Il progetto del nuovo ospedale è un inchino alla sanità privata: non mi arrendo e continuo a lanciare sassi

15 Ottobre 2026

Voglio rispondere a chi come la signora Daniela (Blog Zanolli del 12/10) prova fastidio per l’insistenza con cui qualcuno me inclusa batte sul chiodo dell’insensato progetto del nuovo ospedale di Cremona e a chi si chiede a cosa serva una fatica che non dà risultati. Forse è vero come dice Daniela che “noi magari pensiamo che un giorno per sfinimento Pizzetti, Virgilio, Ceraso, ecc. decidano almeno di darci ascolto” o forse non lo pensiamo perché sappiamo che “è la politica che decide con arrogante disinteresse“ anche sui temi più sensibili come il diritto alla salute.  

A Daniela che dice “sono altre le strade da battere, non basta continuare a scrivere sul blog” segnalo che non mi sono mai limitata a scrivere su questa o altre testate anche nazionali (quelle che non hanno respinto le mail). Dopo l’epurazione dal Movimento ho fondato il “Comitato per la difesa del-la sanità pubblica e dell’ospedale di Cremona” perché il progetto del nuovo ospedale è solo un inchino alla sanità privata e questo Comitato si è impegnato al massimo per chiamare alla responsabilità le istituzioni. 

Abbiamo contattato 50 sindaci sul territorio, il presidente della Provincia, le istituzioni e le associazioni culturali e di volontariato, il Concass casalasco, il comparto dei Servizi Sociali cittadino, due presidenti dell’Ordine dei medici, il presidente dell’Ordine degli infermieri, 10 consiglieri regionali, il Pd nazionale in particolare nella persona della responsabile del settore pubblico Bonaldi e del settore della sanità Sereni fino alla segretaria Shlein.  

Abbiamo bussato alla porta delle autorità religiose, Vescovo compreso. 

Abbiamo presentato tre esposti ai ministeri competenti e costituito un Coordinamento di otto comitati lombardi impegnati sullo stesso tipo di problema.

Questa attività è costata migliaia di chiamate e mail nonché incontri di persona. 

A chi come lei obietta “Nessuno vi considera. E’ inutile lanciare sassi” do una risposta che è molto privata e insieme molto politica.      

Come cittadina sento ed esercito il dovere di “lanciare sassi” per chiamare alla responsabilità i decisori. Non temo le “brutte figure”, mi basta fare il massimo che posso fare. 

Ho vissuto in diretta la tragedia del covid e ho contato i morti intorno a me e sul territorio e questo per me è diventato un debito con chi ha pagato con la vita una gestione sgangherata e criminale della sanità cremonese. 

L’ impegno che mi sono presa e che è costato molto tempo e fatica, inclusa la cacciata dal Movimento, è per me un atto dovuto. Se hai visto da vicino un problema ti compete di cercare in tutti i modi una soluzione. Se la soluzione non dipende da te, resta che da te dipende l’appello o il reiterato appello alla soluzione. 

Benedetto Croce in pieno regime fascista nel suo “Manifesto degli intellettuali antifascisti” a chi gli obiettava che la libertà non aveva più futuro rispondeva che questa aveva non solo un futuro, ma l’eternità. Se la democrazia e l’esercizio della democrazia sono il corrispettivo politico-sociale dell’ideale di libertà, la democrazia ha un grande futuro anche se qui e ora la vediamo negata da interessi di bottega. E merita quella che Croce chiamava “un’attiva resistenza intellettuale” fatta di piccoli gesti concreti che possiamo chiamare sassi lanciati.

La libertà in cui Croce e tanti altri nonostante i tempi hanno creduto è fiorita e ha prodotto la democrazia di oggi che vive a sua volta tempi difficili ma che potrà rifiorire se saremo in tanti a lanciare sassi che al momento non producono risultati. 

Si chiama resistenza civile, un’Opa su un futuro di democrazia e libertà.  

 

Rosella Vacchelli     

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