Nel vivo il processo a Monza sulla fusione di Aeb con A2A

27 Febbraio 2026

Il processo sulla contestata fusione tra Aeb e A2A, accusata dalla Procura di Monza di essere stata realizzata in violazione delle procedure pubbliche e con un danno milionario per la società brianzola, ha vissuto ieri una delle sue udienze più attese. Davanti alla giudice Debora Vanini è stato ascoltato Tiziano Mariani, ex capogruppo consiliare di Noi per Seregno e primo, anni fa, a sollevare dubbi sull’operazione. Una vicenda speculare a quella che a Cremona ha visto Aem finire direttamente sotto il controllo di A2A senza che sia stata indetta una gara a evidenza pubblica. 

Mariani ha aperto la sua deposizione con una frase destinata a restare impressa: “Avrei dovuto portare quattro valigie di documenti per spiegare i miei esposti, perché ho scritto non solo alla Procura di Monza e alla Corte dei conti, ma anche al presidente della Repubblica e a quello del Senato.”

L’ex consigliere ha ripercorso i passaggi che lo portarono, nel novembre 2019, a presentare il primo esposto contro la fusione. Ha ricordato come AEB fosse una società partecipata al 70% dal Comune di Seregno e come, in qualità di consigliere, ritenesse suo dovere vigilare su un’operazione che prevedeva la cessione del controllo a un unico soggetto, A2A.

Mariani ha poi riferito della nomina del nuovo cda di AEB e della presidente Loredana Bracchitta, figura che – a suo dire – presentava un curriculum “incompatibile” con il ruolo. In Consiglio comunale, ha aggiunto, venne a conoscenza di un documento di intenti che lasciava presagire un accordo già delineato.

Le accuse della Procura: “Operazione costruita per favorire A2A”

Secondo la Procura di Monza, rappresentata dalle pm Stefania Di Tullio e Cinzia Citterio, la fusione sarebbe stata strutturata “al solo fine di favorire la società A2A”, con un danno per AEB stimato in non meno di 60 milioni di euro. Contestata anche la mancata valorizzazione del premio di maggioranza, quantificato in almeno 5,7 milioni di euro.

Gli inquirenti sostengono che per portare a termine l’operazione si sarebbe proceduto:

  • al mancato ricorso alla procedura pubblica prevista dalla normativa;
  • alla manipolazione dei dati relativi agli asset di A2A;
  • alla costruzione di una falsa rappresentazione dell’“insostituibilità” di A2A per lo sviluppo futuro del gruppo AEB.

Gli imputati e le parti civili

Alla sbarra siedono figure di primo piano della politica e della governance societaria dell’epoca:

  • Alberto Rossi, sindaco di Seregno (presente in aula);
  • Giuseppe Borgonovo, assessore alle partecipate del Comune;
  • Alfredo Ricciardi, segretario generale del Comune;
  • Loredana Bracchitta, ex presidente del CdA di AEB;
  • Giovanni Valotti, allora presidente di A2A;
  • Pierluigi Troncatti, partner di Roland Berger srl.

Si sono costituite parti civili il Comune di Seregno, gli altri Comuni soci della multiutility e alcuni consiglieri comunali di Lissone, in sostituzione dell’amministrazione che non ha intrapreso azioni.

Prossime tappe

Il dibattimento proseguirà a marzo, quando verranno ascoltati altri testimoni chiave e si entrerà ulteriormente nel merito delle procedure che portarono alla fusione.

Una risposta

  1. SEMPRE LA STESSA ROBA. DX, SX, CENTRO ECC. SONO FONTE DI STE ROBE. POI ANCHE LA GIUSTIZIA…….INSOMMA TUTTI E SOLO X INTERESSI. FATE PENA! COSA INSEGNATE AI GIOVANI??? OVVIAMENTE CON I DISTINGUO DEL CASO, MAI FARE DI TUTTA L ERNA UN FASCIO, PERÒ COSA DIRE?
    VERGOGNOSE PERSONE!!

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