posto (su 133) della attuale classifica degli ospedali italiani (classifica World’s best Hospital 2026 – Newsweek). Per gli amanti dei dettagli giova forse sottolineare che l’ospedale di Treviglio-Caravaggio e quello di Lodi sono messi assai meglio rispetto a quello di Cremona, che tuttavia precede in classifica quello di Mantova, addirittura non classificato, mentre l’anno scorso era al 122° posto, in zona retrocessione, calcisticamente parlando. Ciononostante va segnalato che l’ospedale Poma di  Mantova (si sottolinea non classificato) è titolare di un DEA di secondo livello, del tutto assente per ora e per sempre a Cremona, secondo la normativa vigente. Mah!

Certo, venti anni non sono pochi e tuttavia non si tratta di nostalgie, si tratta del fatto che di assistenza sanitaria ospedaliera (quella che sta in piedi con le tasse di chi le tasse le paga) avremo, prima o poi,  tutti la necessità.

Qualcuno è in grado di spiegare questo disastro? Cosa è successo nella Sanità pubblica dal 2020 in avanti? Chi ha nominato i direttori generali degli ospedali? Su quali basi di competenza/esperienza professionale? Magari bastava l’appartenenza politica? Perché la dirigenza ospedaliera ha cessato di rispondere al cittadino e si è interessata esclusivamente agli equilibri di una politica assai difficile da comprendere? Perché la gestione delle politiche sanitarie sembra avere come obiettivo non la salute dei cittadini bensì la spesa di ingenti risorse economiche di provenienza pubblica? Chi controlla come vengono spesi i soldi della sanità ospedaliera e quali risultati in termini di salute pubblica si riescono ad ottenere? Domande retoriche, ovviamente, per la cui risposta basterebbe ricordare alcune scelte ospedaliere  succedutesi nel corso degli anni (anche a Cremona) e sulle quali è meglio stendere un pietoso velo. O magari potremo tornare sull’argomento, chissà.

Comunque, in termini complessivi, la risposta non pare difficile: in questi ultimi 20 anni la sanità pubblica è diventata una gallina dalle uova d’oro per alcuni, una sofferenza invece per quelli che si occupano  effettivamente della salute dei cittadini. Lo stesso attuale assessore alla Sanità di Regione Lombardia (uno tra i poche che di sanità capisce qualcosa) fatica non poco a far passare proposte in grado di affrontare/superare le attuali difficoltà: deve prima di tutto confrontarsi con chi ritiene che la sanità pubblica debba essere esclusivamente il mezzo per guadagnare spazi relazionali (con quel che consegue).

Tra questi personaggi e in tale contesto appare finalmente la soluzione a tutti i  problemi: a fronte di una crisi sanitaria che vede alcuni cittadini rinunciare addirittura alle cure per liste d’attesa infinite, davanti a una sempre minore attrattività (economica e lavorativa) per medici ed infermieri, in presenza di un delirio amministrativo (caro signore, a Cremona non c’è posto, possiamo prenotare la sua prestazione all’ospedale di Sondrio), la soluzione è quella di costruire nuovi ospedali. Cremona è uno dei luoghi predestinati ad una nuova struttura edilizia, soldi a palate e tutti contenti. Come una biscia che sguazza nel fango. Anzi, tanti serpenti, mica uno solo.

 

Pietro Cavalli

Nella foto centrale, di Mino Boiocchi, l’ospedale di Cremona

9 risposte

  1. Che disastro, dottor Cavalli! Com’ è possibile che di fronte a una simile situazione e a progetti che non risolvono i problemi i suoi colleghi non abbiano nulla da dire? Com’ è possibile che i medici non siano favorevoli a incrementare tecnologia e strumentazione, organizzazione ed efficienza ma che anche loro siano abbagliati dai costosi progetti fantasmagorici che nel frattempo sono stati pesantemente ridimensionati e lasciati in sospeso per molti versi? Com’ è possibile che i cittadini che per primi subiscono le conseguenze del disastro che ha descritto non alzino la testa per opporsi? Com’è possibile che quei pochi che si espongono per il bene di tutti non vengano neppure considerati dalla classe politica? Ecco quello che sta succedendo a ventisei anni da quando la nostra sanità era un orgoglio nazionale. Il silenzio di tutti e l’arrogante prepotenza di pochi.

  2. Bellissimo e tragico pezzo del dottor Cavalli. Grazie direttore per dare voce anche a chi su altri mezzi di informazione viene regolarmente messo da parte e viene colpevolmente ignorato. Salvo poi riciclare pezzi come questo che davvero mette al corrente di tristi realtà e di verità inoppugnabili. La gente non sa e in parte non si interessa, questo è purtroppo vero. Ma è anche vero che l’informazione è reticente. La gente deve imparare a distinguere e a seguire chi dà a tutti l’opportunità di esprimersi e non chi censura per non mettersi in posizioni scomode.

  3. Chiediamoci che cosa abbia spinto i dirigenti politici lombardi a dotare l’ospedale di Mantova di livello inferiore rispetto al nostro del DEA di secondo livello. La verità è che Cremona non conta nulla politicamente! E le promesse dell’onorevole Pizzetti e della Moratti valgono come il due di coppe ( quando la briscola è bastoni). Sappiatelo, cremonesi, non fatevi più raggirare con le tante parole profuse. Saremo beffati senza proferire parola? Cornuti e mazziati? E il dottor Cavalli ce l’ha sempre detto. E il blog l’ha sempre scritto e continua a metterci sull’avviso.

  4. Mi scusi, ho un dubbio su quello che ha scritto sul 2000. Per esperienza di famiglia posso dirle che alla fine degli anni ’90 molti cremonesi affollavano anche altri ospedali : in Lombardia sicuramente il San Matteo di Pavia ed alcune strutture milanesi ; in Emilia-Romagna sicuramente PARMA e per ortopedia Bologna.
    Forse non era tutto oro quello che luccicava.

    1. Sono d’ accordo con queste osservazioni e però non ho sostenuto che l’ ospedale di Cremona fosse all’ avanguardia in tutte le discipline. Anche perché, per molte patologie, era (ed è ancora oggi) opportuno rivolgersi a strutture di grande competenza ed elevata esperienza, anche di livello universitario.

    2. All’inizio del 2000 gli ospedali diventano aziende, i medici dirigenti e i pazienti clienti.
      Si doveva trovare un nuovo equilibrio in un diverso assetto organizzativo dove già iniziava a rendersi evidente la riduzione, mai colmata, della forza lavoro. E questo è andato a incidere sulla qualità del prodotto finito: prevenzione e cura del paziente. E questo non solo per Cremona, non solo per la Lombardia per la maggior parte del nostro territorio. È vero che molti concittadini preferirono all’epoca andare a farsi curare altrove, ma posso garantirle che, per esperienza personale, abbiamo assistito anche a flussi di ritorno, nostri concittadini che facevano ritorno a Cremona, o addirittura in una piccola percentuale abbiamo assistito a pazienti fuori provincia che avevano scelto di venire a farsi curare da noi. Questo perchè avevamo professionisti molto attrattivi conosciuti anche al di fuori delle mura cittadine. È dunque corretta la sua chiosa: non è tutto oro quello che luccica!

      1. Come ha osservato lei, oltre ai cremonesi che andavano via c’erano gli altri che venivano a Cremona. La differenza enorme da 25 anni fa ad oggi è che allora si riusciva a fare questi viaggi “della speranza” anche con i mezzi pubblici (treni) mentre adesso chi non dispone di un auto propria ha come unica alternativa i servizi sociali del comune dove risiede o le pubbliche assistenze.

  5. Ho cercato oggi di prenotare una MOC all’ ospedale di Cremona: nessuna disponibilità nessuna data, nessuna previsione. Sei mesi? Due anni? Un secolo? Non si sa. È questa la sanità per la quale noi tutti paghiamo? Nel privato chi non riesce ad organizzare il suo lavore viene allontanato, nella sanità pubblica magari gli danno anche un premio. Se un direttore fa funzionare così il suo ospedale, meglio perderlo che trovarlo. Invece questo viene considerato al top. Ma neppure le toppe riesce a mettere……

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