”Il testo – ha detto Virgilio – non offriva solo informazioni e supporto per gravidanze difficili, ma conteneva la frase esplicita: “Fallo vivere, non abortire”. L’intervento istituzionale è scaturito dalla necessità di valutare l’impatto di un simile messaggio emotivo e morale in un luogo sensibile. Luogo e contesto contano: davanti all’ospedale transitano donne che affrontano percorsi complessi, diagnosi difficili, aborti spontanei o interruzioni volontarie di gravidanza. In questa specifica collocazione, un messaggio con un forte imperativo morale smette di essere una legittima espressione etica per diventare una potenziale fonte di colpevolizzazione, giudizio o pressione psicologica. Il dovere di cautela deve quindi essere massimo nei pressi dei luoghi di cura”.
Per quanto riguarda le obiezioni giuridiche, il Sindaco ha precisato che non è stata emessa un’ordinanza sindacale nè una revoca amministrativa, ma una comunicazione formale via pec al concessionario della pubblicità.
Quanto all’accusa che la presa di posizione sulla rimozione sia ideologica, Virgilio ha ribaltato la questione dicendo che il problema non è se un’associazione possa esprimere la propria posizione, ma se lo si possa fare davanti a un ospedale. ”Il contesto conta – ha precisato – e davanti a un ospedale si impone la cautela. Chi amministra una città deve chiedersi non solo se il messaggio è formalmente lecito, ma anche la modalità con cui viene espresso. Il bene giuridico che ho tutelato è la dignità della donna e la sua autodeterminazione”. Dunque non è in discussione la libertà di espressione del Movimento per la Vita e delle associazioni anti abortiste ma la dignità della donna e il suo rispetto, sancito peraltro dagli organi giurisdizionali quali il Consiglio di Stato e il Tar, intervenuti sui manifesti contro la pillola abortiva, con sentenze che che legittimano la rimozione del manifesto quando la pubblicità può generare turbamento, allarme o colpevolizzazione. Virgilio ha richiamato anche l’articolo 23 del Codice della strada che vieta messaggi lesivi delle libertà e dei diritti civili.
A coloro che criticando la sua decisione hanno ventilato la violazione della Costituzione, Virgilio ha riportato quanto disposto dagli articoli 3 (pari dignità sociale), 32 (tutela della salute) e libertà personale, dignità e riservatezza di chi accede a un percorso sanitario.
Virgilio ha infine replicato alle critiche del mondo cattolico all’interno del quale, ha detto, coesistono sensibilità diverse: una impegnata nella difesa della vita nascente e un’altra, cattolico-democratica, impegnata a fare coesistere principi, leggi e responsabilità pubblica.
”La laicità dello Stato non è ostilità verso la fede, ma garanzia per tutti” ha concluso il Sindaco.


