Gentile direttore
ho letto il comunicato del Consiglio Direttivo, pubblicato anche sul suo blog, e prendo atto di due cose. La prima: il Consiglio si autoproclama, elogia il proprio operato e non si pone una sola domanda sul perché i soci lo abbiano sfiduciato. La seconda, più grave: non ha capito che il suo mandato è finito. Ed è finito non soltanto per i due bilanci bocciati, ma per come si è comportato con i soci in questi anni.
Si è presentato in assemblea indossando magliette che recavano un insulto. Ha radiato un socio che muoveva critiche. Quel socio sono io, poi reintegrato dai giudici. Ha negato ai soci il diritto di conoscere i documenti della Società, costringendoli a rivolgersi a un giudice, che ha riconosciuto quel diritto e ha condannato la Baldesio anche al pagamento delle spese. Ha denunciato quello stesso socio per un reato che il giudice ha dichiarato insussistente, con la formula «il fatto non sussiste». Non sono opinioni: sono cinque provvedimenti, firmati da sette giudici diversi, tutti contro il Consiglio.
Ed è con stupore che prendo atto che le dimissioni siano arrivate solo nove giorni dopo la sfiducia dell’assemblea e soltanto dopo che i soci avevano annunciato la raccolta di firme per convocare un’assemblea straordinaria con all’ordine del giorno la revoca del Consiglio Direttivo.
In cinque pagine non c’è una riga di autocritica. Io mi limito a far parlare i numeri.
- Il «patrimonio cresciuto» e il «debito ridotto» non sono meriti di questa gestione.
Il debito che cala — i mutui I.C.S. 2010, 2012 e 2017 e il prestito chirografario del 2020 — è interamente debito ereditato dalle gestioni precedenti, e si restituisce secondo un piano d’ammortamento deciso anni fa: pagarne le rate è il semplice scorrere del calendario, non una scelta di gestione. L’unico debito nuovo, semmai, lo ha acceso questa gestione: i 300.000 euro del punto 6. Quanto al «patrimonio», è fatto in larga parte di beni immobili e impianti — circa 15 milioni a bilancio — non di denaro disponibile. Con il patrimonio non si pagano gli stipendi né si sistema una piscina: quelli si pagano con la cassa.
- La cassa — ciò che il Consiglio controllava davvero — è andata all’opposto: dal segno più al segno meno.
La liquidità è passata da +247.000 euro (fine 2022) a −213.000 euro (fine 2025): oggi i conti correnti sono in rosso presso due istituti, la Banca Popolare di Cremona e la Banca Popolare di Sondrio. Nello stesso periodo l’accantonamento annuo al fondo di riserva ordinaria — il vero motore che alimenta il patrimonio — si è ridotto di due terzi, da 419.000 a 142.000 euro, mentre i costi complessivi salivano di quasi mezzo milione. Una ricchezza che si consuma, non che si crea.
- Centocinquantaduemila euro di arredi per il bar; e la piscina storica, invece, messa a sondaggio.
Negli ultimi due anni la voce «arredi e apparecchiature» è cresciuta di 152.804 euro: il Consiglio stesso rivendica «l’ammodernamento della zona ristorante con nuovi arredi, nuovi colori e nuova illuminazione», locali peraltro dati in gestione a terzi. Ma quegli arredi non erano indecorosi: erano recenti, acquistati dai Consigli precedenti con la ristrutturazione della club house, e nessun socio se ne era lamentato. Quei 152.000 euro potevano essere destinati alla piscina storica da 33 metri; invece, sui lavori di quella piscina il Consiglio ha chiesto ai soci un parere con un sondaggio, un parere su interventi che un’amministrazione esegue, non sottopone al voto. È una questione di priorità.
- Il «risparmio» sul personale non c’è stato: nel 2025 il costo del lavoro è il più alto del decennio.
Il direttore è stato licenziato nel 2023 e mai sostituito: la sua sola uscita avrebbe dovuto far risparmiare circa 50.000 euro l’anno. Eppure nel 2025 il costo del personale ha toccato 425.876 euro, +18,5% sul 2022, con i buoni pasto più che raddoppiati (da 12.098 a 27.209 euro). Il motivo è scritto nei verbali: ventidue interventi sul personale in trenta mesi — promozioni, passaggi di livello, aumenti, welfare, fino a una quarta impiegata in segreteria — approvati quasi tutti all’unanimità, con un solo voto non unanime. Un organico non si governa così: distribuire aumenti a pioggia, senza una politica retributiva mirata, fa crescere i costi fissi, non la motivazione. Il risparmio annunciato non si è mai visto.
- E sopprimere il direttore non è una razionalizzazione: è togliere la guida alla macchina.
Il direttore è la figura che coordina e controlla il lavoro di tutti. Eliminarla, senza sostituirla, significa scaricarne i compiti sul personale rimasto, fino ad affidare il coordinamento degli operai a uno degli operai stessi: di fatto, metterli a controllare se stessi. Non è un risparmio, è un vuoto di governo e i conti lo confermano perché il costo non è sceso ma salito. Il paragone, a parità di città, è eloquente e si basa sui documenti pubblici della società consorella: la Canottieri Bissolati gestisce oltre mille soci in più mantenendo il direttore e una segreteria di tre persone, contro le quattro della Baldesio. Quando c’è chi organizza, servono meno persone per fare di più.
- Sul fotovoltaico i soci avevano scelto «sì, ma senza debito». Il Consiglio ha fatto il contrario, da solo.
Il 21 giugno 2025 l’assemblea aveva approvato la formula ESCO: una società di ingegneria finanzia gli impianti e rientra negli anni con i risparmi, senza un euro di debito per la Baldesio. Ritiratosi il partner nel febbraio 2026, il Consiglio non ha informato i soci: ha deliberato da solo, con il verbale del 22 aprile, il ricorso a un finanziamento bancario chirografario di 300.000 euro presso BPER Banca (84 mesi, tasso variabile) — mai votato dai soci, neppure inserito nel sondaggio — e ha installato i pannelli anche dopo il no dell’assemblea del 6 giugno.
C’è un ultimo fatto che dice molto. Il Consiglio stesso ha dichiarato, sul proprio sito ufficiale, di raggiungere il 70% dei soci con newsletter ed email: per sua stessa ammissione, dunque, il restante 30% — quasi mille soci — non riceve quelle comunicazioni. E intanto le spese postali della Società sono crollate da 7.781 euro (2023) a 852 (2025): l’invio della convocazione a casa è stato di fatto soppresso. Per far sapere ai soci che l’assemblea si teneva, siamo stati noi soci a pagare di tasca nostra tre inserzioni sul quotidiano La Provincia. In una società che possiede beni per quindici milioni di euro, sono i soci a doversi pagare la convocazione.
Avremmo voluto spiegare questi numeri in assemblea. Non ci è stato permesso: a chi presentava i conti, mezz’ora senza limiti; a noi soci, due minuti a testa, con il microfono staccato allo scadere e il diritto di replica negato. Otto interventi: sedici minuti di confronto tra i soci e chi ha amministrato per un anno. È questa la democrazia? Se avessimo potuto spiegare come si legge quel bilancio, forse quel comunicato non sarebbe stato scritto così.
Una cosa, invece, la dico con orgoglio: il risultato dell’assemblea del 6 giugno. La maggioranza dei soci presenti ha respinto sia il consuntivo sia il preventivo, la gestione e la visione di questo Consiglio. Quei numeri restano, e non si possono cambiare. Questo Consiglio se ne va; il prossimo sa già, almeno, quale strada non dovrà percorrere.
La mia parola, allora, va ai giovani. Il patrimonio che abbiamo il dovere di consegnarvi non è fatto di tavoli, di sedie, di muri; e non è fatto neppure di trampolini, di piscine, di campi da tennis: quello è soltanto il guscio. Il vero patrimonio della Baldesio è fatto di valori — rispetto, educazione, condivisione, amicizia — e di un modo di stare insieme in cui le regole valgono per tutti allo stesso modo. Sono valori che vanno coltivati ogni giorno: il rispetto per i soci, la capacità di accettare le critiche, la volontà di aprire il dialogo invece di chiuderlo. Custoditeli. E partecipate: alla prossima assemblea, quella che eleggerà il nuovo Consiglio, venite numerosi, non lasciate ad altri la vostra casa. Noi abbiamo fatto la nostra parte: ora il testimone è vostro.
Alberto Corazzi
socio A.S.D. Canottieri Baldesio
Nella foto centrale la piscina storica della Baldesio
