Il mio mesociclone. Mio per quello che ha evocato nella mia immaginazione; perchè mi ha segnato in maniera indelebile, nell’anima soprattutto. E’ diventato parte di me. Rivisitando l’evento che ha sconvolto la città di Cremona, il 28 agosto scorso, ho notato che i segni della devastazione sono presenti ancora un po’ ovunque, a distanza di un mese. Eppure è andata bene! Solo 43 persone ferite registrate al Pronto soccorso, ma stando alle testimonianze raccolte, è un numero di gran lunga inferiore a quello effettivo. La gente ha fatto anche l’inimmaginabile pur di salvare la pelle, e questo suggerisce l’idea che in condizioni di pericolo si possano attivare nella mente dei meccanismi sconosciuti, e apparentemente “strambi” in condizioni normali.
In questa cabina per il cambio costume (foto 1) , in una società privata, ci finirono in undici, tra adulti e bambini, per proteggersi dalla tempesta. Poteva rovesciarsi col vento, essere abbattuta da una pianta cadente. Invece è andata bene, solo feriti lievi. Undici, un numero incredibilmente alto rispetto allo spazio disponibile. Un effetto d’illusionismo circense, vien da pensare. Quelle persone però si sono attivate in ritardo, perché sono entrate in quella cabina quando alcune erano già ferite. Si sono messe in una situazione fortunosa, vuoi forse anche perché si è smarrito quell’istinto primitivo che ci fa percepire in anticipo i segnali di un temporale imminente, che gli animali hanno preservato alla grande, mettendosi al riparo molto prima. Vuoi forse anche perché lo si delega allo strumento informatico, e quindi alle previsioni meteo digitali che sono troppo spesso sballate, soprattutto d’estate, e inevitabilmente, a detta degli stessi metereologi.
Cionostante non ci sono stati morti, e questo fatto sembra un’altra magia. Con migliaia di alberi abbattuti o lesionati, alcuni precipitati su muraglie distrutte in un battibaleno come castelli di sabbia (foto 2) con 10mila auto danneggiate o distrutte, schiacciate (foto 3, 4), alcune quasi completamente sommerse dalla massa di foglie verdi (foto 5); e poi con tetti, lamiere cartelloni, segnali stradali volati per strada, e con chicchi di grandine delle dimensioni di una pallina da tennis (foto 6) scagliati in gran numero violentemente dal cielo come proiettili di ghiaccio (foto 7), com’è possibile che non ci siano stati morti?
Il dato è senza dubbio di conforto, ma ci induce a pensare che l’evento fatale, nel corso di un fenomeno di questa portata, sia statisticamente molto raro. D’altronde non ci furono morti neppure durante il nubifragio del luglio scorso, né in quello del luglio 2022, che distrusse il ponte sul Morbasco. Questo significa che l’evento fatale scaturisce da una perfetta sequenza di circostanze sfavorevoli, riassumibile nella frase: trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato e nelle condizioni fisiche più vulnerabili”. E’ quanto successo a Salma – nome che non poteva essere più adatto per il tragico evento – una donna marocchina uccisa sul marciapiede a Lissone, il 24 luglio 2023, da un albero caduto improvvisamente durante un nubifragio.
Di morti in realtà ce ne sono stati, tra gli uccelli, tra gli animali più esposti alle intemperie perché vivono all’aria aperta, senza un rifugio, e quindi più facilmente colpiti dalla grandine o sbalzati dal vento fuori dal nido, o schiacciati dalla pianta sopra la quale c’era il nido. Ecco due piccioni uccisi, quasi stirati (forse da un albero caduto), l’uno accanto all’altro, al parco Asia (foto 7) .Questo colombaccio (foto 8) se ne stava invece immobile come una statua, apparentemente attonito, disorientato, senza fuggire, nonostante la mia vicinanza, forse anche perché non voleva abbandonare la sua casa, il suo nido, precipitato anch’esso con l’albero su cui era posato.
E’ difficile credere che tutto questo sia stato reale. Allora mi sono lasciato andare alla fantasia per ambientarvi uno scenario apocalittico, in cui mostri preistorici prendono forma, e partecipano all’assalto della città, causando panico e distruzione. Così ho visto in questo grosso tronco nientemeno che un Tyrannosaurus Rex , il più terribile tra i dinosauri, con la bocca aperta pronto ad ingoiare qualcuno (foto 9). E in quest’altro, con la lingua procidente, il naso un poco all’insù e il grande occhio tondo senza palpebre per il legno potato, un altro mostro inquietante che si aggirava per le vie a seminare terrore (foto 10). In quest’altro, invece, dal lungo collo e le zampe anteriori protese in avanti e quindi ben fissate sul terreno per meglio portare l’attacco alla muraglia, che sta distruggendo o mangiando con la sua lunga bocca ,e di lato le orecchie rizzate in posizione d’allerta, come non vedervi un enorme e terribile quadrupede?
La natura violata non finisce di stupire, perchè in questo caso ci presenta come un enorme scarpone (foto 12) che fa venire in mente i Giganti, personaggi della mitologia antica che tentarono la scalata all’Olimpo, per scalzarvi Zeus e le altre divinità, e ora, invece, in città per concorrere a distruggerla con le altre forze della natura.
Infine (foto 13), questo grandioso pioppo bianco ribaltato, coi suoi lunghi rami che sembrano le zampe di un gigantesco ragno che si dimenano nell’aria per ritrovare l’equilibrio perduto; con quel lato B in mostra, tutt’altro che attraente, ma che ci riporta alla realistica drammaticità di una natura pesantemente violentata, che cerca di rimettersi in piedi, ma che appare sempre più fragile, avendo il ciclone fatto piazza pulita di tante situazioni precarie, ma avendone suscitate e incancrenite tante altre. D’altronde potenza e fragilità in natura vanno a braccetto. La potenza del ciclone che ha esposto, rivelato la fragilità del nostro patrimonio arboreo, preannunciando la possibilità di altri fenomeni estremi, sempre più frequenti e devastanti, vuoi anche per il clima che muta, in maniera apparentemente inarrestabile.
Che le potenze della natura si siano dunque persino trasfigurate e coalizzate tra loro, in una sorta di vendetta divina, per punire l’uomo colpevole di danneggiare in continuazione l’ambiente senza alcun pudore?
“La natura chiede il conto” si dice, perciò c’è chi ancora si ostina a negare i cambiamenti climatici per il timore di dare la colpa all’uomo. Ma i mutamenti climatici sono sempre avvenuti sul nostro pianeta, e in maniera anche molto più catastrofica di quanto vediamo oggi,q uando l’uomo non era ancora comparso sulla faccia della Terra. Che poi l’uomo abbia contribuito al degrado dell’ambiente, non ci piove. Ma in che misura abbia contribuito ai mutamenti climatici, al momento non so dire.
In definitiva il punto è: ” Siamo preparati a questi cambiamenti e agli eventi estremi che li potranno caratterizzare?
A vedere quanto è successo il 28 agosto a partire dal nostro patrimonio arboreo, quanto si è fatto prima a sua tutela e anche dopo, passata l’emergenza, direi assolutamente di no. Mi faccio il segno della croce quando devo attraversare viale Trento Trieste o la scarpata di via Bergamo, per le piante pericolanti lasciate lì, in attesa di che..? Di un altro evento simile?
Si tratterebbe allora di ripensare in lungo e in largo l’approccio all’ambiente, e quindi l’idea di verde urbano, ma questo comporta un’altra ampia riflessione.
Stefano Araldi
Foto 1 centrale












2 risposte
La sua immaginazione nel vedere creature diverse nei resti del ciclone dovrebbe almeno un po’ rendere meno triste la realtà. Ma dopo la fantasia arriva la concretezza: chi ci governa è disponibile a rivedere la sua idea di ambiente e verde urbano? Ah, saperlo! Mi sento pessimista, chissà perché…
Che piacere leggere ancora un suo articolo Dott. Araldi.!
L’evento catastrofico che ha colpito Cremona quel 28 agosto è davvero ancora molto visibile, come lei evidenzia in questo suo bel articolo, nei nostri viali e strade dove sono, in attesa di essere rimosse, piante e fogliame, tetti ecc. Indubbio che il cambio del clima è opera anche dall’azione scellerata di inquinamento che, ahimè, l’uomo produce ogni giorno. Nasce però la speranza che la natura riesca ad adattarsi sempre a una nuova vita. A tal proposito dopo circa due settimane ho scritto questa poesia che qui condivido:
Nuova primavera
Osservo il mio giardino dall’ultima tempesta
del 28 agosto.
L’albicocco sradicato,
il prugno e il caco
quasi sventrati
la pianta che sembra
appoggiata delicatamente
al tetto del garage,
il pero completamente spoglio
di un inverno inatteso.
Tutto sembra perduto.
Eppure sono passati giorni
uno strano verde primavera attira il mio sguardo.
Le piante si stanno riprendendo.
Piccole foglie stanno nascendo quasi a ricordare
che la vita è più forte
di ogni vento che strappa
e distrugge.
E in questa nuova
primavera inaspettata
riemerge un nuovo vigore
e una nuova luce.
Grazie mio piccolo giardino
che mi regali questa
nuova gioia di vivere
nonostante tutto.