Da qualche tempo si sente dire “lo pneumatico” mentre si è sempre detto “il pneumatico”. In proposito, ecco il parere degli addetti ai lavori. Raffaella Setti, Redazione Consulenza Linguistica, Accademia della Crusca: “Per quel che riguarda l’uso dell’articolo (e quindi della preposizione articolata) col sostantivo pneumatico, si può dire che l’alternanza degli articoli il/lo e un/uno (e naturalmente dei plurali corrispondenti i/gli,dei/degli) corrispondono i primi a un registro più familiare, mentre i secondi appartengono ad un uso più sorvegliato della nostra lingua. Niente quindi vieta di usare gli uni o gli altri anche se, nello scritto e negli usi più formali, si ritiene che siano più indicate le forme lo pneumatico, uno
pneumatico, gli pneumatici, degli pneumatici.
Apriamo la Treccani: “Converrà non stupirsi per l’oscillazione in atto nel caso di pneumatico: in testi letterari del Novecento (Cesare Pavese: «i scivoloni»; Matilde Serao: «un zittìo») si trovano casi di mancata stabilizzazione della regola, con il riemergere di il/i, coppia spesso usata in vece di lo/gli nell’Ottocento. E, in usi popolari ben diffusi, è ben noto a molti parlanti d’oggi l’uso di il/i davanti a gnocco/gnocchi.
Altre grammatiche più recenti, come la Nuova Grammatica italiana di Maurizio Dardano e Pietro Trifone, basando i loro consigli sull’uso effettivo e non su regole astratte, notano che da tempo ‘il pneumatico’ è più diffuso di ‘lo pneumatico’. Nel parlato è infatti poco probabile essere mai riusciti ad ascoltare da qualcuno l’espressione “ho forato lo pneumatico”.
Zingarelli, Vocabolario della Lingua Italiana la cui prima edizione -a cura di Nicola Zingarelli– risale al 1922: con le parole che iniziano con “pn” molti grammatici vorrebbero che si usassero gli articoli lo, gli, uno, ma i parlanti (anche i parlanti colti) tendono a usare in via preferenziale il, i, un. Un po’ come col plurale di cacciavite: gli etimologi vorrebbero che si scrivesse ‘i cacciavite’ perché ‘cacciano’ soltanto una vite per volta. Ma i falegnami e i meccanici se ne infischiano e li chiamano ‘i cacciaviti’ probabilmente perché, come hanno imparato a scuola da altri grammatici che non sono etimologi, il plurale delle parole che finiscono in “e” si ottiene cambiando la “e” in “i”.
Conclusione: il pneumatico o lo pneumatico? Vanno bene entrambi e ognuno scelga ciò che più gli suona bene all’orecchio.
Con il sinonimo “gomma” il caso sarebbe risolto.
Sperangelo Bandera
6 risposte
Bravo Sperangelo, ti saluto molto volentieri. Quando sento dire o leggo “gli pneumatici” mi vengono, come si dice in cremonese, “i sgrisooi”.
Lo stesso con “gli gnocchi”: in una nota di un testo scientifico ho spiegato che, sbaglierò, ma scriverò sempre “i gnocchi”. Ognuno ha un suo stile, che spesso diverge dalle gabbie della grammatica. Roberto Longhi scriveva “celo” senza “i” e nessuno ha mai detto bau. Quindi viva i pneumatici e “i” gnòc de Nadàal.
Non sono d’accordo. Se neppure le persone di cultura e i docenti utilizzano una lingua corretta, che cosa ci dobbiamo aspettare? Un conto è andare da Cerri o da Zapponi e ordinare i gnocchi, ma rendere un vezzo personale quello di utilizzare malamente l’italiano anche quando ci si esprime non è una buona idea. Gli insegnanti devono parlare l’italiano corretto e non rendersi più simpatici e scendere al livello scarso degli studenti. Se sbagliano vanno corretti sottolineando l’errore con la matita blu! Una volta mi capitò di leggere più volte in un tema di terza media l’ uso del verbo “coccare” lasciato correre . L’alunno è ora ingegnere.
Oggi solo copertone. Copertone senza apostrofo e nessun dubbio. Camere d’aria ormai out, pneumatico anche.
In un mondo in cui la ricerca della correttezza nell’ espressione linguistica è l’ultimo dei problemi anche per chi, come voi giornalisti, delle parole vi servite per professione, mi piace ritrovare qualcuno che invece dà importanza all’italiano. A Cremona si dice “i gnocchi” traducendo dal dialetto, per abitudine. Ma ai miei tempi, quando alla scuola di ogni ordine e grado si insegnavano le regole grammaticali e ortografiche in modo rigoroso, noi alunni eravamo corretti dall’ insegnante di turno se non rispettavamo ciò che avevamo studiato. Anche in scienze, per fare un esempio, ci si esprimeva in italiano corretto. Perciò mi viene spontaneo dire gli gnocchi e gli pneumatici, perché non mi suona bene altrimenti. Purtroppo non è più così. Parlare come si mangia ha preso il sopravvento, e la lingua, come l’alimentazione, non ha più regole. L’ignoranza impera, e anche chi le cose le sa quasi si vergogna a non entrare a fare parte della massa, come se temesse di essere escluso perché “se la tira” e rischiasse di non essere capito. Per essere più simpatico e alla mano. Comunque, cominciate voi che scrivete ad esprimervi correttamente senza ricercare l’apprezzamento generale. Siate almeno voi di esempio e insegnamento.
Forse a causa dell’ età ho letto volentieri il pezzo di Bandera e l’ho trovato interessante anche perché mi ha ricordato gli anni delle elementari quando la mia maestra, bravissima e severissima, insegnava l’italiano corretto, non si accontentava di sentirci parlare o di leggere i nostri temini. Ora i genitori insorgerebbero a difesa dei loro pargoli ignoranti come loro stessi che sono moderni e conoscono un numero limitato di parole i e in fin dei conti sono comprensibili. Perché non istituire una rubrica stabile per i lettori nostalgici del blog. Preferisco il Bandera linguista allo scrittore di racconti.
Come imparano i bambini la loro lingua oggi? Dai genitori che non la sanno usare correttamente? Dai docenti che non correggono più? Dalla TV? Dai rappers? Se uno vuole fare quello alla mano che dice “a me mi” , lo faccia simpaticamente. L’importante è che sappia che è una scelta sua per essere simpatico nel linguaggio colloquiale. Purtroppo però gli errori vengono commessi per ignoranza e non per scelta individuale. Sono vecchio e i miei genitori nelle loro famiglie d’origine e anche fra loro parlavano dialetto, ma se da bambino avessi detto “a me mi” o “i gnocchi” mi avrebbero ripreso. Era anche motivo d’orgoglio sentire il proprio figlio parlare bene in italiano e loro le regole le conoscevano. Ora non si parla più né l’italiano né il dialetto. E i genitori non sono in grado di insegnare quella che viene chiamata “lingua madre”.