Boom. La rimozione del manifesto Pro Vita contro l’interruzione volontaria di gravidanza – da uno spazio pubblicitario nei pressi dell’ospedale di Cremona – ha provocato uno tsunami politico. La censura, imposta dal sindaco Andrea Virgilio, ha scatenato una reazione a catena. Non si contano dichiarazioni, interviste, veline del mondo tutto. Di partiti e associazioni. Di amministratori pubblici e politici. Di cittadini comuni. Fuochi d’artificio e banalità. Riflessioni pacate e post social infuocati. Freschissima di pubblicazione la posizione di Rete donne-Se non ora quando, sostegno incondizionato alla linea del sindaco. Di tutto, di più.
Nel mare magnum degli interventi due meritano una segnalazione: il documento della Cgil in tandem con Collettive 365 donne Cremona e la lettera aperta sottoscritta da alcuni esponenti dell’area cattolica e inviata «a tutti coloro che la vorranno condividere idealmente». Tra i firmatari di quest’ultima colpisce la presenza di alcuni consiglieri comunali di maggioranza e di Gianluca Galimberti, predecessore di Virgilio alla guida della città.
Il sindacato progressista e di sinistra e Collettive 365 donne hanno diffuso un documento a sostegno della decisione di Virgilio, ma con scelta intelligente hanno focalizzato la loro riflessione non sul manifesto in sé, bensì sulle carenze strutturali e organizzative del servizio. Niente toni apodittici. Niente etica a buon mercato. Niente di tutto questo, bensì un’analitica e fredda disamina dello stato dell’arte. Pragmatico, senza orpelli, ideologico quanto basta, il testo non eleva un peana al compagno sindaco, ma denuncia una realtà difforme rispetto a quella prevista dalla legge. Stigmatizza un grave disservizio. Cgil e Collettive 365 donne non trasformano Virgilio nel Goffredo di Buglione alla prima crociata contro un manifesto disturbante. Lineari e concreti, hanno colto la palla al balzo e sfruttato l’occasione nel migliore dei modi a disposizione. Una lezione di politica per il sindaco crociato, che per giustificare il suo agire si è incartato e perso nei meandri di motivazioni surreali. Tra queste, il battito di farfalla causa dell’uragano che lo ha travolto: la segnalazione di un cittadino scandalizzato dal manifesto per contenuto e posizione. Già, ma il manifesto galeotto stava in quel posto da sei anni e non risulta che qualcuno, in precedenza, abbia ufficialmente protestato.
Marzullianamente, Virgilio si faccia una domanda e si dia una risposta. Utilizzi la statistica. Perché dopo 2190 giorni dall’affissione, solo nei giorni scorsi è scoppiata la grana del manifesto e all’improvviso il messaggio veicolato è diventato inquietante. Ma è la posizione dei circa quaranta dissidenti cattolici che fa la reale differenza nel rumore mediatico. È il valore aggiunto che aumenta il peso specifico della polemica. Che alza il livello e introduce una novità significativa. Che toglie la rete di sicurezza al sindaco equilibrista. Come per il documento della Cgil e Collettive 365 donne, anche questa lettera aperta usa toni pacati, ma fermi nel dissentire dal comportamento di Virgilio e impartisce al sindaco una lezione di democrazia e pluralismo. Soprattutto di tolleranza. «Una comunità autenticamente pluralista non elimina le voci che non condivide, ma garantisce a tutte il diritto di essere ascoltate, nel rispetto reciproco e della dignità di ogni persona».
Tanto di cappello. Al contrario, Virgilio pare non abbia gradito. Probabilmente l’ha presa male. Forse malissimo.
In un confronto con Paolo Emiliani, presidente del Movimento per la Vita, andato in onda venerdì scorso su Cremona 1, durante la rubrica Punto e a capo condotta da Giovanni Palisto, il sindaco ha speso parole di stima per l’interlocutore e di disappunto nei confronti dei consiglieri di maggioranza critici per la sua scelta. Ha riferito che aveva già incontrato Emiliani e discusso con lui del tema. Poi si è tolto un sassolino dalla scarpa. Una scheggia appuntita: «Credo che l’approccio del dottor Emiliani sia sempre stato molto corretto e ho apprezzato anche la lettera aperta nei miei confronti, mentre i miei colleghi di maggioranza non hanno avuto un atteggiamento altrettanto corretto» (Cremona 1, Punto e a capo, 19 giugno). E la stoccata è alla lettera aperta di critica con la firma dei consiglieri di maggioranza e rivolta ai cittadini. Un vulnus che costringerà la maggioranza a un confronto interno. A un redde rationem chiarificatore. (La Provincia, 21 giugno)
Nel dibattito mancano all’appello il presidente del consiglio comunale Luciano Pizzetti e il vescovo Antonio Napolioni, i due massimi rappresentanti cittadini del potere temporale e di quello religioso. Non è una novità. Non è grave.
Spesso i generali delegano ai colonnelli o ai propri portavoce il compito di intervenire su questioni spinose. Meno Virgilio. Preferisce scendere direttamente nell’arena invece di affidarsi a Rosolino Azzali, suo portavoce e persona tutt’altro che qualsiasi nella politica locale. È infatti segretario provinciale del PD e sindaco di Corte de’ Frati. Non è il primo viandante incrociato per strada, ma un politico navigato. Però anche i migliori non sono perfetti e Azzali non sfugge a questa regola: è un portavoce afono.
Virgilio è rimasto con il cerino in mano. Pizzetti, il suo mentore e pigmalione, il suo professor Higgins, non ha mosso un dito per difenderlo. Neppure una sillaba. Neanche un sospiro. Forse voleva testare la capacità del cadetto di cavarsela in maniera autonoma. Il risultato non si è rivelato da podio olimpico. Nemmeno da medaglia di bronzo. Nessuno esclude che Virgilio possa salirci. Mai dire mai, anche se sono già trascorsi due anni dalla sua elezione. Un’eternità rispetto ai quaranta giorni impiegati da Higgins per trasformare la fioraia Eliza in una dama dell’alta società. Ma Cremona la bradipa, ha tempi dilatati. Non è Londra e My fair lady non abita sotto il Torrazzo.
Al di là dei giudizi sul diktat virgiliano, l’imposizione ha ottenuto un risultato importante. Un esito fuori dagli schemi della politica cremonese, incardinata sul colpo al cerchio e uno alla botte. Sullo stum schiss. Su una grande società di mutuo soccorso la cui priorità non è vincere, ma evitare la sconfitta. Con il pareggio meritevole di applausi. È la politica dei mediocri e della marginalità regionale. Del volo radente, con scarso interesse per quello ad alta quota. È la politica degli intellettuali poco organici e molto spritz. Dei frequentatori di dibattiti impegnati, degli spider men locali del sofisma. È la politica malinconicamente provinciale, ma che si crede all’avanguardia perché contribuisce a finanziare un concerto di Tony Pitony.
Il manifesto censurato ha prodotto il miracolo. Ha risvegliato la morta gora. L’ha animata. Lo stagno si è trasformato in un lago in salute, rigenerato da una ritrovata biodiversità politica. La polemica e la contrapposizione non sono state di facciata. Ma vere, genuine, toste e non sopra le righe. Le parole, soprattutto quelle non urlate, spesso feriscono più delle pietre. Un segnale concreto e forte del tentativo di uscire dall’assopimento? È assai difficile rispondere. Una rondine non fa primavera.
Se si è ottimisti si possono interpretare come indizi di un cambiamento carsico in atto alcuni episodi politico-amministrativi degli ultimi mesi. Per esempio lo scontro all’arma bianca per la nomina del collegio sindacale di Padania Acque. Ma anche la guerra fratricida di Fratelli d’Italia. Il consolidamento dell’Area Omogenea Cremasca e la nascita di quella casalasca.
Se si è pessimisti, si possono interpretare come certificazione di continuità con il passato le dimissioni di Michele Bellini da segretario provinciale del Pd, l’intesa palese tra Pd e Fratelli d’Italia, che solo in apparenza è una novità. In realtà è il vecchio metodo di spartirsi le poltrone applicato in modo più spudorato.
Non esiste una terza via. Al netto di tutto questo. Virgilio merita un sentito grazie. Senza la sua censura e i suoi tripli salti mortali carpiati per giustificarla, lo stagno non avrebbe goduto di un sussulto vitale. Prosit, con la speranza di non dovere fare l’Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia. È anche il titolo di un libro di Michele Ruoi. Un libro triste.
Antonio Grassi
4 risposte
Si vede che il sindaco e i suoi abituali interlocutori non hanno avuto modo negli ultimi sei anni di frequentare il nostro ospedale. Beati loro! Ne sono contento! Per questo non gliene importa nulla dell’ospedale: non ne ha bisogno o si dirige subito altrove! Certo che per suscitare la sua immediata decisione di rimuovere il manifesto deve essere un cittadino moooolto importante per Virgilio! Una persona che senza se e senza e ma si ascolta e si tiene in considerazione. Uno autorevole e capace di toccare nel modo giusto i tasti giusti. Uno che non si discute, si ascolta a prescindere. Uno che passa davanti all’afono (per il momento e per noi comuni mortali) Pizzetti. Chi sarà?
Un risotto che contiene quasi tutti i suoi argomenti preferiti. Mancano l’inceneritore e il Masterplan 3C … E poco altro. In compenso siamo grati degli spunti culturali che ci offre per i quali è necessario andare a cercare in internet. Ma questa volta almeno questo ci è stato abbastanza risparmiato…
E’ vero : bastava passare a piedi in Largo Priori e si vedeva questo capolavoro.(per i non cremonesi : è il piazzale davanti all’ospedale maggiore; per i cremonesi nati dal 1971 in poi lo trovate sul vostro estratto di nascita; fino al 1970 erano nati in piazza Giovanni XXIII).
Lo hanno messo lì perché a breve distanza dalla “culla per la vita” che si trova nella palazzina del centro prelievi. Bastava pensare “non ti curar di loro, ma guarda e passa”.
Il cremonese ignorante come me liquida il tutto con una vecchia ma sempre attuale :” El ga pistat na merda”….