Siccità e risorsa idrica, la coperta sempre più corta di una riserva in esaurimento.Scelte difficili: tutelare l’applicazione agricola o la sicurezza energetica? La Lombardia deve prepararsi al peggio dei prossimi anni, riducendo i consumi energetici, aumentando le rinnovabili, e cambiando la propria agricoltura. Legambiente Lombardia: “L’eventuale utilizzo della scorta nei bacini idroelettrici manda in conflitto due ambiti economici entrambi strategici. La doppia transizione, energetica e agroecologica, è diventata una sfida esistenziale per la Lombardia. Non c’è più tempo da perdere”.
Non ci sono solo i laghi a essere rimasti a secco: anche le riserve di acqua stoccate nei bacini idroelettrici sono sempre più scarse. Escludendo il Garda, il 70% dell’acqua che resta è stoccata proprio nei bacini idroelettrici, ma è una percentuale che non rende giustizia del valore assoluto: anche nei bacini montani che alimentano le turbine, infatti, siamo al minimo delle scorte, se confrontate con i dati dell’ultimo ventennio.
Purtroppo i segnali sono molto negativi: l’agricoltura continua a intensificare le proprie produzioni e lo sviluppo industriale continua ad attirare attività mostruosamente energivore, a partire dai data center. Se queste dinamiche non saranno rapidamente invertite, sarà la scarsità idrica ad avere l’ultima parola.
“La siccità dell’estate 2026 è l’ultimo avvertimento utile dal fronte della crisi climatica, visto che da qui in avanti sarà molto probabile che le cose vadano anche peggio, secondo tutti i modelli atmosferici,” ricorda Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. “Bisogna smetterla di negare l’urgenza della doppia transizione, energetica e agroecologica, e imprimere una forte accelerazione alle misure di adattamento per ridurre i consumi idrici. Significa ridurre la domanda di energia, aumentare la produzione da fonti rinnovabili e ristrutturare l’agricoltura e l’allevamento per adattarli al nuovo clima.”
In questi giorni di caldo estremo, l’unica voce in attivo del bilancio idrico è quella dei bacini alle quote più alte, dove le alte temperature accelerano la fusione dei ghiacciai. Si tratta però dell’ultima riserva, la scorta di emergenza che si sta riducendo sempre di più, anno dopo anno della crisi climatica che stiamo vivendo.
Da queste premesse, l’esigenza di fornire acqua agli agricoltori rischia di trasformarsi in conflitto con gli operatori energetici, che lamentano perdite economiche se costretti a turbinare acqua in momenti di domanda elettrica bassa, come in questo mese di agosto in cui le città si svuotano e le fabbriche chiudono.
Al di là del conflitto tra agricoltura e settore energetico che ricavano reddito a partire dalla stessa risorsa idrica, c’è un tema di sicurezza di approvvigionamento: l’acqua trattenuta dalle dighe, soprattutto nei bacini montani della Lombardia occidentale, è già vicina al livello minimo mai toccato nell’ultimo ventennio.
Se anche questa (poca) acqua fosse rilasciata per aiutare l’agricoltura, il problema si trascinerebbe fino al prossimo disgelo, perché soprattutto i bacini alle quote maggiori vedrebbero diminuire la probabilità di afflussi idrici, rischiando di dover affrontare l’inverno privi di accumulo stagionale.
Il sistema energetico regionale si vedrebbe così costretto ad aumentare la propria dipendenza dalle importazioni di elettricità e di gas, con tutti i rischi, economici e geopolitici, che questa aumentata importazione comporta.
Nella foto centrale il Gaggetto di Laveno Mombello
5 risposte
Sento parlare di emergenza idrica, dí acquedotti che perdono fino al 70 per cento dell’acqua che veicolano, della necessità di cambiare i sistemi di irrigazione, di attivazione di fonti energetiche alternative, da almeno 50 anni e nessuno ha fatto niente, forse i politici, gli imprenditori e gli agricoltori aspettano che qualcun altro ponga rimedio a questo disastro annunciato! Mah!
Si Dio.
Giusto essere informati e consapevoli, ma noi comuni mortali possiamo fare qualcosa? Non sprecare acqua come se fosse una risorsa infinita dovrebbe essere un comportamento ormai consolidato: chiudere i rubinetti evitando di far scorrere l’acqua inutilmente durante la doccia o il lavaggio dei denti… Che altro? Invece, sapete quanta acqua se ne va in perdite sotterranee e rivoli e rivoletti che a volte trovi scorrere sulle strade?
In un contesto del genere, gli avvoltoi dei data-center si fanno avanti per costruire i loro impianti dove l’acqua non mancherà. Opportunamente girano alla larga da tutte quelle aree dove non è garantito un flusso abbondante di acqua per irrigare. Ma i consorzi di irrigazione che fanno ? tacciono ? le concessioni idrauliche di derivazione cosa dicono ?
La politica deve battersi il petto, ma non lo fa. Anche se la responsabilità è tutta sua: sia perché non si è mossa per tempo a livello globale, sia perché a livello locale non si è mai provveduto a rendere efficiente la rete idrica che perde da tutte le parti. Certo che questo non avrebbe fruttato denaro come un centro commerciale o un data center, o come la costruzione di un nuovo ospedale. Certo non avrebbe conquistato le prime pagine dei giornali. Sarebbe stato un lavoro importante ma poco scenografico. E si sa alla politica i palcoscenici piacciono molto e sono fondamentali per dimostrare di esserci.