Sì del Consiglio comunale ai Corpi di pace civili

10 Giugno 2026

In un contesto geopolitico drammatico come quello attuale, segnato da un aumento preoccupante delle tensioni internazionali e dal rischio concreto di un’escalation globale, credo fermamente che le istituzioni locali non possano e non debbano voltarsi dall’altra parte. Per questo motivo ho fortemente voluto e presentato in Consiglio comunale un ordine del giorno, approvato nella seduta scorsa, che rimette al centro il principio della pace, riconoscendo il valore della difesa civile e la necessità di investire in percorsi di riconciliazione. La pace non è un concetto astratto, ma una realtà che richiede dedizione quotidiana e faticosa. È partendo da questa convinzione che ho chiesto di promuovere a livello internazionale l’istituzione dei Corpi Civili di Pace europei: professionisti e volontari capaci di intervenire per prevenire i conflitti o per ricostruire il tessuto sociale dove le armi hanno già distrutto tutto. Sono i veri “anticorpi” della violenza, come ci ha testimoniato Gianpietro Seghezzi, portando in Ufficio di Presidenza la sua viva esperienza nella missione organizzata dal Mean (Movimento Europeo di Azione Nonviolenta) in Ucraina. Difendere quel territorio, oggi, significa difendere l’Europa stessa.

Per dare un segnale concreto, ho inserito inoltre nell’ordine del giorno l’impegno del Comune a concedere il patrocinio alla prossima missione del Mean, l’iniziativa “Adesso Odessa”, che dal 25 al 28 agosto 2026 promuoverà una grande mobilitazione internazionale di solidarietà e dialogo civile direttamente in terra ucraina.
Perché come ci ha ricordato di recente il professor Tommaso Greco in un incontro nella chiesa del Cambonino, la pace non va delegata solo alla diplomazia internazionale e non è una pura utopia: essa è un principio costitutivo del diritto che deve informare ogni livello istituzionale. I Comuni, grazie alla vicinanza unica che hanno con i cittadini, hanno il dovere di diffondere questa cultura nel tessuto sociale. Proprio lavorando alla revisione dello Statuto Comunale con il gruppo istituito dalla presidenza del Consiglio, mi sono accorta che nel testo non è contenuta la parola “pace”. Per questo ho proposto al Consiglio di introdurre all’articolo 2 il principio per cui il Comune di Cremona riconosce la pace come faro della propria attività e ne promuove la cultura attraverso iniziative educative e di cooperazione. La mia finalità non è inserire una parola poetica, ma agganciare la nostra norma fondamentale alla pace, affinché ogni azione amministrativa quotidiana abbia come metodo l’educazione alla nonviolenza nelle scuole, il dialogo interculturale e la giustizia sociale nei quartieri.
Purtroppo, la discussione in aula ha fatto emergere una visione del tutto opposta da parte del centrodestra. Il consigliere di Fratelli d’Italia Luca Fedeli, per giustificare il voto di astensione suo e dei colleghi Capelletti e Olzi, ha sostenuto che la pace è materia esclusiva di politica estera e che lo Statuto deve rimanere un testo puramente ordinamentale e funzionale, evitando “dichiarazioni simboliche”. Considero la scelta di Fratelli d’Italia un grave errore, che rivela una visione puramente tecnica, fredda e impersonale dell’ente locale, ridotto a semplice gestore di servizi  piuttosto che a comunità viva. Dire che la pace sia solo ‘materia di politica estera’ dimostra una profonda miopia istituzionale. Non ho chiesto di firmare trattati internazionali, ma di dare un’anima e una visione valoriale alla norma fondamentale di Cremona. L’astensione della destra è un arroccamento ideologico che non fa onore alla storia democratica, solidale e aperta della nostra città.
Maria Vittoria Ceraso
Lista civica Oggi per Domani

2 risposte

  1. Non mi pare che il Mean abbia ottenuto grandi risultati in Ucraina, visti i recenti e pesantissimi bombardamenti effettuati da Putin e non si può sperare unilateralmente di convincere un popolo alla pace, quando dall’altra parte non si fa nulla o quello che si fa è assolutamente inefficace. La parola ” pace ” poi è un bel dilemma. Siamo convinti che basti introdurla in uno statuto per cambiare l’andazzo del mondo? Anche perché poi, prima di usarla, bisognerebbe conoscerne bene il suo significato, la sua valenza presso i vari popoli, le varie culture/ideologie. Come se, poi, fosse la scoperta dell’acqua calda, come se non ci fosse mai stata nei popoli la tensione alla pace, ma che bisogni assolutamente dichiararlo in qualche statuto, pena il rischio di apparire suoi nemici. A mio avviso invece è un continuare a girare attorno al bersaglio senza mai centrarlo. Finché non assumeremo piena consapevolezza delle diverse culture, di quanto sia realistica la possibilità di una reciproca convivenza, potremo gridare quella parola ai quattro venti, ma sarà un puro e vano, sterile esercizio acustico.

  2. In questo momento, astenersi per FDI e un atto di coerenza! Con quello che sta succedendo all’interno del partito…

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