La presentazione della prima Ferrari elettrica, la sua linea e la sua forma così insolite per l’immaginario collettivo hanno suscitato un vespaio di proteste da parte degli addetti ai lavori, degli appassionati del Cavallino e della moltitudine di persone innamorata di un marchio che, unico, dall’inizio del Campionato Mondiale di F1 (1950) non è mai mancato a un Gran Premio. Tutto vero. La Ferrari Luce sarà ricordata, non per le sue discutibili linee, ma perché costituisce il passaggio storico dalle Ferrari del passato alle Ferrari del futuro.
Ogni società crea nuovi prodotti industriali, tiene a battesimo nuove tendenze letterarie, inventa nuovi farmaci, celebra nuovi compositori, nuove canzoni, nuovi oggetti di pubblica e privata utilità. E’ una legge universale. La società in cui viviamo, tra le altre cose, ha messo la parola fine al motore termico, integrandolo o sostituendolo con un propulsore elettrico. Altri marchi che hanno scritto la storia dell’auto hanno già adottato il cambiamento. Ora è toccato alla Ferrari.
Le Ferrari di un tempo, che hanno costruito nella fantasia degli appassionati il mito, non sono più realizzabili. Oggi le esigenze legate al progresso percorrono altre strade. Dobbiamo arrenderci, noi che giudichiamo l’automobile con la mentalità e la passione di ieri. Che se poi guardiamo ai numeri, è facile immaginare che il piacere che dà l’accelerazione, a cui leghiamo l’emozione, caratteristica prima delle Ferrari, non è stato sminuito, anzi è stato aumentato: 2,5 secondi da 0 a 100 km/h della Luce è un tempo che le Ferrari commerciali non hanno mai raggiunto e soltanto le Ferrari di F1 sanno battere.
Pensiamo alla reazione dei compositori tradizionali di fronte all’affermarsi della musica dodecafonica, la tecnica di composizione sviluppata da Arnold Schonberg negli anni ’20, che ha abbandonato la tonalità tradizionale basata sulle 7 note.
Dobbiamo rassegnarci: le Ferrari che abbiamo nel cuore non verranno più prodotte. Il progresso non si può fermare.
Sperangelo Bandera