«La tragedia avvenuta nel carcere di Cremona impone rispetto e cordoglio. Di fronte all’ennesimo tentato suicidio nelle nostre carceri occorre fare una riflessione seria sul nostro sistema penitenziario. Siamo d’accordo con il segretario cittadino del PD Roberto Galletti sul fatto che le carceri debbano garantire condizioni dignitose e puntare alla rieducazione, ma questo obiettivo non è raggiungibile senza affrontare il tema del sovraffollamento.
C’è un dato che non può essere ignorato: circa un terzo dei detenuti in Italia è straniero. A Cremona la situazione è ancora più critica: nella casa circondariale di Ca’ del Ferro gli stranieri erano circa il 70% già nel 2021. A fine 2024 i detenuti erano 576 a fronte di 396 posti, con un tasso di sovraffollamento del 145%, saliti a 607 nell’aprile 2026 su 394 posti.
Sono numeri oggettivi che non si possono rimuovere dal dibattito.
E sarebbe altrettanto sbagliato raccontare il sovraffollamento come un problema nato con il governo Meloni. È una criticità strutturale che viene da lontano e che il Partito Democratico, nonostante i molti anni trascorsi al Governo, non è riuscito a risolvere. Basti ricordare che alla fine del 2018 nelle carceri italiane erano presenti 59.655 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 50.581 posti: un tasso di affollamento di circa il 118%. Nello stesso anno i detenuti stranieri erano già 20.255, pari al 34% dell’intera popolazione carceraria.
Numeri che dimostrano come il problema esistesse già da anni e come il centrosinistra, quando ha avuto responsabilità di Governo, non sia riuscito a dare una risposta strutturale.
A ciò si aggiungono le conseguenze di anni di politiche migratorie e di accoglienza indiscriminata portate avanti dai Governi di centrosinistra, che hanno contribuito ad aggravare anche questa situazione. Quando oltre un detenuto su tre è straniero, non è più possibile separare completamente il dibattito sul sistema penitenziario da quello sulla gestione dell’immigrazione e sulla permanenza in Italia degli stranieri che commettono reati.
Per affrontare davvero il problema serve intervenire sui detenuti stranieri: chi è condannato in Italia ed è cittadino di un altro Stato deve poter scontare la pena nel Paese d’origine, tramite accordi internazionali.
Fratelli d’Italia ha presentato l’8 luglio una proposta di legge in questa direzione, che secondo le stime potrebbe riguardare fino a 13.900 detenuti, pari al 68% della popolazione carceraria straniera. L’obiettivo è rafforzare gli accordi bilaterali per consentire il trasferimento dei detenuti, garantendo certezza della pena, maggiore sicurezza e alleggerimento del sistema penitenziario.
Già nel 2017 il Parlamento europeo respinse una proposta che prevedeva di promuovere accordi con i Paesi terzi per rimpatriare i detenuti stranieri: tra i contrari vi furono anche gli eurodeputati del Partito Democratico.
Trasferire i detenuti stranieri nei Paesi d’origine, nel rispetto delle norme internazionali, significa migliorare le condizioni nelle carceri, rendere più sostenibile il lavoro della polizia penitenziaria e aumentare gli spazi per attività rieducative.
Al Pd diciamo quindi che, se condivide il principio della funzione rieducativa del carcere, deve anche affrontare le cause del sovraffollamento, non solo denunciarne gli effetti.
Umanità della pena, sicurezza e rimpatrio dei detenuti stranieri non sono principi in contrasto. Una politica seria deve tenerli insieme.
Fratelli d’Italia ha avanzato una proposta concreta. Il Partito Democratico dica se è disposto a sostenerla.
Ridurre la presenza di detenuti stranieri significa rendere le carceri più dignitose, sicure e realmente rieducative. Il resto rischia di restare solo retorica».
Andrea Poggi
presidente cittadino di Fratelli d’Italia Cremona
Matteo Carotti
presidente provinciale di Gioventù Nazionale Cremona

