Manovra 2027, Virgilio: per Comuni e famiglie il conto non torna

2 Novembre 2026

“La manovra 2027 va valutata non solo con la calcolatrice, ma pensando ai bisogni delle persone, e dunque del Paese, ha commentato il sindaco di Cremona Andrea Virgilio.

“Chi amministra un Comune – ha aggiunto – conosce i vincoli finanziari, ma soprattutto le preoccupazioni quotidiane delle persone e delle famiglie. Garantire i servizi è un costo che ricade spesso sui Comuni. Su questo tema, assistiamo alla totale assenza di risposte da parte di una manovra che finanzia le proprie promesse fiscali sottraendo fondi agli enti locali. Ogni scelta di bilancio dovrebbe partire da una domanda: chi ne sosterrà davvero il costo? Un risparmio per lo Stato può riapparire nelle spese di un Comune o di una famiglia. Il primo nodo riguarda le entrate: tagli apparentemente positivi che tuttavia ricadono sulla capacità di spesa degli enti locali. E tagliare agli enti locali significa metterli in difficoltà nel garantire i servizi: il cittadino pensa di aver risparmiato, ma rischia di pagare il conto da un’altra parte. L’ampliamento del regime forfettario riduce infatti la base imponibile delle addizionali locali e gli interventi sull’IRPEF vanno a impoverire i bilanci territoriali. La riduzione delle imposte è un tema importante e doveroso, ma lo Stato deve sostenere il costo delle proprie scelte fiscali, garantendo compensazioni complete, automatiche e tempestive. Restituire un’entrata persa, però, non basta a mantenere gli stessi servizi. Un Comune può ricevere un ristoro e continuare a subire i tagli precedenti e i rincari. Se riscaldare le scuole, curare gli spazi pubblici e assicurare l’assistenza costa di più, con le stesse risorse si farà meno. I Comuni devono poter contare su risorse che tengano il passo con l’aumento dei costi, anche attraverso una quota delle maggiori entrate fiscali che lo Stato ricava dall’aumento dei prezzi. Occorre inoltre valutare le ricadute della revisione della spesa ministeriale: quando viene meno una misura di sostegno, le difficoltà delle persone restano. E spesso è al Comune che ci si rivolge per trovare una soluzione, senza che alle nuove richieste corrispondano risorse aggiuntive. La stessa concretezza serve per il dopo PNRR. Se penso a un nuovo nido penso a nuovi educatori, alle pulizie, al riscaldamento e alla manutenzione. Per le famiglie conta poterci accompagnare i figli ogni mattina, sapendo che il servizio continuerà a funzionare. Questa continuità va garantita per ogni struttura pubblica e prevista nella programmazione nazionale. Anche il potere d’acquisto dipende dai servizi: il beneficio di uno sgravio si ridimensiona se poi una famiglia spende di più per spostarsi, curarsi o assistere un proprio caro. Investire nei servizi collettivi alleggerisce queste spese e sostiene lo sviluppo. Trasporto pubblico, casa, scuola, welfare e sanità territoriale richiedono una programmazione stabile, insieme alla prevenzione climatica e alle opportunità per le aree interne. Non interventi spot che poi vengono spesso finanziati con un taglio da un’altra parte. Ne dipendono la qualità della vita, il futuro dei giovani e la competitività dei territori. L’esame parlamentare deve garantire entrate certe, rivedere i sacrifici già imposti e adeguare le risorse ai costi reali dei servizi. Su questi obiettivi sarebbe importante una convergenza più forte anche con le rappresentanze economiche, che hanno da una parte riconosciuto misure utili ma dall’altra hanno avanzato richieste su energia, investimenti e crescita. Sarebbe stato utile un confronto più incisivo con l’attuale Governo da parte dei rappresentanti delle imprese, per mettere al centro ciò che manca: una visione strategica per il sistema produttivo capace di andare oltre semplici agevolazioni temporanee. Lo stesso mondo economico chiede ai Comuni di sostenere iniziative, accompagnare progetti, promuovere eventi e rendere le città più attrattive. Sono richieste legittime, che spesso condividiamo. Ma per rispondere servono risorse certe. Difendere la capacità dei Comuni di investire e garantire servizi significa sostenere anche le imprese: questa consapevolezza dovrebbe pesare maggiormente nel giudizio complessivo sulla manovra. Le rappresentanze economiche hanno anche fortemente criticato le politiche europee: ma queste sono valide per tutti, eppure in Europa ci sono Paesi che sono cresciuti molto più dell’Italia, come ad esempio Spagna e Grecia. Va ricordato inoltre che in tutta Europa stipendi e salari sono aumentati e si sono maggiormente adeguati al costo della vita. Quelli italiani non crescono da trent’anni, ma l’inflazione è tornata nuovamente a crescere. Quindi non può essere l’Europa il dito dietro cui nascondersi: c’è un problema italiano di produttività, di assenza di politiche strategiche in questo senso, perché tutto viene affrontato con misure tampone, senza visione, senza prospettiva. E il tessuto produttivo e amministrazioni territoriali dovrebbero battersi insieme in questo senso perché la capacità dei territori di creare sviluppo è un interesse comune, da sostenere con coerenza nel confronto con il Governo.  Perché se la coperta è corta, non possiamo limitarci a tirarla da un lato o dall’altro. Bisogna prendere in mano i fili e il telaio e incominciare a lavorare a un nuovo tessuto: serve uno sforzo comune per garantire investimenti, produttività, crescita”.

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