Art Week, la ritrosa Cremona si mette in mostra

23 Maggio 2024

Ho chiesto a un artista non cremonese quale fosse la sua percezione del luogo, osservando la mia città. Mi ha risposto che Cremona è da cogliere in tutto ciò che immediatamente non si vede. Non è Brescia, mi ha detto, che fa per mostrarsi. Cremona fa per sé stessa. La sua cifra è il pudore. E’ ritrosa, non del tutto consapevole del suo valore, non è bassa autostima, è una forma di orgoglio. Prima di svelarsi, chiede di entrare in confidenza. Bisogna allora ricercarla in ciò che nasconde. Non si concede al primo appuntamento. Vuole cene a lume di candela, conversazioni soffuse, carinerie, gentilezza. Cremona la devi corteggiare, accarezzare, lusingare. La bellezza del complesso di piazza Duomo è lì da gustare, non la puoi celare. E’ lì. Elegante. Non sfacciata. Carica di storia.

La liuteria, patrimonio Unesco, si mostra al Museo del Violino e nelle botteghe artistiche sparse per la città.

Il Torrone e i prodotti tipici rivelano una forza che con pervicacia si è riusciti a destagionalizzare. Ma c’è tanto altro. Ci sono meraviglie racchiuse nel cuore dei palazzi, teatri, gallerie d’arte, università, chiese, giardini e studi privati che aspettano la scintilla dell’innamoramento del turista. Anche se i turisti sono i cremonesi stessi che non conoscono a fondo la propria città.

Ecco che la Contemporary Art Week (18-26 maggio) rivela i suoi poteri, facendo dialogare il passato, spesso inedito, rinnovato, a lungo dimenticato, con l’arte dei nostri giorni, un’arte discutibile, provocatoria, che a volte fa arricciare il naso. Sfida la Storia. La manipola. Confonde. L’incontro sa essere esplosivo. Non può laciare indifferenti.

Art Week è una mostra itinerante che tocca 22 luoghi. Sono tutte location cariche di significato. Sono iconiche. Sono di per sé simboli. Mi sono avventurata nei meandri di Cremona e ho scoperto o riscoperto luoghi magnifici. Non voglio fare la cronaca. Mi piacerebbe. Ma non lo farò. E’ bello constatare che molti artisti contemporanei dialoganti all’interno di contesti antichi sono giovani e giovanissimi. Altri sono più affermati. Curiose ad esempio le opere di Nevine Mahmoud in uno spazio davvero importante come il Museo Archeologico San Lorenzo.

Sparpaglio random qualche emozione. La Mostra di Mario Busini (1901-1974) presso le Antichità Mascarini in via Janiello Torriani merita una visita. 70 opere grafiche per omaggiare un grande artista cremonese. La mostra è stata curata con senso della ricerca e gusto espositivo dai fratelli Mascarini. Scoprirete all’interno la sfida contemporanea di Michele Lombardelli. L’arte del presente fa riflettere. Non sempre, a volte sa arredare la nostra mente, prima delle nostre case.

Curiose le suggestioni alla Galleria Triangolo, alla Timpetill, alla Orient Art, della Casa Stradivari e altri. Non smette di stupire lo Studio FasArchitetti: un “museo” colto e divertente, pieno di cose, quest’anno animato dai maglioni di Victoria Colmegna.

Spostiamoci a San Luca, corso Garibaldi. Una riflessione a parte merita il Tempietto, normalmente chiuso, che conserva il suo “genius loci”: il Cristo Risorto, che avrebbe risparmiato la città dalla peste nel ‘500 . Intorno a questo simbolo è sorto d’edificio. A sconvolgere la dolcezza del tempietto l’Altare per Divinità Storicizzate di Daniele Milvio: un invito al dialogo interreligioso, mischiando simboli e speranze. C’è altro, per l’occasione è riaperto al pubblico il Teatro di San Luca, chiuso dall’83 per problemi di agibilità. Un tuffo al cuore. Un pezzo di Cremona dimenticata. Il vecchio cinema ospita un’installazione di Francesco Gennari, presente anche al Triangolo e Palazzo Stanga Trecco.

Per restare in zona. Nel cuore pulsante della città, la chitarra pop di Jeremy Deller “sconvolge” le sale museali con i suoi strumenti storici della Facoltà di Musicologia dell’Università di Pavia in Palazzo Raimondi.

Due passi e via Bissolati mostra i suoi gioielli. Anzitutto L’Università Cattolica del Sacro Cuore negli spazi dell’ex parco del Monasteri, recentemente ristrutturato. Uno script di Claire Fontaine (nota marca francese di articoli di cancelleria a nascondere un gruppo di artisti), che ci rammenta, una volta di più, che la cultura rende liberi.

Più avanti la chiesa sconsacrata di San Carlo (XVII secolo), anche questa aperta solo per eventi, ospita la mostra Requiem un video filosofico, di taglio ambientale, con musiche di Verdi mischiate a suoni della natura di Jonas Mekas. Ci si può sedere e godere delle suggestioni che sono frutto di 30 anni di riflessioni dell’autore, consapevole degli orrori del XX secolo e sgomento degli eventi del XXI secolo.

La mia passeggiata si conclude al Teatro Ponchielli  (nella foto centrale). Ci accompagnano nel ridottino. Quando l’ascensore si apre, il commento è: wao! Occupa lo spazio una installazione dedicata alle madri che hanno perso il loro figlio, ma il pensiero si allarga alla pace, alla guerra, all’immigrazione. L’opera diventa, proprio come accade per la poesia, patrimonio di chi la vuole leggere. L’autrice è una celebre artista inglese Emma Talbot. Una maestosa e meticolosa opera imponente sulla tragedia, che, visto il respiro e la capacità evocativa, non poteva che trovare asilo in un teatro grandioso come il Ponchielli.

Non ho raccontato tutto. Pochi cenni, quanto basta per capire la corrispondenza di senso e significato fra il passato e il presente, pregio massimo di una fortunata manifestazione che porta in luce la bellezza, spesso nascosta e ritrosa della nostra città.

Non fermatevi solo all’opera, che fa discutere, di Patrick Buttafuoco sulla Loggia dei Militi. Andate avanti, scoprirete un mondo nascosto da portare in superficie. L’arte contemporanea è in fondo un pretesto per rianimare la nostra storia. Ricordarci chi siamo, rafforza la nostra identità e ci aiuta a far percepire noi stessi, aprendo squarci sulla nostra atavica timidezza.

 

Francesca Codazzi

14 Responses

    1. Signor Guglielmo il mondo non si ferma. Va avanti. È discutibile ma inarrestabile. Dopo Amore e Psiche di Canova che è un capolavoro assoluto c’è il cerbiatto (si chiama Josephine) al Museo San Lorenzo. Non si sono fermati i drammaturghi dopo il Macbeth di Shakespeare, nulla ha fermato Picasso con l’opera di Caravaggio. Finché l’umanità avrà vita vorrà esprimersi. Il mio ragionamento però era un po’ diverso. Invitavo a scoprire la Cremona nascosta. Mi viene il dubbio che lei non abbia letto. L’arte contemporanea è una scusa. Un pretesto. Nobile. Alto. Ma un pretesto.

      1. Sono assolutamente d’accordo con te. In questi mesi a Reggio Emilia si è pubblicizzata una mostra europea di fotografia. Immondizia, retorica, vera sterpaglia, bassezza e disprezzo per l’arte. Eppure molte visite e grandi commenti. Quando l’arte è al servizio della politica. Il 8-9 giugno ci saranno le elezioni amministrative. L’unica degna di apprezzamento è la mostra (in un negozio di ottica, non è allineata e quindi per lei non c’è spazio nei palazzi reggiani; ovviamente si è pagata personalmente l’esposizione) di una giovanissima ragazza sbarazzina che attraverso la fotografia di cicatrici del corpo umano femminile è riuscita a fare arte, piena comprensione della imperfezione come prosa, segno di bellezza e un forte messaggio di come non essendo mai banale ne dogmatica urla la sua poesia attraverso il chiaroscuro del black&white style.
        Da quanto hai mostrato mi viene da pensare a quanto sia bella e misteriosa la nostra città.
        Ancorché ignota ai più degli abitanti stessi.
        GG

  1. Io non me ne intendo di arte contemporanea e non ho ancora avuto occasione di vedere la mostra che pertanto non posso giudicare. Peccato tuttavia per il primo commento perché lei Francesca scrive molto bene ed introduce un argomento molto suggestivo ed intrigante che è quello della scoperta della Cremona nascosta, che men te l’aspetti ti può rivelare grandi sorprese. Un po’come in natura dove le cose te le devi andare a cercare ed allora, pudicamente, gradualmente ,il più delle volte, esse si rivelano a te suscitando grandi inaspettate emozioni…..

    1. Bravo. Sono pienamente d’accordo.
      Faccio un esempio? S. Sigismondo. È sui libri di storia dell’arte. Chi l’ha mai visitata dei cremonesi conoscendone i segreti e i tesori che custodisce?
      Penso nessuno.
      Francesca scrive davvero molto bene.
      Buonasera a Lei

    2. Grazie Stefano. L’arte è di tutti. Anche sua. Consideri che le varie “tappe” sono presidiate da giovanissimi “ciceroni” che spiegano con dovizia di particolari le opere. Alla fine possono piacere o meno. Tuttavia esprimono lo sforzo di unire passato e presente. Bello il paragone che fa con la natura. Io amavo un glicine nel parco dietro casa mia. Era magnifico. Arrivava il suo profumo fino al terzo piano. Deve essere gelato. C’è un vuoto imbarazzante. Infine, leggo sempre con curiosità i suoi “pezzi”, informati e ben scritti, i monumenti più belli sono proprio quelli che offre la natura.

  2. Non si può non essere d’accordo con Francesca e con l’inciso di Stefano. Anzi, grazie perché mi avete dato l’opportunità di visitare gli ambiti descritti che non conoscevo. Grazie anche a Vittoriano che riserva uno spazio importante a queste notizie. E complimenti a Francesca. Lei scrive molto bene e non è mai banale. Un pò la invidio…

    1. Grazie! Troppo buono. Mi ha fatto sorridere. Vittoriano ha saputo creare una rete di stima e empatia fra i suoi collaboratori. Io ormai aspetto i vostri scritti. Con la stessa gioia con la quale aspetto di rientrare a casa un figlio. Grazie a tutti voi. C’è freschezza e sincerità. La percepisco.

  3. Ho letto e riletto l’ultima frase “incriminata’. Dopo pochi secondi e’ arrivata la puntuale correzione. Ma veniamo a noi. Confesso che anch’io ho visto poco di quanto descritto da Francesca. Però,’ posso dire di aver vissuto la mia gioventu’ nella stupenda atmosfera degli ex monasteri.
    Mi colpisce sempre lo stile di Francesca. Queste frasi brevi che sembra vogliano rincorrersi, per prendersi e abbracciarsi. C’e’ veramente in tutto questo la serenita’ che si esprime col sorriso buono di Francesca. In questi racconti vedo Lei, la nostra Francesca, con la sua voglia intensa di vivere una vita degna.

  4. Chi scrive certe cose quasi sicuramente non è nato a Cremona, lasciamoli scrivere o dire la loro, anche questa è “cultura”, a volte il negativo non fa altro che valorizzare ancor più il non apprezzato. Io sono nato lì e con onore la porto come esempio qui all’estero dove vivo, soprattutto la parte migliore ed ora che ancor più si sta risvegliando nella sua pienezza con nuove arti. Lasciamo scorrere ciò che non serve e accogliamo con grande stima il nuovo che crea nuova luce nella storia di una Cremona che va oltre le mentalità. Un abbraccio grande grande da qui

  5. Cremona è un gioiello, e questo viaggio
    Turistico è perfetto.
    Quando qualche turista mi avvicina per chiedere informazioni, volentieri rispondo e li saluto dicendo : ” ti invidio turista” facendo il verso ad arrivederci Roma.
    Come sempre grazie Francesca .

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