Cottarelli. Il Pd ha poco da gioire e il centrodestra ringrazia

14 Agosto 2022

Il fuoriclasse è sceso in campo ed è un po’ meno fuoriclasse. Carlo Cottarelli si è accasato nella lista del Pd-Più Europa e ha smesso di essere super partes. Ora porta un’etichetta politica. L’assenza di un imprimatur e la sua indiscussa e riconosciuta capacità professionale avevano contribuito a collocarlo nel Gotha degli esperti-opinionisti di grido e a classificarlo tra i cremonesi più illustri e stimati di oggi. La decisione di candidarsi alle prossime elezioni del 25 settembre nella coalizione Pd-Più Europa cambia le carte in tavola e il peso delle sue esternazioni. Schierato con uno dei contendenti della corsa al seggio, l’economista non potrà continuare ad essere considerato neutrale. Ha perso la verginità, valore aggiunto di quei tecnici liberi da cambiali da pagare alla politica. La scelta presenterà i primi conti nelle prossime settimane e il saldo nei mesi post elezioni. Per Cottarelli non abbonderanno né canti di lode, né di ringraziamento. I distinguo sulle sue dichiarazioni diventeranno più frequenti. Il suo curriculum professionale e la storia personale verranno scansionati e analizzati. I mass media saranno meno generosi con lui. Ritratti encomiastici e slurpate a quattro stelle si ridurranno. Alcune testate amiche continueranno a tessergli elogi e a portarlo in processione, ma la musica non sarà la stessa di ieri. I più intransigenti non gli perdoneranno nulla. Cavilleranno su dettagli marginali. Poco accondiscendenti e tolleranti, gli conteranno i peli delle parti più intime, di una in particolare.

Il suo pensionamento a 59 anni, dopo 25 di lavoro al Fondo monetario internazionale (Fmi), è già nella hit degli argomenti per rosolarlo a puntino. Tecnicamente non è un baby pensionato e gridare allo scandalo è eccessivo, ma in guerra non si va molto per il sottile. I più ideologici gli ricorderanno che il Fondo monetario internazionale ha svolto un ruolo da protagonista nella crisi economica della Grecia nel 2010. Gli rammenteranno che nell’occasione il Fmi ha dato vita alla troika, ente di controllo costituito dallo stesso Fmi, Bce ed Ue. Troika accusata di intrusione nella sovranità del dissestato Stato greco. Contestato da premi Nobel, intellettuali e no global, il Fondo monetario internazionale viene spesso incluso tra gli strumenti operativi del potere economico mondiale. Una spectre, meglio un deep state con licenza di fare i cazzi propri e di imporli agli altri. Cottarelli è stato un dipendente del Fmi. Non può essere accusato di scelte prese al vertice, ma questo non basterà per affrancarlo dalla macchia di avere sudato e di essere stato pagato molto bene da chi decide le sorti del mondo in funzione degli interessi di pochi.

Il fuoriclasse, ora zoppo, ha bazzicato le stanze del potere, ma senza incidere molto. Gli è sempre mancata la tessera del puzzle che incorona i top players. Se per un pelo Martin perse la cappa, Cottarelli l’ha lasciata per qualcosa di più indefinito. Questione di karma. La fotografia del 2018 che lo ritrae con zainetto e trolley mentre si avvia verso il Quirinale, chiamato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per formare un nuovo governo, è l’immagine che meglio di tre cartelle dattiloscritte lo descrive e lo identifica. Un uomo solo sulla strada con le proprie cose alla ricerca di una meta. Un’immagine romantica. Malinconica. Ma in politica, e non solo oggi, di romantico c’è poco o nulla. E la malinconia non è contemplata. E infatti il Governo Cottarelli non è sbocciato. Con l’annuncio della adesione alla lista Più Europa-Pd, il mancato capo del Governo ha trovato la sistemazione che cercava. Non più on the road, ma stanziale in Più Europa-Pd. Parlerà ancora da esperto di economia, ma i suoi discorsi avranno un’etichetta. Suggerirà ancora soluzioni intelligenti, ma saranno di un esponente politico. Manterrà ancora l’autorevolezza acquisita, ma più opaca. Sarà ancora Carlo Cottarelli, esperto di prima grandezza, ma di centrosinistra. Rimarrà ancora tra i Pitagora che la sanno lunga, ma claudicante.

Il neo acquisto di Più Europa e Pd ha ringalluzzito Enrico Letta, leader piddino, reduce da una micidiale presa per il culo da parte di Carlo Calenda, l’astro romano di Azione. Dopo avergli fatto vedere l’America con relativa promessa di condividere i fasti del nuovo mondo, il Churchill dei Parioli l’ha abbandonato per mettersi con Matteo Renzi, il
migliore giocatore di poker della politica italiana. Per Letta un pacco storico. Un bidone colossale tra il mito La stangata con Paul Newman e Robert Redford e l’impareggiabile È colpa di Alfredo di Vasco Rossi. «Mi
ero già montato la testa … Avevo fatto tutti i miei progetti». Ma poi «L’ho vista uscire, mano nella mano, con quell’africano che non parla neanche bene l’italiano». Renzi invece l’italiano lo parla benissimo.

Ma Letta e il Pd non dovrebbero gioire più di tanto. Se si vuole essere onesti e raccontarla tutta, l’enfasi e la standing ovation per la discesa in campo di Cottarelli e l’annuncio che sarà capolista in mezza Italia, non è un segnale positivo per il Pd e la politica in generale. Al contrario, è la prova incontestabile che entrambi sono messi male. Malissimo.
Con Cottarelli superstar hanno abdicato al proprio ruolo per cederlo ai tecnici. Un tempo il Pci, antenato del Pd, spediva a Roma a legiferare i compagni che formava nelle sezioni di partito e i più bravi alla scuola delle Frattocchie. Nel contempo sfruttava, absit iniuria verbis, i tecnici per raggiungere i propri obiettivi politici. Oggi succede l’inverso. I compagni fanno campagna elettorale per mandare a Roma un tecnico che ha lavorato al Fmi, organismo teoricamente al di sopra delle parti. Nei fatti, braccio operativo dell’economia. Cornuti e mazziati. Un tempo Ora e sempre resistenza.
Adesso Ora e sempre economia. E politica in cantina. E l’eredita di sinistra dissipata.

Viva Cottarelli. E il centrodestra ringrazia.

 

Antonio Grassi

6 risposte

  1. Se quelli bravi non si occupano di politica, allora
    la responsabilità dei politici dilettanti allo sbaraglio è anche loro. Se quelli bravi entrano in politico, perdono la verginità e diventano meno credibili. Mettiamoci d’accordo.

  2. Che strano, ma ho la netta sensazione che il sig. Grassi , da neutrale quale vuole apparire, voglia suggerire alla destra che in Italia non esiste da sempre ma che è incarnata da un sistema anti stato al limite della deriva autoritaria, le argomentazioni politiche per avversare il Dr. Carlo Cottarelli. Questi ha tra i suoi grandi “difetti” la professionaliata’ riconosciuta a livello internazionale ed una serieta’, unità ad un forte equilibrio, che ne fanno un personaggio al quale non siamo piu’ abituati a partire dalla morte di Aldo Moro e di Enrico Berlinguer. Ora imperano i buffoni, ovviamente impreparati, ai quali lei egr.sig.Grassi ha fornito i suggerimenti sui quali piantare la loro campagna elettorale. Nella precedente occasione l’ ho omaggiata di qualunquismo, la qual cosa mi ha procurato le proteste e la difesa d’ufficio del caro amico Fernando Cirillo. Caro Fernando, avevi ragione tu ed io torto. Infatti il sig Grassi non e’ un qualunquista. No, assolutamente no. Ora mi rendo conto che definendolo qualunquista gli facevo un complimento. Il sig.Grassi e’ schierato eccome, e non certo con il centro sinistra. Io non mai frequentato le Frattocchie, ma sono cresciuto nella grande scuola del PCI dove ho fatto la “gavetta” e dove in seguito ho ricevuto l’onore di ricoprire incarichi importanti. Ho acquisito quegli elementi politici che mi fanno capire da che parte sta il mio interlocutore di turno. Egr.sig.Grassi e tu, caro Fernando, avete capito che sia Draghi che Cottarelli rappresentano la vera destra democratica davanti alla quale dovremmo toglierci il cappello? Se non l’avete ancora capito vi inviterei a studiare, ma credo che oramai sareste fuori tempo massimo.

  3. Grassi in questo bell’articolo ribadisce un concetto ormai diffuso: il PD, costretto a passare il testimone ad un tecnico, riconosce la fine della politica che non è più in grado di prendere decisioni. Anche il Centro Destra prima o poi dovrà andare a Canossa e chiedere l’intervento di un tecnico; entrambi gli schieramenti non hanno persone presentabili e soprattutto all’altezza.

  4. Chiamato in causa rispondo. Riguardo allo schieramento di Grassi penserà lui a dare delucidazioni, anche se non mi sembra, per così dire, un uomo di ‘sinistra’. Sinistra? Su questo Licio siamo d’accordo, ma ormai da anni. Non si possono fare paragoni fra PCI e PD perché quest’ultimo non ha alcuna analogia col primo. E tu, Licio, lo sai meglio di me. I politici che oggi chiamiamo di sinistra altro non sono che i rimasugli di porta borse della vecchia sinistra democristiana. Destra? L’hai già scritto tu, non esiste. Forse non è mai esistita ma oggi con la Fiamma, a mio parere, non ha nulla da spartire. Cottarelli? Ma ti prego, Licio! Non scomodiamo nè Aldo Moro, nè Enrico Berlinguer per confronti improbabili! I primi, politici di razza, l’altro un portatore d’acqua al pari di tanti blasonati calciatori ormai sulla via del tramonto che, grazie al mercato delle vacche, vanno a dare il loro contributo a quella squadra scalcinata con la promessa di tanti goal. E se non va, riceveranno tanti vaffan… ma con un contratto milionario. Giusto per ritoccare la pensione.
    Concordo con ciò che hai scritto nelle ultime righe, con qualche personale correzione: Draghi, Cottarelli e altri eponimi non fanno parte di quella che tu chiami la ‘vera destra democratica’ bensì di un circuito ben più orrifico, di qualche setta massonica che non ha colore politico ma vuole governare attraverso imposizioni economiche impopolari (leggi: guerre, crisi energetica e quant’altro) come farebbe il migliore dei vampiri stokeriani, a scapito del pianeta ma a vantaggio delle loro tasche. Al di là del confronto politico, con te sempre leale, spero che tu sia in buona salute pronto a rivederti con piacere.

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