Manifesto pro vita, il Sindaco in Consiglio spiega e difende la rimozione: ”Tutelata la dignità delle donne”. Insoddisfatto Carotti (FdI) che aveva sollevato il caso

29 Giugno 2026
”La risposta data dal Sindaco non mi ha soddisfatto e lo dico su un piano prettamente laico e non confessionale.
Con la rimozione del manifesto, il sindaco Andrea Virgilio ha detto di aver agito in tutela della dignità delle donne che vogliono ricorrere all’aborto senza essere giudicate. L’intento del manifesto era invece mostrare alle donne, che vogliono ricorrere all’aborto perché la vedono come unica possibilità o perché subiscono pressioni per abortire, che un’alternativa all’interruzione volontaria di gravidanza è possibile e, nel pieno spirito della Legge 194, indicava a chi rivolgersi per cercare quell’alternativa”.
Così ha esordito Matteo Carotti, capogruppo in Consiglio comunale di Fratelli d’Italia, nella sua replica all’articolato intervento del Sindaco che ha spiegato perché ha rimosso il manifesto Pro Vita, collocato nella pensilina dell’autobus alla fermata dell’ospedale maggiore. Virgilio ha risposto in Consiglio all’interrogazione presentata in proposito da Carotti, poi ripresa da altri esponenti del centrodestra e da una trentina di esponenti del Pd, firmatari di una lettera con la quale si dissociano dalla rimozione del manifesto, lettera siglata anche dall’ex sindaco Gianluca Galimberti.
”Lo spirito della 194, denominata “Norme della tutela sociale della maternità e Interruzione Volontaria di Gravidanza”, è pienamente accolto dall’ospedale di Cremona, che ospita al settimo piano un centro di aiuto alla vita – ha continuato Carotti -.  La dignità delle donne non può basarsi solo sul dare informazioni su come esse possano accedere all’Interruzione Volontaria di Gravidanza, bensì nel metterle in condizione di poter scegliere consapevolmente alternative a questo doloroso epilogo.  Il Sindaco di tutta la città ha imposto la personale visione sua e di alcuni suoi sostenitori che affrontano il tema della vita nascente in modo spregiudicato: nella maggioranza del sindaco Virgilio c’è chi qualche anno fa era tra i firmatari di un opuscolo distribuito alla cittadinanza in cui si invitava le donne a fare meno figli per salvare il clima (l’assessore Rosita Viola ndr) e chi, solo pochi giorni fa, nel riferirsi a bambini mai nati, ha parlato di “materiale abortivo”.

”Il testo – ha detto Virgilio – non offriva solo informazioni e supporto per gravidanze difficili, ma conteneva la frase esplicita: “Fallo vivere, non abortire”. L’intervento istituzionale è scaturito dalla necessità di valutare l’impatto di un simile messaggio emotivo e morale in un luogo sensibile. Luogo e contesto contano: davanti all’ospedale transitano donne che affrontano percorsi complessi, diagnosi difficili, aborti spontanei o interruzioni volontarie di gravidanza. In questa specifica collocazione, un messaggio con un forte imperativo morale smette di essere una legittima espressione etica per diventare una potenziale fonte di colpevolizzazione, giudizio o pressione psicologica. Il dovere di cautela deve quindi essere massimo nei pressi dei luoghi di cura”.

Per quanto riguarda le obiezioni giuridiche, il Sindaco ha precisato che non è stata emessa un’ordinanza sindacale nè una revoca amministrativa, ma una comunicazione formale via pec al concessionario della pubblicità.

Quanto all’accusa che la presa di posizione sulla rimozione sia ideologica, Virgilio ha ribaltato la questione dicendo che il problema non è se un’associazione possa esprimere la propria posizione, ma se lo si possa fare davanti a un ospedale.  ”Il contesto conta – ha precisato – e davanti a un ospedale si impone la cautela. Chi amministra una città deve chiedersi non solo se il messaggio è formalmente lecito, ma anche la modalità con cui viene espresso. Il bene giuridico che ho tutelato è la dignità della donna e la sua autodeterminazione”. Dunque non è in discussione la libertà di espressione del Movimento per la Vita e delle associazioni anti abortiste ma la dignità della donna e il suo rispetto, sancito peraltro dagli organi giurisdizionali quali il Consiglio di Stato e il Tar, intervenuti sui manifesti contro la pillola abortiva, con sentenze che che legittimano la rimozione del manifesto quando la pubblicità può generare turbamento, allarme o colpevolizzazione. Virgilio ha richiamato anche l’articolo 23 del Codice della strada che vieta messaggi lesivi delle libertà e dei diritti civili.

A coloro che criticando la sua decisione hanno ventilato la violazione della Costituzione, Virgilio ha riportato quanto disposto dagli articoli 3 (pari dignità sociale), 32 (tutela della salute) e libertà personale, dignità e riservatezza di chi accede a un percorso sanitario.

Virgilio ha infine replicato alle critiche del mondo cattolico all’interno del quale, ha detto, coesistono sensibilità diverse: una impegnata nella difesa della vita nascente e un’altra, cattolico-democratica, impegnata a fare coesistere principi, leggi e responsabilità pubblica.

”La laicità dello Stato non è ostilità verso la fede, ma garanzia per tutti” ha concluso il Sindaco.

 

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