Ospedale, lettera-appello ai 113 sindaci della provincia

11 Dicembre 2023

Il Movimento per la riqualificazione dell’ospedale maggiore di Cremona ha inviato la seguente lettera-appello tramite Pec, posta elettronica partecipata, ai 113 sindaci della provincia.

Le premesse

A fronte del progetto di edificazione di un nuovo ospedale a Cremona che prevede la demolizione del Maggiore

-preso atto della presentazione del progetto tenutasi a porte chiuse per una platea di addetti e autorità con esclusione della cittadinanza

-constatate le modalità dell’iter decisionale dell’Azienda sanitaria locale, dell’Amministrazione locale e del Governo regionale senza passaggi informativi e di confronto con la cittadinanza

-considerati gli impatti a breve e medio termine (il periodo di transizione tra l’esistente e la realizzazione del nuovo ospedale si colloca presumibilmente tra i 6 e i 10 anni) sull’erogazione dei servizi di assistenza già oggi inadeguati a soddisfare i bisogni degli utenti che scelgono di migrare verso presidi fuori provincia

-considerati i livelli di assistenza che un presidio dedicato principalmente a patologie complesse può offrire a un’utenza che si caratterizza per patologie afferenti più che all’area della complessità a quelle della cronicità e comorbilità proprie dell’età avanzata, complicate da una rete di sostegno sociale inadeguata a far fronte a situazioni di fragilità famigliare riconducibili spesso a dati anagrafici

-in merito a un progetto che si caratterizza per un investimento che punta su un presidio ospedaliero che dovrà attirare utenza selezionata per tipologia di patologie attrezzandosi di apparati e di personale adeguato a garantire erogazioni di servizio ad alto valore aggiunto in concorrenza con altri presidi e non nato per rispondere ai bisogni sanitari prevalenti nella popolazione del territorio

-considerato il silenzio di fatto sulla riorganizzazione, sulla implementazione, sul coordinamento con l’esistente e la sua valorizzazione e sulla dotazione di organico della medicina territoriale che rappresenta la criticità del nostro territorio e a cui si è imputato il tragico scotto che il Cremonese in particolare ha pagato alla pandemia covid con l’impegno rilanciato in mille modi dal 2020 da politica e istituzioni di rivedere con urgenza l’assistenza sanitaria a partire dal territorio e di investire prioritariamente in questa direzione 

-visto che, come risulta dalla documentazione che abbiamo visionato (e di cui abbiamo dato conto in data 7/11 sul blog vittorianozanolli.it) , si spenderanno almeno 21 milioni a titolo di interventi su strutture e impianti per garantire il funzionamento del nostro ospedale ritenuto obsoleto in aggiunta ai costi non quantificati per i  lavori in calendario per trasformare il Padiglione 8 in Ospedale di Comunità, soldi buttati al vento in una struttura non più adeguabile (o impegno di spesa che depone a favore di una  possibile riqualificazione del Maggiore)

-alla luce del fatto che ci sono esempi luminosi e attuali di strategie vincenti e convincenti tagliate sull’esistente; valga per tutti il Maggiore di Bologna, per tipologia e struttura simile al nostro, costruito nel 1955, alto 15 piani (quindi più datato e più alto del nostro), dotato di una quarantina di Unità Operative tra cui il Trauma Center noto per la maggiore casistica di pazienti gravi ricoverati e con il Laboratorio Analisi più grande d’Italia e uno dei maggiori d’Europa con oltre 18 milioni di accessi l’anno, per il quale  non si è scelto l’abbattimento ma la riqualificazione con l’aggiunta di un blocco mentre l’intera ala C sarà ristrutturata  per adeguarla a nuovi standard in materia di antisismica e risparmio energetico,

 I timori dei cittadini

Il Movimento per la riqualificazione dell’ospedale di Cremona ha raccolto l’attenzione preoccupata in merito a questi temi di migliaia di cittadini cremonesi

-che chiedono chiarezza sul loro futuro sanitario

-che esprimono dubbi sull’opportunità di un progetto che impegna risorse e lascia l’utenza senza risposte in ragione della ridotta fruibilità del nuovo ospedale da parte dell’utenza portatrice di bisogni sanitari di media gravità e di cronicità

-che segnalano l’urgenza di ridisegnare ex novo e implementare  la Medicina territoriale a partire dalla presenza capillare della medicina di base con orari che ne consentano l’effettiva fruibilità sul territorio anche da parte di un’utenza sempre più anziana e meno autonoma negli spostamenti

 Le richieste ai sindaci

 Il Movimento per la riqualificazione dell’ospedale maggiore chiede ai sindaci in quanto responsabili della tutela del diritto alla salute dei loro cittadini di raccogliere e farsi portavoce di queste istanze. E’ nel dialogo e nell’alleanza tra istanze dei cittadini, bisogni dei territori e volontà politica di chi a vario titolo li rappresenta che i problemi trovano soluzioni adeguate e il denaro dei contribuenti la giusta destinazione.

La legge 833/78 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, confermata negli anni da norme di rango costituzionale e di grado ordinario, che recita nell’incipit «L’attuazione del Servizio sanitario nazionale compete allo Stato, alle Regioni e agli enti locali territoriali, garantendo la partecipazione dei cittadini», da una parte consegna ai cittadini il “diritto-potere” di partecipare all’attuazione del Servizio sanitario pubblico, dall’altra assegna alle istituzioni nazionali, regionali e locali il relativo dovere di garantire le condizioni che ne facilitino la partecipazione.

Chi si è espresso ad oggi sul territorio a favore del progetto che prevede la costruzione del nuovo ospedale e la demolizione del Maggiore sono 23 sindaci e l’ Azienda socio sanitaria territoriale. Fuori dagli ambiti istituzionali migliaia di cittadini interpellano chi li rappresenta.

Considerazioni finali

Il futuro sanitario di una collettività non si gioca con l’azzardo di una progettazione che risponde ( e bene, va riconosciuto) all’invito della committenza ad osare. L’utopia applicata al concreto diritto a una sanità onesta perché economicamente sostenibile oltre che tagliata sugli effettivi bisogni dell’utenza che deve servire è un lusso che diventa abuso quando è pagato con i soldi dei contribuenti.

Ai sudditi che chiedevano pane c’è stato chi offriva brioches. Ai cremonesi che chiedono un ospedale aperto ai loro bisogni e una sanità territoriale presente serve davvero un tuffo nel meraviglioso?

I sindaci siano la voce di chi chiede a pieno diritto di partecipare a decidere del futuro sanitario di un’intera collettività che ha pagato al covid e alla desertificazione sanitaria del suo territorio, in percentuale, il più alto prezzo al mondo.

 

Movimento per la riqualificazione dell’ospedale maggiore di Cremona

4 Responses

  1. Di fronte alla serietà delle analisi e delle proposte del Movimento per la riqualificazione dell’ospedale esistente ci si aspetterebbe altrettanta serietà da parte degli Amministratori e dei sostenitori del nuovo progetto.

  2. La chiarezza e completezza di questa analisi da parte di chi dubita della bontà del progetto sono più convincenti delle propagandate, ma reticente ragioni a favore. Rispetto al molto interessante caso dell’ospedale di Bologna manca una valutazione del peso dato ad un vantaggio su scala regionale ancora non espresso.

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