Frana di Niscemi: disastro annunciato, frutto di arroganza, ignoranza e malafede

22 Aprile 2026

In un momento storico in cui, a mio avviso, la confusione regna sovrana sopra i  massimi sistemi, in cui la menzogna dilaga mascherata da diritto umano, e chi cerca  di contrastarla viene censurato, in cui il male si accanisce contro i più fragili, mi sono  chiesto se valeva la pena continuare a scrivere. 

A che pro e con che stato d’animo se questi sono i risultati?  

Argomenti ne avrei un’infinità, soprattutto di natura, ed è la passione che mi spinge a  continuare, finchè basterà, perché la natura è bella. 

La frana di Niscemi, in Sicilia, è tutt’altro che bella. Ricordi di una vita distrutti, case e automezzi precipitati nel baratro. Fortuna che non ci sono state vite spezzate, ma nell’animo sì. 

Tutto è cominciato alle ore 13 di domenica 25 gennaio scorso. Anzi è ricominciato un  movimento franoso i cui primi segnali noti risalgono al 18esimo secolo, proseguito  poi nella frana del 1997. Una frana che può progredire molto lentamente, quindi  arrestarsi per un po’, com’è naturale che sia per quell’equilibrio precario a cui tendono  tutti i fenomeni geologici, e poi ripartire quando si verificano le condizioni adatte. 

Nel caso specifico, l’innesco è stato rappresentato dalle pioggie torrenziali del ciclone  Harrys, che ha devastato le coste della Sicilia, specie tra Messina e Catania, della Calabria e del sud della Sardegna in quel periodo. Per scatenare la frana dovevano  scaricarsi su un territorio già vulnerabile di suo, segnato da precedenti analoghi episodi e rispetto al quale in termini di prevenzione e di riassetto poco o nulla s’era fatto e questo è stato il motivo per il quale ora risultano indagati ben quattro presidenti di Regione. 

Uno di questi, Rosario Crocetta, sembra cadere addirittura dalle nuvole quando  afferma: “Nessuno mi informò. Né io né il mio staff ricevemmo segnalazioni di  rischio”. Sulla stessa linea il suo predecessore Lombardo. Che la frana non sia mai  esistita, allora? Che sia tutto un complotto di magistrati, giornalisti e ambientalisti ossessionati dalla voglia di seminare fango? 

In merito, il geologo più mediatico d’Italia, Mario Tozzi, non ha usato mezze misure a  commentare l’evento, al punto che il giornalista de La7 che gli faceva un’intervista  volante, Pino Rinaldi, ha provato non poco imbarazzo rispetto alle sue trancianti parole. 

Tozzi ha detto: “Sono senza parole nel sentire il sindaco di Niscemi dire che non se l’aspettava, nonostante la natura fragile del territorio, nonostante i precedenti. Non si  possono più sentire cose del genere. Gli amministratori non possono più far finta di  niente. Se non se l’aspettava vuol dire che non aveva studiato e questo è il primo  problema: l’ignoranza, che è intollerabile. Non sai dove vivi? Dove  costruisci? Dove metti i piedi, che rocce hai sotto casa? L’ignoranza non è una  scusante, è un’aggravantePoi non si pianifica il territorio, non si abbatte dove si sarebbe dovuto abbattere, quindi si autorizza a costruire dove non si dovrebbe e infine non si tiene conto dei  mutamenti climatici che portano a eventi estremi sempre più frequenti e violenti.  Questi sono i motivi per i quali siamo ridotti così in Italia. Il sindaco dovrebbe  semplicemente scusarsi per non aver provveduto per tempo, perché non si può amministrare un territorio se non lo si conosce, e poi basta con questa storia del territorio per cui è colpa del caso, della fatalità, bisogna smetterla!! Io sono 40 anni che vado in giro per l’Italia e il mondo a vedere disastri, che diventano catastrofici  sempre per colpa dell’uomo. Non si possono dunque più sentire cose del genere  perché l’Italia, soprattutto quella meridionale, è un territorio giovane, con rocce  scoscese a picco sul mare, e tutti i rischi di tipo sismico, vulcanico ed idrogeologico. Pertanto non solo non si deve rientrare nelle case almeno per un’ottantina di metri dal  costone, ma sarà anche difficile pensare a fare degli interventi con quel tipo di roccia  friabile, sabbiosa . Non rimane altro che abbattere le case, cosa che si doveva già fare, o  quantomeno evacuarle anche se non sarà una cosa semplice, perché in quelle case si  sono piantate radici, si sono sviluppate grandi famiglie”. 

Eppure altrove evacuare è stato possibile. A Craco in Lucania e a Pentidattilo in  Calabria e il villaggio fantasma rimasto ha riscosso anche una fama turistica quale luogo storico da visitare o in cui ambientare scenografie. Ma basta giustificare il fatalismo, l’ignoranza, perché la non conoscenza non ha ragione di esistere, anzi dal  punto di vista geologico la struttura di Niscemi era arcinota, solo che la sua  conoscenza è rimasta nei cassetti degli uffici istituzionali, non se ne è fatto tesoro per  promuovere un’attività di prevenzione, che può avvalersi anche di tecnologie sofisticate  che possono prevedere quando aumenta il rischio della riattivazione di una frana. 

Questo ci insegna, inoltre, che non bisogna fermarsi a coltivare il proprio orticello,  ma che bisogna guardare l’ambiente a 360 gradi, con vista profonda. In altre parole,  per poter costruire non basta che il suolo dove affondo le fondamenta sia geologicamente perfetto, né che le tecnologie che utilizzo siano quelle più all’avanguardia. Infatti se costruisco in un canalone a valle, è evidente che quell’area potrà essere facilmente raggiunta da una frana, da una colata di detriti o da una valanga, e allora tutto il lavoro fatto anche a regola d’arte potrà essere vanificato. 

Riguardo a Niscemi, tanti interventi a suo tempo si potevano fare, quali il  modellamento del versante, la riprofilatura del pendio, inerbimenti, opere di drenaggio che riducono il rischio di spaccare la montagna da parte dell’acqua che cola, passando dallo strato sabbioso superiore, permeabile, a quello sottostante  argilloso impermeabile, deviando lateralmente alle argille, presso cui si accumula. Ma questi interventi costerebbero miliardi e ora la frana è andata talmente avanti che pare non si possa fare più nulla. 

E’ una storia già scritta, magari lenta a evolversi come può essere lenta l’evoluzione di frane come queste, da scorrimento, e quindi da monitorare. Gli strumenti ci sono.  

Sapendo quanto possa essere dolorosa un’evacuazione in un paese non piccolo come  Niscemi, si cercherà di raggiungere un compromesso, di salvare il salvabile, ma prima o poi sempre più numerosi abitanti del luogo dovranno prendere in  considerazione il trasferimento altrove perché per quanto possano essere elevati i progetti, sofisticate le tecnologie, nulla fermerà la frana che per sua natura progredirà  in un processo continuo, graduale e irreversibile, sebbene non veloce nella devastazione e diverse nella loro natura come furono quella di Sarno (colata di  fango) e quella di Blatten in Svizzera dello scorso anno. 

 

Stefano Araldi

11 risposte

  1. Interessante articolo. Le sue osservazioni assolutamente e totalmente condivisibili fanno riflettere. Credo che anche un ignorante qualsiasi in materia sarebbe arrivato a pensare che l’azzardo nella costruzione in quel paese e in molti altri sia stato privo di buon senso. Impossibile non sapere! E allora si è sempre autorizzati a chiedersi: perché? Che cosa sta dietro ai permessi ottenuti? Superficialità? Consapevolezza ignorata? Soldi? E alla luce di questi precedenti, come si fa ad andare avanti nel progetto della costruzione di un ponte proprio nel cuore di una zona pericolosa? Tozzi si è espresso, ascoltiamolo !

  2. Condivido in toto quanto scritto dal sig. Araldi, soprattutto su Niscemi, essendo una cremonese che si divide tra Cremona e Selinunte e che conosce bene alcune situazioni. Il problema purtroppo è in tutta Italia: i continui disboscamenti per fare spazio a nuove abitazioni senza pensare al recupero di quelle già esistenti, il mancato mantenimento del verde in maniera professionale (basta vedere anche a Cremona, percorrendo la Via Milano). A Niscemi si potevano mettere in atto tante soluzioni già 20 anni fa, ma ovviamente la politica se ne frega sino a che non ci scappa il morto….Un esempio pure Rigopiano: dove una valanga nel 2017 travolse un intero albergo causando 29 morti in Abruzzo. Senza andare troppo lontano: a Cremona. Dalle rive dei fossi sono stati estirpati i gelsi (muròon) per guadagnare forse 20 metri di terreno mettendo a rischio le rive dei canali e al contempo distruggendo un habitat per la fauna selvatica. Credo che i nostri nonni seguissero meglio di oggi (a che serve istituire i vari Parchi protetti se poi tutto il resto subisce scempi?) una certa logica nella conservazione dell’ambiente che ci ha portato sino ad oggi e dove non si sentiva parlare delle tragedie attuali (è solo colpa del cambiamento climatico? Al quale comunque contribuiamo tutti con l’attuale modus vivendi…). E poi e poi….c’è la politica fatta da politicanti, capace di urlare frasi ad effetto ma che sul lato pratico è la maggiore responsabile.

  3. “A che serve istituire i vari Parchi protetti se poi tutto il resto subisce scempi?”. Perfetto. Serve a ben poco nell’equilibrio globale. Una sorta di specchietto per le allodole. Un far vedere che si è fatto qualcosa, che si è ecologisti, mentre altrove si distrugge perché certe richieste premono in questo senso. Quindi una contraddizione unica un fare e disfare alla moda di Penelope che nulla di buono può portare.

  4. Ma certo, anche Cremona non è esente da vergogne. Le costruzioni in golena? Vogliamo parlarne? E quella del centro riabilitativo all’interno del parco del Po e del Morbasco? Sono realtà che non daranno origine a frane ma danno la misura della totale mancanza di rispetto per la natura e per l’ambiente! Paghi e ti si concede l’autorizzazione a costruire. Se poi il Po durante una piena si porta via tutta la tua vita, e se viene commesso uno scempio che si poteva evitare senza distruggere costruendo altrove… chissenefrega. Tutto comunque ruota intorno alla politica e ai politicanti, come dice la lettrice. Non ci sono la volontà né le competenze, al contrario si segue la legge del dio denaro.

  5. Oltre al danno anche le beffe. È stato istituito un decreto governativo che stanzia complessivamente 165 euro entro il 2027 per danni subiti da Sicilia, Calabria e Sardegna. Non conosco il costo degli interventi necessari per il ritorno alla normalità, nè per i vari privati e per le attività economiche, ma francamente mi sembra un pò poco.

  6. Condivido pienamente, dottor Araldi, le sue riflessioni che, come al solito, rivelano lucidità di analisi e schiettezza nella denuncia delle menzogne con cui, troppo spesso, si tenta di interpretare la realtà. Una distorsione che, purtroppo, è divenuta da tempo pratica quotidiana. La frana di Niscemi non è una fatalità: è il risultato evidente di una gestione pubblica incapace di prevenire ciò che era prevedibile. C’è da chiedersi quando ci si renderà conto che la cura del CREATO non è un compito accessorio, ma il modo concreto di custodire la vita che ci é stata affidata… E ancora: quando si smetterà di isolare chi ha il coraggio di dire la verità?!

  7. Terribile il pensiero che l’uomo e l’antropizzazione non tengano conto delle esigenze della natura e che questa mancanza di rispetto porti a distruzione e devastazione. Qualche anno fa anche Ischia crollò, in Emilia Romagna le alluvioni sono ormai la dura normalità: costruire è un imperativo ovunque. Ci sono colline sventrate con condomini e case che da una parte hanno viste meravigliose ma dall’altra le finestre si aprono sulla parete della montagna. E poi la montagna presenta il conto. Ma le casse dei Comuni, degli architetti, dei costruttori, delle agenzie si riempiono.

  8. La frana di Niscemi che ha interessato il versante meridionale della collina su cui sorge la località ha colto di sorpresa…si fa per dire..
    era risaputa la fragilità del luogo e non è la sola in Italia. Sappiamo quali sono i fattori che determinano le catastrofi (ben identificate dal dottor Araldi che condivido pienamente).
    Purtroppo la verità fa sempre fatica ad emergere e quando si manifesta viene respinta prima ancora di essere ascoltata.

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