Licenza concessa a Cardaminopsis e compensazioni insufficienti: altra trave sul Comune di Cremona

5 Luglio 2026

Non c’è pace per Cremona. Non è ancora chiusa la bufera del manifesto Pro-Vita censurato dal sindaco Andrea Virgilio e già un’altra polemica, targata Cardaminopsis, agita il Comune.  Si tratta di un insediamento artigianale-commerciale, da realizzarsi tra via Castelleone e via Sesto in località Picenengo. Il progetto ha quasi completato l’iter amministrativo. Pronto ai blocchi di partenza, attende lo sparo dello starter.  L’inizio lavori è fissato per aprile del prossimo anno, ma già si ode lo stridore di spade incrociate tra favorevoli e contrari. 

L’intervento occuperà 60mila metri quadri, dei quali 30mila edificabili, divisi in un lotto commerciale e uno artigianale. Non mancherà un ipermercato su due livelli, con una superficie superiore a 2.500 metri quadri. Sono previsti oltre 500 posti autoparcheggi interratiaree verdi per 4.000 metri quadri e una nuova rete ciclabile.

Ci saranno abbondanti compensazioni economiche e ambientali, dolcificanti legali. Rosolio istituzionalizzato, indora la pillola. Maquillage raffinato, le compensazioni rendono meno impattanti operazioni complesse.  Come usava cantare Mary Poppins: «Con un poco di zucchero la pillola va giù». E nelle compensazioni lo zucchero è tanto e di prima qualità. Metodo poco educativo, ma pragmatico, la pillola addolcita compare tra i principi fondamentali della politica.  Sistema collaudato e convincente, riesce a fare ingoiare ai cittadini accordi, più o meno indigesti. E la nostra provincia non è esente da questi accordi che, in qualche circostanza, però non funzionano.  Per esempio, la vicenda dell’impianto di biometano a San Rocco compare tra i fallimenti del metodo. 

L’intervento Cardaminopsis esigeva una notevole quantità di dolcificante. E così è stato. Meglio di niente piuttosto. 

L’assessore al commercio Luca Zanacchi lo conferma.  Soddisfatto, elenca i numerosi vantaggi che le compensazioni ottenute porteranno alla città, compresi quelli per le attività del centro storico. Una litania.  Un Te Deum laico. Dimentica di incolonnare gli svantaggi. All’amnesia pongono rimedio la Confcommercio e i residenti di Picenengo che confinano con l’area Cardaminopsis. L’assessore assolve il Comune. Esclude ogni responsabilità dell’Amministrazione.  Si è attenuta alle competenze concesse dalla legge, senza nulla tralasciare.  Ponzio Pilato non si sarebbe difeso in modo migliore. 

In politica camminare sul filo del rasoio, arrampicarsi sui vetri, eseguire tripli salti mortali è prassi. Zanacchi si è attenuto a queste regole.  E’ da comprendere. Qualsiasi altro amministratore pubblico nella sua situazione si sarebbe comportato nello stesso modo. Ma è una giustificazione parziale, non esaustiva.  Non è con le compensazioni che si risolve il problema del centro storico.

Più accorti, i consiglieri Roberto Poli (Pd) e Paolo La Sala (Fare Nuova Cremona Attiva). Si sono limitati a precisare che nessuno della maggioranza aveva espresso entusiasmo per il progetto. E allora? L’amministrazione avrà agito nel modo migliore possibile. Nessuno lo contesta. Ma «solo i perdenti dicono farò del mio meglio» ammonisce Sean Connery in The Rock. L‘impegno non basta. In politica contano i risultati. I don Chisciotte sono poco graditi ai colleghi. Comunque  Cremona non è terra accogliente per loro. Preferisce i concreti pokeristi. E poi  la storia ricorda i fatti e non le pie intenzioni, ottime per tacitare la coscienza e finire all’inferno.

Per Alessandro  Portesani, consigliere di minoranza di Novità a Cremona, è stato facile infilzare con una battuta la maggioranza: «Il commercio di vicinato non si difende con le mance. Si difende con una strategia». Può non piacere, ma è la sacrosanta verità.  L’elenco delle chiusure di negozi in centro storico lo evidenzia in maniera incontestabile. Il problema è  strutturale. Di sistema. 

Non si risolve con un finanziamento ancorché consistente e superiore alla mancetta. E’ indispensabile una scelta strategica chiamata in causa da Portesani.  E’ altrettanto vero che servono coraggio, lungimiranza e una progettualità fino ad oggi assente. Così come sarebbe scorretto addossare la causa della crisi all’attuale Amministrazione. La crisi del centro storico ha radici lontane e profonde. Ma questa non è un’assoluzione per la maggioranza. Ignavia e indolenza presenti e passate non sono delle virtù. Ma attenzione: mal comune non è mezzo gaudio. E’ un fallimento totale.  E la Cardaminopsis non è la causa. Probabilmente è il sistema Cremona che va rivisto.

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco.  «Noi non facciamo i salti di gioia per un nuovo centro commerciale. Dobbiamo però gestire i processi e, nella gestione di questi processi, è importante affrontare l’impatto viabilistico e quello ambientale» (Cremona oggi, 4 luglio). Una dichiarazione che non passerà alla storia per l’originalità. Ma neppure per la banalità. E’ anonima e inutile. Scontata. Non aggiunge una virgola al dibattito in corso. Ma sarebbe maramaldo infierire su Virgilio. 

Da circa un mese la rimozione, da lui sollecitata, del manifesto Pro- Vita, affisso in uno spazio autorizzato fuori dall’ospedale di Cremona è al centro dello scontro politico cittadino e lo affligge. La vicenda Cardaminopsis non ha distolto l’interesse dalla questione.

Già la bufera sul manifesto censurato non è passata. Quella sul futuro insediamento artigianale-commerciale è appena incominciata. Un carico pesante per chiunque. A maggior ragione per un sindaco eletto con una manciata di voti  rispetto al suo competitor.  Che è sostenuto da Luciano Pizzetti, suo carismatico e ingombrante mentore. Che è iscritto a un Pd in luna di miele con Fratelli d’Italia. Che dopo due anni non ha ancora dimostrato di possedere spiccate doti di leader.

Già, «Era una notte buia e tempestosa».  La storia continua. 

 

Antonio Grassi

Cardaminopsis, Carletti e Zanacchi precisano

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