Futuro incerto di una Memoria custodita da cittadini-consumatori

25 Gennaio 2023

Si avvicina la Giornata della Memoria, istituita per non dimenticare  e per avere consapevolezza di quanto è accaduto e potrebbe accadere ancora. 

Non penso che questo mio intervento possa aggiungere qualcosa di nuovo sull’argomento, ma non è giusto chiudersi nel silenzio che potrebbe essere confuso con  indifferenza o, peggio, con  tacito consenso nei confronti di chi ha concepito le ben note vicende.

Abbiamo vissuto anni nel corso dei quali la Shoah  è stata gradatamente accettata anche da coloro che erano inizialmente recalcitranti.  In seguito  vi sono stati anni in cui, con sempre maggiore convinzione, abbiamo sedimentato l’idea che il nazismo fosse un’autentica mostruosità.

Capire il passato, dicevo, permette di interpretare il presente e il futuro. 

Sul nazismo e le sue origini sono stati versati fiumi di inchiostro; dalle mie modeste letture affiorano due importanti  libri dell’autrice Hannah Arendt: Le Origini del TotalitarismoLa Banalità Del Male. In quest’ultimo l’analisi dell’autrice appare sconcertante perché denuncia come molti nazisti non comprendessero le ragioni della loro condanna, cioè non erano consapevoli delle proporzioni del male commesso. 

Un esempio per tutti: Adolf Eichmann dichiarò la propria incredulità in occasione della sentenza di condanna, affermando che lui si era limitato a fare partire i treni in orario. Questa ed altre  dichiarazioni sconcertanti furono rilasciate da un personaggio che l’autrice non esita a definire un burocrate ottuso e zelante. 

La Arendt conclude dicendo che i nazisti che aveva contattato erano individui mediocri, non alimentati da intenzioni malvagie  o da volontà demoniache, ma erano semplicemente soggiogati da una  obbedienza incondizionata ad un sistema gerarchico cui non sapevano o potevano resistere. In altre parole erano individui privi di autonomia di giudizio; banali appunto. 

D’acchito questi concetti potrebbero apparire quasi come una giustificazione, ma non è così; la passività e la fragile personalità non assolvono proprio nessuno: la responsabilità delle proprie azioni è sempre individuale  e l’obbedienza a ordini criminali non è giustificabile  né moralmente, né giuridicamente. 

A questo punto vale la pena di riflettere sulle ragioni che hanno spinto molte (troppe) persone ad accettare la sudditanza ad un regime come quello; a proposito cito il primo libro della stessa autrice, Le Origini del Totalitarismo, in cui afferma che già nell’Europa di fine Ottocento erano ben presenti ideologie razziste, alimentate da un imperialismo che non disdegnava  sfruttamento, crudeltà e stragi.

 Dopo la Grande Guerra è andata plasmandosi la cosiddetta società di massa, in cui le classi tendevano a “fondersi e confondersi” in agglomerati privi di identità, senza punti di riferimento culturali e politici, facilmente manovrabili dalle élite; una società in cui si è cominciato a fare e a pensare le stesse cose, ad avere gli stessi desideri, in altre parole una situazione che generava un insieme di credenze uniformi che sono diventate il  pabulum culturale universale. 

I connotati sociali qui riassunti rappresentano, secondo l’autrice , il substrato che ha alimentato il totalitarismo del Novecento. 

Dopo la fine della guerra, abbiamo assistito ad un’ulteriore accelerazione della società di massa e le parole della Arendt appaiono, ancora oggi, sempre più vere. Mi sorge spontanea una domanda: se è vero che la Democrazia è l’unico, vero antidoto al totalitarismo,  le democrazie occidentali sono ancora in grado di arrestare quel processo che da tempo trasforma i bravi cittadini in bravi consumatori? (Pasolini, Scritti Corsari). Le risposte a queste domande sono sicuramente molteplici, ma vista la profonda disistima che nutro per la classe politica – anche quella europea, visto che viviamo in una UE incompiuta –  personalmente non credo che i “Boiardi di Stato” siano pronti ad incrociare le lame con i potenti dell’economia, notoriamente  abilissimi a muovere  i fili della cultura e della società. Chissà cosa ci stanno preparando! 

 

Giuseppe Pigoli

5 risposte

  1. Chissà cosa ci stanno preparando?
    I ” Boiardi di stato” non creano sinergie solo con i potenti dell’economia che a loro volta gestiscono cultura e stile di vita.
    Certamente le sorprese non saranno piacevoli

  2. Fino a quando ci sarà un giorno della memoria (27/1) e un giorno del ricordo (10/2) gli italiani non saranno maturi, uniti e davvero rappacificati.
    Chissà se vedremo un’unica ricorrenza per ricordare tutti gli eccidi commessi da totalitarismi assassini, senza benda sugli occhi, a prescindere dal numero degli assassinati e dalle ideologie
    Carlo M. Grillo

  3. Bravo Giuseppe, analisi chiara e veritiera anche nel finale.
    Grazie Vittoriano, ognuno di noi deve fare quel che può nel suo piccolo perché non si dimentichi questo abominio. Io leggerò delle poesie, quel che so fare…

  4. Chi sopravvive non è purtroppo diverso da chi ha preceduto la tragedia. Bene e male
    compongono nelle stesse proporzioni la società. Consumare ed avvicendare modi di vita non modifica corsi e ricorsi storicamente evidenti. Purtroppo, temo, nemmeno la democrazia liberale mostra di non riuscirci

  5. Sono assolutamente d’accordo: chi sopravvive non è diverso da chi ha preceduto la tragedia, forse è proprio per questo che la Storia “ritorna” puntuale; Gramsci diceva che la Storia insegna, ma non ha allievi.

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