Carotti a Bodini: garantismo dei giudici non a fasi alterne

24 Settembre 2026
Ho letto la replica del dottor Paolo Bodini e credo sia necessario chiarire innanzitutto un punto: nessuno sta chiedendo condanne preventive e nessuno può considerare colpevoli persone nei confronti delle quali sono ancora in corso delle indagini.
La presunzione di innocenza vale sempre e deve valere anche in questa vicenda.
Ma proprio per questo trovo singolare che si passi dal garantismo alla contestazione dell’attività della magistratura a seconda del procedimento di cui si discute.
Il dottor Bodini critica le modalità con cui sono state eseguite le perquisizioni, arrivando a definirle “irrituali” e riferendo che, secondo alcuni giuristi, potrebbero essere persino illegali. È naturalmente libero di farlo. Ma le perquisizioni di cui stiamo parlando non sono iniziative arbitrarie di qualche agente: sono attività investigative disposte nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Ravenna su ipotesi di reato che dovranno essere verificate nelle sedi competenti. Ed è esattamente ciò che accade quotidianamente in moltissime indagini.
Se vi sono state illegittimità, esistono gli strumenti processuali per farle accertare. Se invece gli atti sono stati compiuti nel rispetto della legge, non si comprende perché dovrebbero diventare inaccettabili soltanto perché riguardano professionisti impegnati in una causa che una certa area politica considera meritoria.
Il garantismo, per essere credibile, deve valere per tutti: per il medico, per l’imprenditore, per il politico (anche se di destra) e per il cittadino comune.
C’è poi un elemento politico che non può passare inosservato. Paolo Bodini è stato tra i promotori cremonesi del Comitato per il NO al referendum costituzionale sulla giustizia e ha successivamente rivendicato la propria partecipazione alla campagna per il NO.
Per questo appare quantomeno bizzarro che oggi proprio uno dei sostenitori del NO lamenti con tanta durezza i metodi utilizzati dalla magistratura requierente.
Rimane infine il punto dal quale era iniziato questo confronto: saranno gli accertamenti giudiziari a stabilire se i certificati contestati fossero espressione di una legittima valutazione medico-professionale oppure contenessero attestazioni penalmente rilevanti.
Ritengo corretto attendere l’esito dell’inchiesta, senza però trasformare preventivamente un’indagine giudiziaria in un attacco alla professione medica soltanto perché le ipotesi formulate dagli inquirenti riguardano medici impegnati sul tema dell’immigrazione.
Il garantismo non può cambiare a seconda di chi viene sottoposto ad accertamenti.”
Matteo Carotti
presidente provinciale di Gioventù Nazionale Cremona
consigliere comunale di Fratelli d’Italia di Cremona

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