Ripubblichiamo il commento all’intervento sulla Baldesio del socio Giovanni Cervi Ciboldi, firmato Nina Smozine, e la replica dello stesso Ciboldi.
L’idea che la somministrazione di pranzi di lavoro da parte del ristorante possa rappresentare una occasione per rimettere in moto la Balde dopo un periodo buio é talmente bizzarra che non fa nemmeno ridere (il suggerimento viene dai gestori del ristorante, ansiosi di sottoscrivere convenzioni ?). Sopratutto bizzarra se é pensata per riempire la società nelle due ore in cui
“é deserta” (e chi l’ha detto? Per molti soci, specie se lavorano, é l’ ora migliore). E ancor più bizzarra appare perché molti soci sono indignati per la facilità con cui degli estranei riescono ad introdursi in società. Quanto al futuro della Balde, minacciato dal graduale aumento della età media dei soci, sappiamo tutti che il problema delle culle vuote è comune a tutta Italia e non é un problema baldesiano. Domanda: siamo sicuri che le nuove leve, cresciute al riparo da ogni troppo duro cimento (vedi la percentuale di promossi alla maturità pari al 99,7%) desiderino ardentemente far parte di società che garantiscano loro un ” livello di competizione sportiva che meriti il loro tempo” ? E se così fosse , che ne facciamo dei soci quaranta/sessantenni che hanno davanti a se un’aspettativa di vita di altri 40/ 20 anni ( dati Istat), che praticano con soddisfazione sport a livello amatoriale, e che sopratutto pagano la quota sociale da 40 anni e più? Qualche esperto di matematica finanziaria vuol prendersi la briga di calcolare che cifra ha versato alla Balde ciascuno di questi soci?
Nina Smozine
Gentile Nina, la ringrazio per il commento al mio intervento. Le sue obiezioni toccano due delle domande più rilevanti per il futuro della società. Le prendo sul serio e le rispondo volentieri, investendo un attimo di tempo per cercare dei dati e provare a farle cambiare idea, e per questo mi scuso anticipatamente per la mia lungaggine: che però l’argomento merita.
Il punto dal quale ritengo sia necessario partire è esattamente quello che lei tocca in chiusura: quanto ha versato alla Baldesio un socio che paga la quota da quarant’anni. Mi consenta un calcolo veloce. Se supponiamo una quota ordinaria di 650 euro, quarant’anni di quote valgono allora circa 26.000 euro a valori di oggi, cui va aggiunta la tassa di ammissione, che nei documenti resi pubblici negli ultimi giorni risulta pari a 8.600 euro. In tutto, stiamo parlando – a valori attuali – di quasi 35.000 euro: è una cifra seria, che merita rispetto. Per questo, vale la pena di chiedersi che cosa questo socio quarantennale abbia effettivamente comprato con quella cifra: tre piscine, i campi da tennis, quello da calcio, quello da basket, la palestra, il palazzetto, le bocce, le barche, un parco sul Po, la club house, un ambiente esclusivo e una moltitudine di servizi a prezzi scontati: il tutto per poco più di un euro e settanta al giorno. Questo socio non ha fatto beneficenza alla Baldesio, ma ha comprato, a un prezzo inesistente sul mercato, un qualcosa reso possibile da due cose soltanto: gli impianti che i soci prima di lui avevano costruito, e il fatto di dividere i costi fissi con qualche migliaio di persone.
Ed è qui che la sua domanda, girata al futuro, diventa la più forte che un socio possa porre. Un cinquantenne, con l’aspettativa di vita che lei giustamente cita, ha davanti altri trent’anni di quote: altri 20.000 euro ai valori di oggi. Quanto pagherà davvero dipende quasi interamente da una sola variabile: in quanti saremo a dividere costi che nella migliore delle ipotesi resteranno identici. Se, a parità di bilancio, la base sociale — 3.215 soci, per ammissione del consiglio uscente — diminuisse del 10%, la quota dovrebbe salire dell’11% circa, a carico proprio di quel socio che ne ha già versati trentaquattromila. In poche parole, i giovani sono l’unica polizza che quel socio ha sulla propria quota.
Sulle culle vuote lei ha perfettamente ragione: 355mila nati nel 2025, 1,14 figli per donna, un Paese con 47,1 anni di età media. Da qui, però, non discende la sua conclusione. Primo, perché mal comune non è mezzo gaudio: le culle sono vuote anche alla Bissolati e al Flora, ma se una base invecchia più in fretta di un’altra, la ragione è per forza dentro casa, non nei dati Istat. Secondo, perché lei sbaglia punto di vista: il nostro mercato non si è ristretto, ma si è allargato. La pratica sportiva continuativa in Italia è passata dal 17,8% del 1995 al 28,7% del 2024, il valore più alto mai rilevato, i tesserati in società sportive sono 12,3 milioni e i sedentari non sono mai stati così pochi. Terzo, per una questione di ordini di grandezza: per restare fermi a 3.215 soci, con una permanenza media di trentacinque o quarant’anni, servono ottanta o novanta nuovi ingressi l’anno. In una città e in un circondario di trecentomila abitanti, questo non è un problema demografico: è un problema di attrattività. Che deve essere necessariamente ricostruita. Il vero filtro della nostra base non è nelle culle, ma nei listini. Lungi da me voler rendere la società meno esclusiva: ma chiunque potrà concordare che una tassa di ammissione di 8.600 euro è molto più gestibile da un professionista di cinquant’anni che da un ragazzo di venti, il quale deve vedere ampie ragioni per dedicare quella cifra alla nostra società e non, che ne so, a comprarsi un’utilitaria.
Un inciso: sul 99,7% alla maturità ha ragione, ed è un dato che dice molto sulla scuola. Dice però poco sullo sport, che è esattamente il luogo dove quei ragazzi accettano invece di essere misurati, e lo fanno per scelta, nel tempo libero: il 75,6% degli undici-quattordicenni pratica sport con continuità, e quasi due su tre fra i sei e i quattordici anni sono tesserati in una società sportiva. Il punto è che quella quota scende al 66,1% fra i quindici e i diciassette anni e al 53,9% fra i diciotto e i ventiquattro: si perde quasi un terzo di chi praticava. È lì, in quei tre o quattro anni, che un circolo guadagna o perde un socio per mezzo secolo. E quando ho scritto di «un livello di competizione che meriti il loro tempo» non pensavo ai campioni: pensavo ad ambienti stimolanti, allenatori preparati, eventi di rilievo, gare, e tutto ciò che può provocare senso di appartenenza e l’entusiasmo che è alla base delle nostre scelte. Un luogo che sia parimenti stimolante per chi a vent’anni viene con gli amici, a quaranta con la famiglia e a settanta coi nipoti.
Un’ultima cosa, in merito al pranzo, argomento da me toccato, come si dice, en passant, e al quale non vorrei dare più rilevanza di quella che effettivamente ha. Qui le devo una precisazione e una concessione. La precisazione: l’idea non me l’ha suggerita nessun ristoratore, glielo posso assicurare. La concessione: ho scelto male la parola «deserta». Se ha ragione lei — se a mezzogiorno la società è frequentata, soprattutto da chi lavora — allora la proposta diventa ancora più sensata, perché quel servizio andrebbe a vantaggio anzitutto dei soci.
Per quanto riguarda invece i numeri: cinquanta coperti al giorno a diciotto euro, per duecentotrenta giorni lavorativi, fanno oltre duecentomila euro di giro d’affari. Non so come sia costruito l’appalto del servizio bar e ristorante, ma immagino che una percentuale su detta cifra non rappresenti la salvezza per nessuno. Il vero valore non sta però in quella percentuale: sta nel fatto che un tavolo al ristorante è il modo meno costoso che esista per far conoscere la Baldesio a chi potrebbe sponsorizzarla o iscriversi. Ed è sufficiente che da quel canale giunga un socio all’anno affinché l’iniziativa si ripaghi. Ed è esattamente questo il principio su cui moltissime società hanno basato questa scelta, soprattutto in città limitrofe come Milano o Brescia. In una città come Cremona, dove si fatica a trovare luoghi adatti a un business lunch, un simile servizio avrebbe peraltro poca concorrenza. Ne discutevo proprio domenica con un amico.
Quanto al problema degli estranei, una convenzione è esattamente il contrario dell’ingresso disinvolto che giustamente la preoccupa: è un ospite con un nome, registrato, in un orario, che paga. Se il problema è che in società entra chi non dovrebbe, il rimedio non è avere meno ragioni per venire: è modificare le modalità di ingresso.
Concludo ringraziandola nuovamente, e invitandola a valutare il fatto che è proprio il socio di lunga data ad aver più da guadagnare dal rilancio della società.
Giovanni Cervi Ciboldi
socio Baldesio
Nella foto centrale il gruppo di nuoto salvamento della Canottieri Baldesio
21 risposte
Solo una domanda: da quanti anni Lei è Socio?
Da quanto anni lei è socio? Sembra di assistere ad una scena della vecchia naja, quando il nonno diceva “Muto!” alla recluta.
Povero Zanen de la bala, meno male che almeno tu non sei socio di questa strana associazione.
Confermo!
Due commenti che fanno riflettere, e di entrambi sono grato.
Nina Smozine ha il merito di aver posto la domanda da cui tutto discende, quella che raramente si sente formulare con altrettanta chiarezza: quanto ha già versato alla Baldesio il socio che paga la quota da quarant’anni, e quale considerazione gli sia dovuta. È la domanda giusta, e non è affatto retorica: dietro c’è il rispetto per migliaia di persone che hanno tenuto in piedi questa società con i propri soldi, spesso senza chiedere nulla in cambio.
Giovanni Cervi Ciboldi le ha reso l’onore di una risposta seria, documentata e cortese, e su un punto lo seguo volentieri: i giovani non sono un’alternativa ai soci storici, ne sono la garanzia, perché la quota di ciascuno dipende da quanti siamo a dividere i costi. Aggiungo soltanto due elementi al suo conteggio, che a mio parere rafforzano proprio la tesi di Nina. Il primo: 35.000 euro spalmati su quarant’anni non fanno un euro e settanta al giorno ma due e quaranta, perché un euro e settanta è la sola quota ordinaria, senza la tassa di ammissione. Il secondo, più rilevante: in quel conto non compaiono le quote straordinarie. Alla Baldesio esiste infatti una seconda voce, distinta e ricorrente, che ogni socio paga in aggiunta alla quota ordinaria: negli ultimi anni ammonta a 95 euro l’anno. La quota ordinaria copre la gestione corrente; con le quote straordinarie, invece, i soci hanno finanziato le opere, dalla piscina nuova alla palestra alla club house. Sono proprio gli impianti che vengono citati come ciò che il socio avrebbe ricevuto per un euro e settanta al giorno, mentre in realtà li ha pagati a parte, e per anni. Il che dà ragione a Nina: l’esborso del socio storico è ancora più alto di quanto il calcolo mostri.
Sui pranzi di lavoro una precisazione utile a tutti. Il ristorante non è un’attività della Baldesio: è gestito da un terzo in forza di un contratto di affitto di ramo d’azienda, che prevede un canone fisso mensile senza alcuna componente variabile sul fatturato. Che nel ristorante si servano dieci coperti al giorno o diecimila, alla società entra la stessa identica cifra. I duecentomila euro di giro d’affari ipotizzati resterebbero quindi interamente al gestore. È un’iniziativa commerciale del tutto legittima, e il gestore ha ogni interesse a portare più soci al ristorante; ma non è una leva per il rilancio economico della società, e presentarla come tale rischia di far cercare le risorse dove non possono arrivare.
C’è poi un punto che conta più della cifra esatta. Dire che la Baldesio costa poco è come dire che un caffè costa poco perché costa un euro e trenta: è vero soltanto se il caffè è buono. Se è cattivo, quell’euro e trenta è comunque speso male. La domanda vera non è se la quota sia bassa rispetto al mercato, ma se ogni euro versato dai soci venga speso bene: impianti manutenuti, costi sotto controllo, forniture messe a confronto, conti in ordine.
E il paragone più istruttivo non sta nei dati nazionali, sta a poche centinaia di metri da noi. La Bissolati ha una quota più bassa della nostra, circa mille soci in più, un patrimonio impiantistico non inferiore al nostro e bilanci in attivo, con le casse che non sono in rosso. Stessa città, stessa demografia, stesse culle vuote. Se una società ci riesce e l’altra chiude l’esercizio con i conti correnti in negativo, la differenza non sta nell’Istat, sta nella gestione.
Da qui discende anche la risposta sull’attrattività verso i giovani, che sta a cuore a entrambi: un ragazzo di vent’anni non si iscrive perché la quota è conveniente, si iscrive se trova piscine funzionanti, spogliatoi decorosi, campi curati e allenatori preparati. Efficienza e attrattività non sono due discorsi diversi, sono lo stesso discorso.
Un’ultima cosa, sugli ingressi. Sul principio Ciboldi ha ragione: un ospite registrato che paga è cosa diversa da un ingresso disinvolto. Ma il rimedio viene prima, e sta in regole d’ingresso serie con qualcuno che le faccia rispettare. Ed è il primo punto del programma del nuovo Consiglio.
Il paragone con la consorella Bissolati viene spontaneo. Da quanti anni c’è lo stesso presidente a capo della società? Il bilancio approvato, se non sbaglio, quasi all’unanimità fa pensare con verosimiglianza alla soddisfazione generale dei soci. L’unico neo che si può notare è che, dopo i fasti passati, la pallanuoto sia da anni sottotono e poco considerata, a quanto ne so. Peccato! Con il nuovo consigliere Stagno, chissà che non si riesca a far ripartire la pallanuoto anche da noi! A questo proposito non vorrei tirarmi addosso l’ira funesta dei soci Baldesio, che amano bocce burraco.
I numeri sono interessanti; qualche conclusione, a mio avviso, un po’ meno.
Resta un dato molto più semplice: la maggioranza dei Soci ha appena scelto il proprio Presidente. Sulle modalità e sulle condizioni della sua ammissione alla società sono circolate diverse affermazioni che, non disponendo io di elementi per verificarle, mi auguro vengano chiarite nelle sedi opportune.
Se i Soci gli hanno accordato fiducia, la scelta va rispettata. A questo punto, però, culle vuote, business lunch e proiezioni al 2060 rischiano di diventare una raffinata supercazzola.
Forse, prima di immaginare la Baldesio dei prossimi quarant’anni, sarebbe sufficiente capire bene quella di oggi.
Se la domanda è posta a me: da quando sono nato.
Ho letto con molto interesse tutto il dibattito relativo alla Canottieri Baldesio, però una cosa in particolare mi ha stupito ed è il fatto che quasi sempre i commenti dei soci sono fatti con uno pseudonimo o nome di fantasia. Quale sarà il motivo?
basta leggere i commenti degli anonimi per comprenderne i motivi.
Il disperato tentativo di impedire il cambiamento.
Ma ormai è inarrestabile
Alle complesse proiezioni finanziarie contrappongo la considerazione che non serve una spasmodica caccia di nuovi soci per equilibrare le risorse future.
È sufficiente agire sui costi, ridimensionando e selezionando la componente agonistica dello sport, ora fuori misura.
La Baldesio è una associazione sportiva, quindi non mi sembra una buona idea quella di ridimensionare proprio la componente relativa allo sport. Piuttosto sono le spese extra che sono andate fuori controllo al punto da portare la società in rosso! Tutto va tenuto sotto controllo, sono d’accordo, ma come abbiamo visto i soci non hanno gradito le spese ingenti che hanno riguardato ambiti più di rappresentanza che di utilità. Inutili e gravosissime, per ospiti di riguardo (prefetto and company, spesso invitati alle cene). Solo per ricordarne una: il rifacimento del bar, da poco ristrutturato, con costosis arredi e suppellettili varie.
Cara Socia, sono d’accordo con te: nessuno propone di ridimensionare lo sport, che è l’anima della Baldesio. Vale però la pena ricordare che il nostro statuto, all’articolo 1, definisce la Baldesio un’associazione a carattere sportivo-ricreativo: siamo un club sportivo, ma anche un luogo di vita sociale per migliaia di soci che non fanno attività agonistica e che, con le loro quote, sostengono entrambe le anime. Le attività sportive costano più di quanto incassano, ed è giusto che sia così, perché è una scelta che i soci condividono. Ma questa scelta oggi si fa in un contesto preciso: a fine 2025 i conti correnti della Baldesio ERANO IN ROSSO e, nonostante questo, il Consiglio uscente ha deliberato un ulteriore ingente prestito, senza passare dall’assemblea. Hai ragione anche sul bar, rinnovato con arredi costosi pur essendo un locale dato in affitto. Contenere spese come queste è il primo passo. Poi spetterà al nuovo Consiglio gestire, ma lo statuto stesso prevede che l’assemblea possa indicare linee guida: è lì che i soci potranno dire quale parte delle loro quote ritengono giusto destinare allo sport e quale alla vita sociale del club, senza che una delle due anime vada a scapito dell’altra.
Se si riferisce all’acquisto di una inutile e costosissima barca del canottaggio sono d’accordo. Per il resto invece lo sport è giusto che sia alla base della società, sempre in modo oculato perché non ci si approfitti: già ci siamo passati. Alla Baldesio ci sono personaggi che non solo vanno limitati, ma messi in condizione di non nuocere. Cosa che dubito fortemente sarà realizzata.
Avete mai mangiato alla Baldesio? Qualche cosina va rivista anche lì, non vi pare?
Il nuovo consiglio è stato eletto da poco più di una settimana e siamo in trepidante attesa. Soprattutto di avere chiarezza riguardo l’ingresso agevolato di alcuni soci atleti e dei loro nominativi, di conoscere i meriti sportivi che li hanno fatti ammettere in società, e anche di sapere che cosa si celi dietro la voce “altro”. Attendiamo fiduciosi.
Gentile Cervi Ciboldi, le sono grata per la serietà e la precisione della sua risposta, per di più corredata da dati che meglio inquadrano i problemi. Se lei avesse risposto in modo sgarbato l’avrei semplicemente ignorata, ma la sua replica puntuale e ben documentata mi obbliga a replicare a mia volta. Ed é una fortuna che Alberto Corazzi abbia fornito le sue doti investigative per aggiungere altri importanti elementi di valutazione. L’aver calcolato con migliore precisione (ci sono anche le quote dei “soci anziani” e gli interessi composti? ) quanto versa un socio Baldesio in 40 anni offre un lucido segnale di quanto sia doveroso prenderlo nella giusta considerazione, perché di tutto rispetto sono le cifre che corrono. Rimane però il problema delle culle vuote, e resta la domanda se la prospettiva di fare dello sport agonistico possa effettivamente calamitare in Balde nuovi giovani soci. Voglio credere di si: tutti noi tra i 10 e i 14 anni ci siamo sentiti destinati a grandi cose. Ma , come lei stesso riferisce, se tra gli 11 e i 14 anni il 75% dei fanciulli pratica sport con continuità la percentuale scende al 54% tra i 14 e i 18 anni, e non è detto che siano tutti atleti da competizione. E neppure va esclusa la possibilità che a compensare il calo demografico siano ingressi di nuovi soci over30, attratti in Balde da una serie di buone ragioni: forse, banalmente, da un semplice (e gratuito) passa parola, perché gli amici già soci si trovano bene, perché è ben organizzata, con begli impianti, begli spogliatoi e buoni servizi di ristorazione . Forse perché è frequentata da persone civili e alla security non sfugge nulla, o perché chi vuole fare sport per rilassarsi in libertà non la trova troppo affollata, non deve prenotare o ghettizzarsi per far posto alle squadre in allenamento, o ai tornei degli sponsor. Ma anche perché chi è un giovane padre pensa che sia un buon posto per farci crescere i figli, e sarà lui al momento buono a spingerli perché la frequentino e a pagare le loro quote. Oppure perché siamo vicinissimi alla città ma abbiamo il Po che scorre ai nostri piedi, abbiamo a disposizione uno spazio di 78mila metri quadri di proprietà, un patrimonio arboreo e spazi verdi di tutto rispetto e perfino una sede storica di riconosciuto valore architettonico. Inoltre siamo a valle del ponte e davanti all’ imbocco della canalina ( riva piacentina) per la gioia dei romantici che amano remare nel Grande Fiume. Questa è semplicemente la Baldesio, quella che da oltre un secolo e anche senza grandi sponsor ha dato all’ Italia una quantità di campioni italiani/ europei/ mondiali e olimpici da far paura (ma vi prego, non venite a dirmi che la Balde non può sopravvivere se non produce supercampioni). Questo è il suo appeal da “salotto buono” ( o quasi) e che la rende un po’ unica rispetto alle altre società sportive. Purtroppo l’abbiamo scoperta unica anche per cattiva gestione, pessima manutenzione e disinteresse da parte di moltissimi dei suoi 3200 soci ( tutti cittadini onorari di Struzzolandia). La nostra rinascita potrebbe partire innanzitutto dal prendere coscienza di quello che siamo e che abbiamo di già, senza ricorrere a sponsor o cavalieri bianchi che ci vengano a salvare. Ma ora, la prego, fermiamoci qui. La polemica fine a se stessa non mi gratifica , quindi diamoci decubertianamente la mano ( vedi Paul de Coubertin, “l’importante é partecipare”) . Con stima.
Gentile Nina,
Le stringo la mano volentieri. Qualcosa però le devo, perché le sue non erano obiezioni di circostanza.
Comincio dalla sua domanda: no, nel conto non c’erano le quote ridotte dei soci anziani né la capitalizzazione. Le due correzioni tirano in direzioni opposte e in buona parte si annullano.
Sul prendere coscienza di quello che siamo siamo d’accordo senza riserve: per le ragioni che ha elencato lei, in questa città siamo i primi e non c’è partita. Solo che quei vantaggi, per coglierli, la società bisogna viverla: li sappiamo noi, che ci siamo dentro da anni. Chi arriva da fuori fa un’altra cosa: ragiona sulla prima impressione, e paragona la Baldesio alle altre società su una lunghezza temporale di qualche ora. Il giudizio si forma lì, e poi resta, perché senza frequentarci, nessuno ha più occasione di correggerlo. Lei ha ragione, un uomo di trentacinque anni che entra perché un amico si è trovato bene è il canale migliore che abbiamo: ma il passaparola però non inventa niente, riferisce. È gratuito nel senso che non si paga il messaggero, mentre il contenuto del messaggio costa e va costruito prima. Per questo accetto la definizione di salotto buono, a patto di prenderla sul serio fino in fondo, perché è proprio un salotto buono a non potersi permettere certe cose: se scorre i vari commenti, c’è insoddisfazione per il ristorante, per lo stato manutentivo della vasca da 33 metri, per gli spogliatoi maschili, per gli ingressi non controllati.
Il suo elenco e il mio coincidono quasi parola per parola: ben organizzata, begli impianti, begli spogliatoi, buoni servizi di ristorazione, il verde tenuto, la sicurezza che funziona. Quella lista è insieme la ragione per cui uno entra e la lista delle cose da fare, e nessuna di quelle voci richiede un cavaliere bianco: richiedono che qualcuno, finalmente, le metta in fila e le faccia.
Quanto all’agonismo, che nel mio intervento occupava poche righe, mi conceda una considerazione. La competitività di un settore agonistico è un traguardo, non un punto di partenza: è il sintomo che un sistema funziona, e un sistema del genere si costruisce con una continuità che non si compra e non si improvvisa in un anno. Quel sistema non produce soltanto atleti da gara, ma tiene anche tutti gli altri, che sono la grande maggioranza. A sedici anni si resta in una società per il gruppo che ci si trova, per un allenatore che vale, per un calendario di cose che contino qualcosa: le stesse identiche condizioni che, più in alto, generano i risultati. A calamitare i ragazzi è dunque ciò che sta prima dell’agonismo, più dell’agonismo stesso. E se poi i risultati arrivano, tanto meglio, perché portano prestigio e restano il modo più efficace che una società sportiva abbia per farsi conoscere oltre il proprio cancello: è da lì che la gente brava comincia a voler venire, e un ragazzo promettente o un tecnico capace scelgono una società come la sceglie un socio, guardando che cosa ci troveranno. Il circolo, a quel punto, si alimenta da solo. Con l’avvertenza che un sistema simile si costruisce in dieci anni e si perde in due.
Sul cavaliere bianco mi difendo, perché non l’ho mai evocato. La Baldesio però è anche un ente economico, con un bilancio da risanare, e i conti si fanno con la realtà di oggi e con quello che stanno facendo le società che avanzano, qui e fuori provincia. Quando parlo di sponsorizzazioni ho in mente un sistema che funzioni, cercato con metodo e tenuto nel tempo, fatto di controparti che comprano visibilità e pretendono un ritorno. È proprio quel ritorno a rendere il meccanismo utile, perché ci obbliga a valere qualcosa. Il consiglio uscente ha del resto messo per iscritto che alcune sponsorizzazioni nel tennis sono sfumate per il clima conflittuale: quei soldi esistevano davvero, e la loro assenza è già una voce di bilancio.
Ciò detto, mi pare che, nella sostanza, io e lei siamo pressoché d’accordo sulla necessità di rimetterci al passo e riaffermare la posizione che abbiamo senza perdere per strada nessuno dei vantaggi che ci rendono diversi da tutti gli altri.
Con altrettanta stima
Siamo arrivati al delirio…
Ormai anche senza che il consiglio si sia insediato mandiamo già lePEC.
Per chi non ne fosse a conoscenza eccone una, forse la più demenziale.
Cremona, settembre 2026
Oggetto: prime richieste al Consiglio Direttivo neo insediato, nell’interesse di tutti i soci:
riorientamento delle telecamere della palestra soci, disattivazione permanente delle
funzioni audio, limitazione delle riprese nell’orario di apertura ai soci, indicazione
nominativa dei soggetti abilitati a visualizzare le immagini e degli eventuali accessi del
fornitore, messa in sicurezza dei quadri elettrici dell’impianto fotovoltaico, tempi di
pubblicazione dei verbali del Consiglio.
Spett.le Consiglio Direttivo,
nell’augurarvi buon lavoro, vi sottopongo le prime richieste che intendo rivolgervi. Sono tutte di
ordinaria amministrazione, non richiedono passaggi assembleari e possono essere adottate nella
prima seduta utile.
1. Telecamere della palestra soci. Le otto telecamere installate nella palestra, cinque al piano
inferiore e tre al piano superiore, sono orientate sulle postazioni di allenamento, cioè sui soci, e
nessuna sui quattro accessi. Chiedo che vengano girate e orientate verso gli ingressi, in modo
che i soci e le socie che si allenano non siano più inquadrati: chi fa attività fisica in palestra non
deve essere ripreso, né in diretta né in registrazione.
2. Audio. Il Consiglio uscente ha ammesso, con comunicazione del 12 settembre 2026, che tutte
le 42 telecamere dell’impianto sono dotate di funzionalità audio. Chiedo che venga disattivata in
modo permanente e irreversibile su ogni apparato, con attestazione del manutentore. Nessuno
deve poter ascoltare ciò che i soci si dicono, e non esiste alcuna ragione di sicurezza che lo
giustifichi.
3. Riprese nell’orario di apertura ai soci. Chiedo che, durante l’orario di apertura ai soci,
restino attive soltanto le telecamere orientate sui parcheggi e, in futuro, quelle che verranno
collocate sugli accessi carrai e sui cancelli oggi scoperti. Tutte le altre vanno disattivate in quelle
ore, e potranno essere riattivate senza limitazioni quando la Società è chiusa ai soci, quando cioè
la sorveglianza ha senso. Il principio è semplice: nell’orario di apertura i soci (compresi i
minorenni) non vanno sorvegliati mentre fanno il bagno o stanno nelle aree ricreative e di
comunità. I soci non possono essere controllati, di qualunque età; e la ripresa è ancora più grave
quando riguarda minorenni, come accade alla Baldesio, dove piscine e aree ricreative ne sono
quotidianamente frequentate. Le telecamere servono agli ingressi e ai parcheggi, dove i soci non
si fermano, non sulle piscine dove si fermano i loro figli.
4. Chi vede le immagini. Chiedo di conoscere, con indicazione nominativa, quali persone siano
abilitate a visualizzare le immagini delle telecamere, in diretta o registrate, attraverso
l’applicazione o qualunque altro accesso, e con quali poteri di comando sul brandeggio e sullo
zoom; e chiedo di sapere se le immagini possano essere visualizzate anche da Italsinergie S.r.l.,
dal suo personale o da terzi mediante accesso remoto, e in tal caso da chi, a quale titolo e con
quale tracciatura degli accessi.
Sulle telecamere, una precisazione. Tutte le richieste dei punti 1, 2, 3 e 4 sono già contenute
nel reclamo che ho proposto al Garante per la protezione dei dati personali il 31 dicembre 2025,
integrato il 29 agosto e il 12 settembre 2026, con cui ho chiesto all’Autorità di intervenire
proprio per imporre queste modifiche. Se il nuovo Consiglio le adotterà in autonomia, ritengo
che il Garante ne prenderà atto e lo apprezzerà: adempiere spontaneamente, prima di un
provvedimento, è ciò che l’Autorità valuta con maggior favore, e mette la Baldesio al riparo
dalle conseguenze che altrimenti ricadrebbero su di essa per scelte non sue.
5. Impianto fotovoltaico. Chiedo la messa in sicurezza dei quadri elettrici dell’impianto,
collocati ad altezza d’uomo in area di transito verso la Segreteria e i campi da tennis, come già
segnalato con diffida ex art. 2051 del codice civile dell’11 agosto 2026.
6. Verbali del Consiglio. Chiedo che i verbali delle sedute siano resi disponibili ai soci entro
dieci giorni dalla seduta. Il Consiglio uscente tratteneva sistematicamente l’ultimo verbale fino
alla seduta successiva, con la motivazione che solo allora veniva approvato: una prassi che
nessuna società e nessuna associazione adotta, perché tra una seduta e l’altra possono passare
mesi, e non si possono nascondere per mesi ai soci le delibere assunte. La procedura corretta è la
seguente: il verbale viene redatto subito dopo la seduta, nei due o tre giorni successivi, e inviato
per conoscenza a tutti i Consiglieri e al Collegio dei Revisori dei Conti, a mezzo WhatsApp,
posta elettronica o altro strumento che il Consiglio riterrà opportuno, per le eventuali
osservazioni; il verbale viene quindi stampato, firmato dal Presidente e dal Segretario e inserito
nel libro dei verbali, così da essere a disposizione dei soci entro dieci giorni dalla seduta: un
limite ragionevole, che lascia il tempo per le osservazioni senza sottrarre nulla alla trasparenza.
Tutto questo deve consentire ai soci di sapere che cosa è stato deliberato prima che vengano
assunte le decisioni successive. Se poi il Consiglio vorrà essere ancora più trasparente,
pubblicandolo sul sito della Baldesio o inviandolo ai soci con la newsletter, tanto meglio.
Resto a disposizione per ogni chiarimento e per fornire la documentazione che riterrete utile.
Mi sembrano invece richieste di buon senso. Perché i soci devono essere controllati mentre si allenano in palestra o mentre frequentano normalmente la società? Non siamo in carcere! Siamo a livello di KGB! Giusto che le immagini siano a disposizione di persone ben individuate e non di tutti. Mi sembra che siamo in piena violazione della privacy. Allora perché non installare telecamere anche negli spogliatoi, violazione per violazione, dove le socie si depilano sotto le docce nonostante i messaggi in bell’evidenza che li vietano, dove ettolitri di acqua vengono sprecati lasciando aperti i rubinetti inutilmente, dove c’è chi si rade la barba sempre sprecando acqua perché non chiude il rubinetto, dove i furti sono da sempre all’ordine del giorno??? I soci devono comportarsi in modo rispettoso autonomamente, ma non sentirsi spiati. Le telecamere devono soprattutto controllare entrate e uscite. Poi bisogna fare affidamento sull’educazione, che alla Baldesio, come dappertutto in Italia, latita.
Evidentemente ha qualcosa da nascondere…lei non gira più in città? Le ricordo che qui qualcuno dopo aver denigrato l’impianto ha richiesto le immagini che lei vorrebbe eliminare per procedere a presentare una fantomatica querela ….( reato depenalizzato, ma forse ChatGPT non lo sa ancora).
Insisto per conoscere i nomi e i meriti sportivi dei soci ammessi con agevolazioni tariffarie e per sapere che sport (o altro…) si nasconda sotto la voce “altro”.