di Giuseppe Pigoli
Delle sofferenze dei Gazawi ad opera degli israeliani si parla tanto – com’è giusto – ma non si dice tutto. In un’intervista scoperta per caso su You Tube e rilasciata da Francesca Borri (giornalista di sinistra operante in Palestina da decenni) viene evidenziato come i palestinesi siano oggetto di angherie anche da parte dei ricchi connazionali che sequestrano, con il silenzio complice degli israeliani, parti cospicue degli aiuti umanitari a scopo di lucro e commercio. Ancora una volta, dunque, distinguere fra buoni e cattivi non risulta facile, soprattutto visto che non tutte le notizie passano con doverosa equità. Altra perplessità nasce dal fatto che quando si sente parlare del Medio Oriente o di Ucraina, gli “esperti” lanciano i loro commenti indignati contro il capitalismo guerrafondaio, origine di tutti i mali. Mi domando perché nessuno sospetta che queste guerre le hanno volute tutti per ragioni diverse e che per ragioni altrettanto diverse nessuno è veramente interessato alla pace (altrimenti l’avrebbero già stipulata) perché tutti, dico tutti, con una pace affrettata avrebbero troppo da perdere a livello politico, economico e di prestigio.
È vero, il capitalismo e l’imperialismo occidentali si sono macchiati di colpe indicibili, esattamente come hanno fatto, a loro tempo, gli ottomani e gli arabi (invasioni, schiavismo, sfruttamento…) questi ultimi, però non sembrano proni a scusarsi con il mondo intero come fanno i nostri insigni rappresentanti (ad esempio Re Carlo in Africa). Alla fine l’unico vero colpevole dei mali della storia resta l’Occidente.
A mio parere dovremmo porre attenzione anche ai meriti della nostra cultura, meriti che in troppi sembrano dimenticare. Mi chiedo ripetutamente le ragioni di questo oblio, ma fatico a trovare una risposta che non sia simile all’improperio, per cui me ne sto zitto. Oltre a cospargerci il capo di cenere per le nostre indubbie colpe, dovremmo anche ricordare che con la rivoluzione americana (1776) è nata la democrazia che, pur in difficoltà, dura ancora oggi dopo 250 anni e a cui si è ispirata la rivoluzione francese (1789) . Quest’ultima ha sì generato una democrazia che quasi subito, però, è sfociata nel Terrore, cui è seguita la restaurazione di una serie di regimi monarchici e di repubbliche in cui mancava il suffragio universale, proclamato solo nel 1944. In breve, la democrazia come l’intendiamo oggigiorno, in Europa è rimasta solo un’idea fino al dopoguerra.
Su questi concetti dovremmo riflettere con animo aperto e pensare che Trump, Xi e Putin non sono uno migliore dell’altro; quanti sono coloro che pensano che Putin sia buono? Dovremmo inoltre pensare che Trump non è l’unico guerrafondaio; suoi predecessori sono stati Truman, Kennedy, Johnson, Nixon, Regan e Obama (quest’ultimo seguito con fedeltà canina dal comunista D’Alema nella guerra del Kosovo). Dovremmo pensare che non basta un bestione come Trump per minacciare seriamente la democrazia. Il mercato libero, praticato da sempre a tutte le latitudini, non è il peccato originale da cui mondarci (Maometto era un mercante e la sua seconda moglie una ricchissima donna d’affari; così è se vi pare!).
Il capitalismo è un fatto storico enorme, sia nel bene che nel male: ha sfruttato, schiavizzato, inquinato, ma ha anche curato, sfamato e creato un benessere senza precedenti nella storia. Da quando Spengler ha pubblicato Il tramonto dell’Occidente – di cui ho letto solo una vulgata, ma che viene citato a ripetizione – ci battiamo il petto sentendoci responsabili dei mali del mondo. E non facciamo altro! È diffusa la sensazione che la democrazia sia in pericolo (forse è più di una sensazione). Un modo per difenderla consiste, ad esempio, nella resistenza al diffuso e nauseabondo linguaggio assertivo che non dà spazio a quello propositivo; se manca quest’ultimo c’è posto solo per l’autocommiserazione.
Concludo con un’ultima riflessione: così come il fallimento dell’ideale marxista non è stato causato dall’assurdità o impraticabilità dell’ideale stesso, ma dalla sua degenerazione in ottusa burocrazia di potere, analogamente si potrebbe dire che il capitalismo, nonostante il suo straordinario impatto storico, rischia di essere travolto dai suoi numerosi e ripetuti eccessi, cui oggi indulge con preoccupante disinvoltura.
4 risposte
“Mi chiedo ripetutamente le ragioni di questo oblio ( dei meriti della nostra cultura),ma faccio fatica a trovare una risposta..”. Senza ricorrere all’ improperio, questa risposta a mio avviso è tutt’altro che difficile da cogliere e sta in quella cultura di odio suicida, autolesiva, autodistruttiva che forze straniere ( e non era certo l’America (Usa) a sua volta parte in causa in questa autodistruzione di cui anche lì vediamo oggigiorno i frutti devastanti) portarono avanti su tutti i livelli, in particolare come attacco alla religione e alla cultura, oltre che ai fondamenti democratici, per favorirne la demolizione fino alla scomparsa, cosa che da ottenere conducendo una guerra diretta armata sarebbe stata molto ma molto dispendioso e molto più incerto nell’esito.
Benissimo, ma ciò che inquieta è l’inanita’ dei politici (ma questo lo sapevamo) e dei vertici economici occidentali (e questo lo sospettavamo) che sembrano avere un ruolo affatto secondario in questo processo distruttivo.
Quando scrive di natura e botanica, il dottor Araldi è sempre molto preciso e dettagliato nelle descrizioni. Quando commenta sembra esprimere la conclusione di un lungo corso di pensieri. Lascia un po’ in sospeso come se noi lettori fossimo al corrente delle sue personali riflessioni. Perché resta sul vago e non parla apertamente? Perché non fa nomi e cognomi? Teme forse ritorsioni? Da parte di chi? Di Trump? Dell’ Islam? Che ne so…
Cara Paola Pieri, diciamo che la botanica, nonostante le sue evoluzioni, è più precisa rispetto alla geopolitica che è spesso lasciata all’interpretazione, non sempre facilmente dimostrabile. Ma m’ero limitato ad un accenno per non essere molto lungo nel commento e per lasciare spazio anche alla fantasia altrui. Ora però visto che me lo chiede, glielo dico più in dettaglio, come ipotesi da me più condivisa. Dagli anni 70 in particolare il Kgb ,in particolare con Andropov, capì che c’era un modo migliore per combattere il nuovo nemico, l’occidente, dopo la caduta del nazismo e cioè favorire l’infiltrazione della propaganda distruttiva, finanziando tra l’altro partiti allora più chiaramente antioccidentali, come il Pci ad esempio, ma soprattutto quella propaganda islamica con cui si trovava agli antipodi per certi versi (ateismo di Stato Vs religione di Stato) ma con cui aveva in comune un grande sentimento, e cioè l’odio per l’occidente. È evidente poi che tale propaganda più aumentava, più poteva favorire il passaggio all’azione (vedi i vari attentati), trovando poi il suo culmine nella causa palestinese, ritenuta da molti un’invenzione del Kgb e di Arafat….