Poesie al tempo del lockdown, Gigliola Reboani all’ADAFA

18 Ottobre 2021

Eravamo

 

Eravamo volti scoperti

e mani nude

Eravamo frammenti del tutto

Venature in quell’unico

blocco di marmo

Oggi siamo

i leoni del Duomo

Composti e distanti

Custodi della piazza

Deserto

di metafisica bellezza

 

Mi sbaglierò, ma oggi ho la sensazione che noi si abbia dimenticato come si viveva durante il primo lockdown, quello senza sconti, dello scorso anno. Quando la città era ridotta a materia inerte con le strade vuote, le vie deserte, il silenzio rotto solo dalle sirene delle ambulanze.  Pochissime anime in circolazione. Scuole chiuse.

Quando ogni giorno la cronaca ci regalava  concittadini deceduti con e per covid -19, quando si aveva paura di uscire e non si trovava più l’alcool disinfettante sugli scaffali dei supermercati. Anche le mascherine erano irreperibili, così come i guanti monouso. Neppure il personale sanitario ne aveva disponibilità. In ospedale si lavorava a turni impossibili, le persone morivano, la terapia intensiva era l’inferno. Il pronto soccorso un luogo da evitare…

Prima di uscire di casa, io come tutti, mi bardavo come un chirurgo prima di entrare in sala operatoria.

Non vorrei ricordare il triste e drammatico spettacolo delle bare accatastate, dei nuovi container refrigeranti al cimitero, del forno crematorio sempre in funzione, dei funerali ridotti a riti abbreviati e senza requiem.

Io non lavoravo in quei giorni. Ero a casa, spesso in giardino. Perché ho la fortuna di possederne uno. Mio marito cessava di essere un pendolare, non più cliente fisso della sfortunata linea Milano-Mantova. Unico lato positivo del lockdown: la scoperta che si può lavorare anche da casa mantenendo inalterata la produttività.

In quei giorni ho abbandonato il computer e ho ripreso in mano la penna. Perché scrivere su un foglio di carta mi sembrava più adatto al tempo che stavo vivendo. Avevo bisogno del contatto con il foglio, con la matita, con la gomma per cancellare. Difficile da spiegare questa nuova necessità, vissuta come il recupero di un’intimità ritrovata nell’isolamento imposto. Era il recupero di un vissuto passato. Così ho incominciato a fare cronaca, ma non in prosa. Ho scelto naturalmente di esprimermi in versi. Anche in rima, per sdrammatizzare ho osato fare dell’ironia. Amara, certo. Così ho alternato liriche ‘impegnate’ e cariche di drammaticità a filastrocche capaci, spero, di strappare qualche sorriso.

Presenterò alcuni di questi testi sabato 23 ottobre all’Adafa, nel quarto e penultimo incontro del ciclo, a cura di Cele Coppini, ‘Giornalismo al femminile plurale, raccontare l’oggi attraverso fatti, pensieri ed emozioni’, organizzato dall’Adafa – Amici dell’Arte Famiglia Artistica, presso la sede dell’associazione, in via Palestro 32.

Alle 17.30, spiegherò come scrivere in versi per raccontare i giorni durissimi del primo e severo lockdown non sia incompatibile con il ruolo di cronista e la professione giornalistica, ma sia solo un modo diverso di narrare le angosce, il dolore, il lutto e la speranza vissuti lo scorso anno, a Cremona, una delle città più colpite e ferite dal virus, nei primi drammatici mesi della pandemia da Covid-19.

‘Eravamo volti scoperti e mani nude…’ è il titolo dell’incontro, che riprende un verso emblematico della mia poesia ‘Eravamo’, che sarà letta dall’attrice cremonese Enza Latella, alla quale è affidata l’interpretazione  delle mie liriche, alcune delle quali sono state pubblicate sul calendario benefico 2021 ‘Il respiro della città sospesa’, edito da Fantigrafica, presentato lo scorso febbraio nella cornice del Teatro Ponchielli.

 

Saranno proprio le immagini del calendario a fare da scenografia all’incontro. Si tratta degli scatti di Mino Boiocchi e Matteo Sessa, fotografie di una città vuota che rappresentano appieno il clima di desolazione, paura e solitudine che si respirava in città già prima del dpcm 9 marzo 2020 col quale si estendono a tutto il Paese le restrizioni già imposte in Lombardia.

 

Ho sentito, nei mesi dell’isolamento, la necessità di esprimermi in versi attraverso una sorta di diario quasi quotidiano e ho scelto di pubblicare sui social, in particolare Facebook, i miei pensieri. E’ stato un processo spontaneo di condivisione per scongiurare l’isolamento ed esorcizzare la straordinarietà del momento. Altrettanto naturale è poi stato sposare i miei testi alle fotografie di Mino Boiocchi e alle immagini dall’alto riprese dal drone di Matteo Sessa, che in quei giorni iniziavano a documentare la città vuota.

Quando Cele Coppini mi ha chiesto di essere tra le relatrici del ciclo di incontri ‘Giornalismo al femminile plurale’  ho pensato di affidare la lettura dei miei testi poetici ad Enza Latella, personalità poliedrica e dai tanti talenti nonché cara amica che conosco dai tempi dell’Università. Mi è di conforto affidare a lei i miei scritti. Saprà valorizzarli come io non sarei in grado di fare’.

 

Gigliola Reboani

L’incontro si svolgerà nell’osservanza di tutte le disposizioni anti-covid. Per l’accesso è richiesto il possesso del green pass.

Info www.adafa.it, adafacremona@gmail.com, tel. 0372-24679. E’ consigliata la prenotazione.

 

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