Mancano i soldi per medici e infermieri, ma ce ne sono per il nuovo ospedale. E fanno gola alla mafia

13 Ottobre 2026

L’attuale tendenza della sanità ospedaliera è stata ben descritta dalla notizia che, per far fronte alla carenza di personale, alcuni servizi verranno affidati a collaboratori esterni. Un annuncio che ha visto la protesta dei sindacati, la cui richiesta è quella di “investire in assunzioni, nuovi modelli organizzativi, stabilizzazioni e valorizzazione del personale pubblico” (Cremona Oggi, 21 agosto 2026). Una posizione legittima e coerente con il ruolo di sostegno e difesa degli operatori sanitari, anche se forse il termine “investire” appare un pochino esagerato, visto che per farlo sarebbe necessario disporre di stanziamenti economici che,  al momento, non sembrano accessibili. Ci pare però di non aver sentito alcun commento relativo alla disponibilità  di milioni e milioni di euro destinati alla costruzione di un nuovo ospedale. Quindi, se abbiamo capito bene, da un lato non ci sono i soldi per pagare meglio i dipendenti ospedalieri, però dall’altra parte ce ne sono abbastanza per iniziative edilizie che ci riportano ai tempi della via Gluck.

A parte questi non trascurabili dettagli, la richiesta di aumentare le risorse disponibili per garantire il mantenimento dell’attuale stato di sofferenza della Sanità Pubblica è forse ignara del fatto che la struttura e le funzioni del SSN stanno arrivando al capolinea, visto che l’assistenza/organizzazione sanitaria sta velocemente cambiando nel resto del pianeta. Oggi infatti le priorità sono rivolte a ridurre inutili duplicazioni, per ricorrere a nuove tecnologie, per centralizzare specialità complesse (non tutti gli ospedali debbono fare tutto, specie se hanno una casistica assai ridotta), per creare reti anche sovra-regionali, per ripensare e rafforzare l’assistenza sul territorio, per programmare, innovare e rivedere l’organizzazione sanitaria… Tutti aspetti che l’intera Europa orami sta affrontando (Scozia, Germania, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Francia… ) (https://share.google/mxgKmzjpqHRFSCVo0) .

Da noi l’opposto: se, come ricordato, i sindacati si muovono solamente per lamentare l’esternalizzazione di alcuni servizi ospedalieri e richiedere (giustamente) una revisione dei compensi dei dipendenti, spiace considerare che nessuno sembra entrare nel merito delle cause che hanno portato alla situazione attuale. D’altro canto qualcuno, tra i vertici della sanità regionale, forse non ha ancora compreso che i “nuovi” ospedali dovranno far parte di un sistema integrato con il territorio, affrontare una trasformazione/gestione tecnologica dell’attività sanitaria e assistenziale e diventare qualcosa di differente rispetto al loro ruolo attuale. Le nuove tecnologie promettono di rivedere il concetto di “ospedale” così come lo conosciamo: l’ospedale di un domani assai prossimo sarà una cosa completamente differente rispetto a quello di adesso, ad esempio con l’impiego della telemedicina, del monitoraggio remoto, dell’automazione, del Command Center, della tecnologia del Digital Twin, di una nuova sanità territoriale che dovrà venire potenziata in termini di personale, non solo dal punto di vista edilizio.

Oggi invece, davanti ad un mondo in cui il modello di assistenza sanitaria sta rapidamente cambiando,  l’attuale realtà della la nostra Sanità pubblica può essere riassunta dalla comunicazione che un medico di medicina generale ha recentemente inviato ai propri assistiti: “Buongiorno, con la presente devo informarvi che, a causa dell’ennesima disfunzione del Sistema Informatico regionale, mi trovo attualmente impossibilitato ad inviare impegnative per mail……sono spiacente dell’inconveniente, che purtroppo non dipende da me”. Caspita, se anche sulle e-mail abbiamo problemi, figuriamoci il resto.

E’ vero, c’è carenza di personale, però tale condizione viene normalmente affrontata da parte di qualsiasi organizzazione aziendale in due modi: aumentando l’offerta salariale per i lavoratori di cui ha bisogno e/o modificando  l’organizzazione del lavoro investendo su procedure automatizzate/informatiche in grado di sopperire alle necessità. In caso contrario è ragionevole pensare che non riesca a sopravvivere alla concorrenza.

Quello che capita invece nelle organizzazioni pubbliche (pure denominate “aziendali”) è da un lato la riduzione dei servizi, dall’altro la loro esternalizzazione, senza peraltro la garanzia di mantenere i precedenti livelli qualitativi. Sembra quasi che l’eccellenza sanitaria non interessi a nessuno, visto che il livello di preparazione del personale dedicato all’assistenza ospedaliera sembra essere diventato un aspetto del tutto secondario (il recente caso dell’ospedale San Raffaele dovrebbe insegnare qualcosa). In alternativa si propone la riduzione dell’attività, senza che nessuno si ponga il problema delle reali esigenze sanitarie della popolazione. Tanto c’è sempre il privato.

Rivedere un’organizzazione che ha la necessità di venire ripensata e prevedere i prossimi sviluppi della Medicina sembrano invece elementi sconosciuti all’attuale gestione della sanità pubblica. L’esempio di Cremona è emblematico: a fronte di reali difficoltà gestionali e carenza di personale non solo si duplicano i posti di primario ma addirittura si decide di abbattere l’attuale struttura per edificarne una nuova appena di fianco. Tempi previsti per la costruzione non conosciuti, costi ipotizzati in perenne crescita ancora prima della posa della prima pietra. Poi, quando e se un nuovo ospedale prenderà il posto dell’attuale, magari qualcuno i accorgerà che l’organizzazione della sanità pubblica non sarà più come quella di dieci, quindici, venti anni prima e che il nuovo edificio non servirà a molto. A questo punto perché non abbattere anche questo e costruirne uno nuovo? E così via all’infinito, alla rincorsa della sanità del futuro. Ormai anche la speranza (che è l’ultima a morire) ci sta abbandonando, visto che il pensiero dominante considera l’assistenza sanitaria non per i risultati che riesce a raggiungere, bensì per i benefici economici che alcuni personaggi riescono a trarne.

Questione coerente con quanto afferma il prefetto Giannelli che, lasciando Cremona,  rammenta che si tratta di un territorio infiltrato dalla mafia e che, tra l’altro, il mare di soldi necessario alla costruzione del nuovo ospedale non potrà essere immune da tentazioni mafiose (Cremona Oggi, 8/10/2026).

Se ai cremonesi va bene così……….

 

Pietro Cavalli

Una risposta

  1. Uno dei cavalli di battaglia dei fautori della costruzione del nuovo ospedale è che diventerà maggiormente attrattivo. Nel senso che arriveranno pazienti in cerca di un ambiente nuovo, accogliente, circondato da giardini e animali, una sorta di turismo sanitario? Nel senso che i medici che ora se ne vanno, faranno a gomitate per venire a operare in un ospedale nuovo? Ma secondo lei, dottor Cavalli, i medici se ne vanno perché l’ospedale è “brutto”? I medici abbandonano il SSN perché non sono equamente pagati, preferiscono andare a guadagnare il giusto senza turni massacranti nel privato se non trasferendosi all’estero! Il numero dei medici in Italia non è inferiore a quello degli altri Paesi. Il problema è che sono poco considerati. E se continuerà a restare tale la situazione, dopo aver speso una montagna di denaro pubblico per costruire un edificio, persisterà il problema che più preme ai cittadini: quello strettamente sanitario. Avremo un ospedale ottava meraviglia del mondo dal punto di vista architettonico (mah, anche su questo ci sarebbe da dire…) non in grado di erogare prestazioni adeguate come per molti aspetti lo è ora! Mancano personale e un’organizzazione degna. Le risorse necessarie per le cura dei pazienti e per pagare adeguatamente medici e infermiere dovranno essere utilizzate per il cantiere.

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