.Nel pieno dei cosiddetti Anni di piombo, nel cuore degli anni 70, uno degli slogan più diffusi durante le manifestazioni di piazza era “Disarmiamo la polizia”, una campagna che nasceva da varie istanze, alcune delle quali ispirate ad alti ideali pacifisti, altre invece nate dalla convinzione in molti esponenti politici di sinistra che il disarmo degli agenti avrebbe ridotto il livello di durezza degli scontri con i manifestanti.
La campagna fu, come molte di quegli anni, condotta con strenua determinazione sia nelle piazze che nelle sedi politiche e in quelle giornalistiche, e se non ebbe l’esito di togliere le armi ai poliziotti, portò comunque tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80 alla famosa riforma della polizia voluta dal ministro degli Interni Virginio Rognoni, democristiano di lungo corso. La riforma trasformò il Corpo delle guardie di polizia in Polizia di Stato. Si passò dalle divise grigio verdi di stampo ancora militaresco alle attuali divise blu, e più in generale l’obiettivo della riforma fu proprio quella di “smilitarizzare” una polizia che in molti suscitava ancora ricordo del Ventennio e dell’uso che la Dittatura aveva fatto della polizia, specie in alcune Direzioni speciali come quella razziale o quella politica, la Demorazza e l’Ovra.
Ancora neglil anni 70 molti alti funzionari di polizia avevano avuto ruoli di rilievo durante il fascismo, e bisogna anche ammettere che non pochi di loro avevano mutuato e mantenuto quella mentalità di forza di repressione che il fascismo aveva in loro inculcato… Insomma molti tra questori e commissari non erano decisamente preparati ad affrontare la contestazione, il ’68, gli autunni caldi etc. etc. se non in termini di uso della forza.
La campagna portò anche ad altri risultati: lo scioglimento della Direzione Affari Riservati del ministero degli Interni, diretta da Federico Umberto D’Amato, il depotenziamento di molti servizi di sicurezza e anche un diffuso sentimento di delusione e protesta nelle forze dell’ordine.
Fu secondo molti per questo che l’Italia si trovò poi impreparata ad affrontare l’ondata di terrorismo che ebbe il suo culmine con l’epopea drammatica delle Brigate Rosse. E questo è indubbiamente vero, perché se da un lato disarmare la polizia voleva dire limitarne il potere repressivo, è pur vero che se non si disarmano anche i banditi poi la sicurezza di tutti va a farsi benedire, con tutte le drammatiche conseguenze del caso… E così infatti successe in Italia, nonostante l’allora arinoto Home Secretary britannico, Roy Jenkins, avesse avvisato tutti i partner europei che sarebbe iniziata una escalation del terrorismo in Europa, motivo per il quale l’allora ministro degli interni Cossiga creò I reparti speciali di polizia e carabinieri, NOCS e GIS, che però non furono realmente operativi prima di alcuni anni.
Ma c’era anche un altro motivo dietro a quella campagna? Ebbene sì, c’era come in tutte le vicende italiane la Guerra Fredda che anche se fredda era una vera guerra senza esclusione di colpi. Le raffinatissime menti del KGB studiavano ogni possibile piano e strategia per indebolire le forze di sicurezza italiane, onde rendere per diretta conseguenza più debole la NATO e l’influenza americana sul nostro territorio. Il golpe De Lorenzo, forse la stessa P2, un certo terrorismo mediorientale, le barzellette sui carabinieri e molto molto altro ancora rispondevano ad una determinata strategia sovietica.
E così fu anche in parte per la campagna di disarmo della polizia, così come del resto una certa parte delle piazze di allora protestavano ma dentro un disegno strategico cui lo stesso Partito comunista italiano rispondeva, un disegno molto ben ideato e che partiva da Mosca, esattamente come la Dc era più o meno volente costretta a obbedire alle tirate d orecchie di Washington, che ovviamente premeva affinché non si indebolissero le forze dell’ordine e per una repressione più decisa e per un controllo più capillare dei movimenti di piazza.
Ancora oggi in fondo l’eredità della Guerra Fredda pare influenzare il nostro Paese, con un dibattito ancora fortissimo su ruolo e potere della forze di polizia, e con la sinistra di piazza che si schiera contro la polizia e i partiti più a destra che la difendono reclamando di aumentarne i poteri.
Quello che preoccupa chi scrive è che non si tratta più di uno scontro indiretto tra influenze straniere e blocchi ideologici, ma di immigrazione e scontri etnici. Non c’è più il vecchio Pci, non c’è più Mosca e non ci sono più nemmeno i vecchi Usa, la NATO è ormai in liquidazione per volontà degli stessi americani che ormai hanno altro a cui pensare che non l’Europa… senza quel contesto, senza strategie più alte, che ne sarà di questi scontri e di queste piazze?
Francesco Martelli
sovrintendente agli Archivi del Comune di Milano
docente di archivistica all’Università degli studi di Milano
Nella foto centrale scontri a Bologna dei manifestanti con la polizia
