Non senza perplessità mi sono addentrato nella visione della serie Sky dedicata agli 883, duo musicale certamente significativo ma non così tanto da meritare addirittura una serie tv. Eppure accade, perché il revival è proprio uno dei segni del nostro tempo, perfino quando si tratta degli anni ‘90, che di certo non furono gli ’80.
E infatti la serie inizia proprio con il racconto, molto ben fatto, di un altro famoso duo ma appunto degli anni ’80, I fratelli Righeira. A un certo punto, prima di salire sul palco del Festivalbar, imbracciando un sassofono, uno dei Righeira chiede all’altro se il pubblico si accorgerà che lui non lo sa nemmeno suonare… Perché i Righeira, che hanno venduto 3 milioni di dischi, numeri che oggi fa giusto Taylor Swift, non sapevano né suonare né comporre né leggere la musica. Eppure furono un fenomeno musicale assoluto, un tormentone infinito durato dieci anni e le cui canzoni hanno ancora oggi grande successo e sono entrate di fatto nel DNA musicale degli italiani, come l’intramontabile “L’estate sta finendo”.
I Righeira non erano due musicisti ma due animali da palcoscenico, bizzarri e buffi nei loro look estremi a metà tra il punk e il rock, coloratissimi, ricoperti di oggetti assurdi e dalle mosse robotiche quasi bambinesche. Eppure il loro successo fu veramente strepitoso, perché erano il prodotto di una società strepitosa, quella degli anni ’80 dove tutto era possibile, dove non importava che uno sapesse suonare purché sapesse intrattenere, causa ed effetto di un clima generale di entusiasmo e benessere mai visti prima. Oggi li definiamo leggeri, sciocchi, materiali quegli anni, eppure furono anni di incredibile entusiasmo, di voglia di divertire e divertirsi, di un benessere che sembrava non dover finire mai e che generava una sorta di buon umore generale inaffondabile.
Piero Chiara scriveva che il secolo dell‘800 era stato duro a morire, e che nelle campagne era durato fino al 1945. Ecco, gli anni ’80 sono un decennio duro a morire, tanto che gli stessi anni ’90, che pensavano di essere l’inizio del 2000, furono invece la lunga fine degli ’80.
Talmente sono duri a morire quegli anni ’80 che tutti i palinsesti di nuove produzioni su piattaforme tv e social sono in gran parte dei remake di film, telefilm e musiche di quegli anni, a riprova che anche i super tecnologici anni 2000 campano ancora di quel decennio di benessere entusiasta e sfacciato, ma che irradia ancora tutto il suo fascino.
Del resto è nella natura dell’uomo, davanti ai tempi che cambiano e che si preannunciano sempre più difficili e turbolenti, rassicurarsi ricordando i bei tempi appena passati piuttosto che guardare in faccia un futuro difficile.
Francesco Martelli
sovrintendente agli Archivi del Comune di Milano
docente di archivistica all’Università degli studi di Milano