‘H come hotel’, racconti brevi: nuova antologia

23 Luglio 2026

“H come Hotel” è la nuova antologia di racconti brevi, edita da Giulio Perrone, che ospita un mio contributo. Per me è la terza volta con questa casa editrice dinamica e geniale. Ho scritto per “Cartoline dall’Italia” (2025) e per “Incipit per una storia d’amore” (2026) e appunto per “H come hotel”. Anzi, per essere sinceri ho appena spedito un nuovo racconto per una antologia che uscirà in autunno.

“H come Hotel” è un tassello di un più ampio progetto editoriale teso a coprire tutto l’alfabeto, alla base il racconto breve (100 parole): un genere letterario interessante, può sembrare superficiale, in realtà è un condensato di emozioni, obbliga chi scrive a centrare il punto, facendosi capire con poche pennellate.

Come si legge nella sinossi al libro un hotel è molto più di un luogo di passaggio: è un crocevia di vite, un teatro silenzioso dove storie diverse si sfiorano senza mai davvero incontrarsi. Tra corridoi ovattati, camere anonime e finestre che si affacciano su città sconosciute, ogni ospite porta con sé un frammento di mondo: un segreto, un desiderio, una fuga.

Questa antologia raccoglie racconti che abitano gli spazi dell’hotel e ne esplorano le possibilità narrative. C’è chi arriva per restare una notte soltanto e chi invece si perde tra le sue stanze, come in un labirinto intimo e imprevedibile. Il personale osserva, custodisce, talvolta partecipa; gli oggetti trattengono tracce invisibili; il tempo si dilata o si contrae.

Tra attese, incontri e addii, l’hotel diventa specchio dell’animo umano: un luogo sospeso dove tutto può accadere, o forse è già accaduto, lasciando dietro di sé soltanto una porta chiusa e una storia da raccontare.

Il mio hotel è un albergo in Romagna ed è un luogo di intimità profonda fra una madre e un figlio. Quindi è sì un luogo sospeso, ma non è un luogo di passaggio, quanto piuttosto un luogo in cui far rimanere delle emozioni. Mamma e figlio fissano l’eternità in un momento che ferma il tempo, lo congela, diventa il qui e ora che definisce l’infinito. Come un patto d’amore, magico e ancestrale, che si ripete, come un rituale privato.

Quando mi è stato proposto ho pensato subito che quel titolo fosse inedito e geniale, H come hotel, tante opere hanno l’albergo come tema dominante. Ho pensato subito a “Camera con vista” di E.M. Forster (1908), dove la pensione Bartolini a Firenze crea gli incontri che cambieranno la vita di Lucy. Ho poi pensato a “Shining” di Stephen King (1977), l’Overlook Hotel è il vero protagonista del romanzo. Infine, mi è rimasto nel cuore l’Hotel Dolphin che è il centro simbolico e narrativo di “Dance, dance, dance” di Murakami. Quest’ultimo libro è per me un capolavoro assoluto. Ma alla fine, nel mio immaginario ha prevalso la tenerezza del cielo in una stanza, una canzone bellissima in cui Gino Paoli riesce a trasformare in panteistico e sublime un momento squallido e sordido (è la camera di un bordello).

Ecco il mio racconto.

Un libro nel mare

«È tardi! Lascia stare i fiori… sono pieni di polvere. Prendi la chiave che saliamo. Dobbiamo vedere…».
La sola bellezza a risuonare nell’atrio era la simpatia dei gestori romagnoli.
Sotto il cuscino c’era, come ogni sera, una sorpresa.
Gli occhi di Leo si accendevano: ogni sera un libro nuovo.
Si lanciavano sul letto abbracciati e la mamma leggeva.
Quella stanza era troppo scalcinata per gli ospiti, a meno che non fossero amici accomodanti, come noi, eppure era la culla di un momento intimo, che stabiliva una connessione spirituale, fra le parole, dentro, e il mare, fuori.
L’universo intero era lì. Perfetto.
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“H come Hotel” è un’antologia di racconti (160 pagine, 20,00 euro). Il volume è disponibile per l’acquisto diretto tramite lo store ufficiale sulla pagina del Catalogo Giulio Perrone Editore.

Francesca Codazzi

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