Certificati medici falsi, Carotti (FdI) replica a Bodini

22 Settembre 2026
Ho letto con stupore le dichiarazioni del dottor Paolo Bodini, che interviene in difesa dei medici coinvolti nell’inchiesta della Procura di Ravenna sostenendo che curare i migranti non sia un reato. Nessuno ha mai sostenuto il contrario. Il diritto alla salute è garantito a tutti, indipendentemente dalla nazionalità e dalla condizione giuridica. Ma il punto dell’inchiesta è completamente diverso: la Procura sta indagando sulla presunta esistenza di una rete di medici che avrebbe rilasciato certificazioni sanitarie false per impedire il trasferimento di cittadini stranieri irregolari nei Centri di permanenza per il rimpatrio. Non si tratta, dunque, di perseguire chi cura una persona malata, ma di accertare se alcuni professionisti abbiano deliberatamente utilizzato la propria funzione per ostacolare l’applicazione della legge. Secondo quanto riportato dalla stampa, l’inchiesta riguarda anche 34 certificazioni ritenute false dagli inquirenti. Le accuse dovranno naturalmente essere dimostrate nelle sedi competenti, ma liquidare una vicenda di questa gravità come un attacco alla professione medica significa eludere il vero oggetto dell’indagine. Particolarmente grave è poi il contenuto di alcune conversazioni riportate dagli organi di stampa, nelle quali una dottoressa coinvolta nell’inchiesta avrebbe dichiarato: “Sono anarchica e antagonista, facciamo il culo agli sbirri”.  È questo il rispetto che alcuni professionisti riserverebbero agli uomini e alle donne della Polizia di Stato, impegnati quotidianamente a garantire la sicurezza dei cittadini e a dare esecuzione ai provvedimenti delle autorità competenti?
Un medico deve agire secondo scienza e coscienza, non piegare la propria attività professionale a una battaglia ideologica. Le convinzioni politiche personali non possono in alcun modo giustificare la falsificazione di documenti sanitari. Per questo, qualora venisse accertato che alcuni medici abbiano consapevolmente rilasciato certificazioni false per impedire l’esecuzione di provvedimenti legittimi, ritengo che, oltre alle conseguenze penali, debba essere valutata la massima sanzione disciplinare: la radiazione dall’Ordine professionale. La professione medica gode di un’enorme responsabilità sociale e non può essere trasformata in uno strumento di militanza politica. La fiducia dei cittadini nei confronti dei medici si fonda proprio sulla certezza che le loro valutazioni siano dettate esclusivamente da ragioni cliniche e non da convinzioni ideologiche.
Al dottor Bodini ricordo infine che la presunzione di innocenza vale per tutti, ma non può diventare un pretesto per delegittimare un’indagine della magistratura o per presentare ogni accertamento giudiziario come un’intimidazione.
Difendere il diritto alla salute è un dovere. Difendere preventivamente qualsiasi comportamento compiuto in nome di una determinata causa politica è tutt’altra cosa».
Matteo Carotti
presidente provinciale di Gioventù Nazionale Cremona
consigliere comunale di Fratelli d’Italia Cremona

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