Avevamo contestato la competenza autorizzatoria, il frazionamento del procedimento e la mancanza di conformità urbanistica. Tre mesi dopo, il Comune chiude la Conferenza di servizi preliminare.
Il 16 luglio scorso abbiamo trasmesso al Comune di Pozzaglio ed Uniti, al ministero dell’Ambiente, alla Regione Lombardia, alla Provincia di Cremona e agli altri enti competenti una formale diffida relativa al progetto del maxi Data Center Green 1. Non si trattava di generiche preoccupazioni, ma di precise contestazioni giuridiche: il difetto di competenza autorizzatoria del Comune, l’artificioso frazionamento di un intervento unitario e la mancanza della necessaria conformità urbanistica.
Avevamo evidenziato che, in ragione della potenza termica nominale dichiarata di circa 1.000 MWt, la competenza autorizzatoria doveva essere ricondotta al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e che non era ammissibile utilizzare una variante urbanistica comunale per anticipare e condizionare le valutazioni ambientali sull’intero insediamento.
Il 13 ottobre il Comune ha chiuso il procedimento SUAP preliminare.
E nel provvedimento riconosce che il percorso originariamente intrapreso non è più applicabile, che il progetto presentato non è urbanisticamente conforme e che il procedimento unico autorizzativo per i Data Center compete all’autorità individuata dalla normativa nazionale in materia di AIA.
Proprio le questioni che avevamo sollevato nella nostra diffida.
Eppure, nel parere conclusivo, della diffida del 16 luglio non compare neppure una citazione. Una circostanza quantomeno singolare, considerato che il Comune affronta oggi questioni che avevamo formalmente denunciato tre mesi prima.
Non ci interessano riconoscimenti. Ci interessa che venga preso atto di un fatto: le criticità che avevamo evidenziato erano concrete, fondate e tutt’altro che allarmistiche.
Ma non ci siamo fermati alla diffida.
Il 16 settembre abbiamo depositato formali osservazioni alla VAS della Variante generale al PGT, chiedendo espressamente lo stralcio dell’ambito AT02, che ammette l’insediamento di Data Center su circa 35 ettari di territorio prevalentemente libero. Abbiamo contestato il consumo di suolo, le interferenze con il reticolo idrico e la rete ecologica, l’insufficiente valutazione delle alternative e, soprattutto, la mancata adeguata dimostrazione di uno specifico interesse pubblico che giustifichi il mantenimento di una trasformazione di tali dimensioni.
Non si può prima modificare la pianificazione per rendere possibile un insediamento e poi considerare quella scelta come un presupposto ormai acquisito. Le valutazioni ambientali devono essere effettive e le alternative devono essere esaminate prima delle decisioni, non quando queste sono già sostanzialmente definite.
La chiusura del procedimento SUAP non significa che il progetto Green 1 sia stato abbandonato. Il Comune prospetta ancora un possibile Piano Attuativo in variante al PGT, mentre nella Variante generale rimane la previsione AT02.
La nostra diffida aveva colto nel segno. Ora attendiamo risposte altrettanto chiare sulle osservazioni alla VAS e sulla richiesta di stralcio di AT02.
Perché chiudere un procedimento non significa aver risolto i problemi che lo hanno accompagnato.
Cristina Mandelli
Giovanni Siniscalchi
Maria Grazia Bonfante
Ferruccio Rizzi
Enrico Duranti
firmatari della diffida del 16 luglio 2026 e delle osservazioni alla VAS del 16 settembre 2026
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Nella foto centrale un Data Center