Le epoche cambiano, l’amore no

6 Ottobre 2023

Molti uomini e parecchie donne sono convinti che, con il passare dei decenni, dei secoli e dei millenni, insieme al cambiamento dovuto al progresso tecnologico, muti anche il modo di manifestarsi delle passioni. Vediamo se anche nella passione d’amore, la più importante nella vita di ognuno, le cose siano cambiate. Leggiamo alcuni passi dell’Ars Amatoria, la più nota opera letteraria del poeta di Sulmona, Publio Ovidio Nasone, (foto centrale) vissuto dal 43 avanti Cristo all’anno 17, a proposito dell’amore tra uomo e donna, iniziando dalla gelosia. Durante un banchetto dice a Corinna, la sua amante: “Non permettere che passi le mani sulle tue spalle. Non concedere alle sue dita né quella parte più delicata del tuo grembo né il tuo seno e rifiuta di dargli dei baci. Non avvicinare le tue cosce alle sue, non stringerlo tra le gambe e non unire il tuo leggiadro piedino al suo puzzolente piede”. Confessa: “Ero preda di una gelosia invincibile quando si riaffacciava alla mia mente il comportamento totalmente privo di inibizioni che avevano tenuto con me le mie precedenti amanti, le quali mi avevano confessato che, a letto con il tanto detestato marito, non si negavano a nessuna delle sue richieste. E, contemporaneamente, giuravano di essere innamorate di me. Si giustificavano affermando di non voler opporre un rifiuto al coniuge per non insospettirlo. Ero roso dal dubbio che, col legittimo consorte, si comportasse allo stesso modo anche Corinna. E perché non avrebbe dovuto? Allora continuavo a supplicarla: fallo bere, perché se si ubriacherà ti lascerà stare. Ritornava a colpirmi il tarlo della gelosia più acuta al momento del commiato, quando la mia donna doveva seguire lui verso casa. E, di notte, quello che a me concedeva di nascosto, a lui l’avrebbe dovuto dare per diritto maritale. La pregavo fino all’esasperazione: dammi retta, non farlo godere, ma se proprio non ne potrai fare a meno, tu non raggiungere con lui nessun orgasmo. Ma soprattutto, la imploravo: qualunque cosa avvenga nella notte, domani negami con tutte le tue forze di aver fatto l’amore con lui”.

Neppure certe intese gestuali sono cambiate: “Quando prenderà posto a tavola e tu ti metterai accanto a lui, di nascosto sfiorami il piede”. E in fatto di gusti? Ovidio confida che ciò che predilige in una donna sono le gambe; “Sono convinto che sia un delitto nasconderle sotto una qualsiasi veste. Quando riesco a vederle, sono certo che, se mi piacciono le gambe, sarò entusiasta anche di tutto il resto del corpo, con tutte quelle attrazioni che sono celate dall’abbigliamento”.

Neppure l’attrazione erotica verso il genere femminile è mutata nel tempo: “L’amavo, è vero, ma non c’è mai stato un solo tipo di donna a suscitare il mio amore. Una, per modestia, cammina abbassando lo sguardo? e io brucio dalla voglia, perché quel falso pudore è per me un incentivo; una ha l’aria provocante? ne sono vinto, perché mi fa sperare di sapersi muovere disinvoltamente su un letto accogliente; una è istruita? mi piace perché deve essere dotata di arti particolari, ma se è ignorante, mi provoca la sua naturalezza. Cammina con un passo flessuoso? mi avvince proprio per il movimento ondeggiante del bacino. Ha un carattere difficile? penso che si scioglierà al contatto col maschio. Se poi mi imbatto in una donna alta di statura, mi attira il vederla, grande com’è, lunga sul letto giacere”. Inoltre: “Ammetto che, se una è piccola e mi va, io m’innamoro. Non è truccata? immagino quanto potrebbe migliorare con adeguate cure estetiche. E’ elegante? allora è segno che tiene a esibire le sue qualità fisiche. Io andrei a letto con una ragazza bionda e pure con una bruna. Mi stimola la giovane, mi affascina la donna matura: la prima ha un corpo migliore, la seconda ha esperienza e abilità. Insomma, io sarei andato con tutte le donne di Roma”.

E l’arte del baciare? Ne spiega la tecnica così il poeta di Sulmona: “La lingua dell’uomo deve insinuarsi tra le labbra della donna e quella femminile deve essere ricevuta da quelle maschili.

Neppure la vanità femminile sembra mutata. Racconta Ovidio: “Il poeta greco Ibico, quattrocento anni fa (2400 per noi), aveva chiamato le donne di Sparta ‘esibitrici di cosce’ e sia Euripide sia Sofocle hanno descritto le loro vesti: erano sdrucite in modo che, camminando, mettessero in mostra le nudità dei fianchi, delle cosce e delle gambe”.

In tanti secoli, qualcosa è cambiato?

 

Sperangelo Bandera

3 risposte

  1. Ci si chiede se qualcosa nell’arco dei millenni sia cambiato nell’ambito della passione amorosa. Ben poco, a mio parere. In molti uomini è rimasta intatta quella gelosia che sconfina nel possesso. La stessa attrazione nei confronti della donna che molto spesso porta a pensare che, in un modo o nell’altro, che sia per una caratteristica fisica, un atteggiamento, il modo di muoversi, o altro vada sempre a finire nella stessa maniera. Non per amore, ma per desiderio di soddisfare il proprio… ego?

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