“L’assessore Zanacchi descrive Cardaminopsis come un’opportunità per la città. Ma una scelta di queste dimensioni non può essere valutata soltanto in base ai posti di lavoro annunciati o agli oneri di urbanizzazione che entreranno nelle casse comunali. La vera domanda è un’altra: quale idea di sviluppo stiamo costruendo per Cremona?” Lo dichiara Alessandro Portesani, già candidato sindaco e capogruppo di Novità a Cremona in consiglio comunale. Nessuno mette in discussione il valore degli investimenti o dell’occupazione. Ma un’Amministrazione ha il dovere di valutare anche gli effetti sul commercio di vicinato, sul centro storico, sulla viabilità, sulla qualità urbana e sull’equilibrio complessivo della città. Lo sviluppo è tale solo se tiene insieme tutti questi elementi. Dire che il progetto porterà benefici al centro storico perché sono previste alcune compensazioni economiche significa capovolgere il problema. Il centro storico non può essere risarcito per gli effetti di un nuovo polo commerciale. Il commercio di vicinato non si difende con le mance. Si difende con una strategia. Le preoccupazioni espresse da Confcommercio meritano rispetto e risposte, non slogan. Così come meritano ascolto i residenti di Picenengo, che denunciano di aver visto ignorate le proprie istanze. Quando una parte della comunità ha la sensazione di non essere realmente ascoltata, il problema non è soltanto urbanistico: è politico. Su Cardaminopsis continuiamo a vedere un’Amministrazione che ragiona per singoli interventi, mentre Cremona avrebbe bisogno di una visione complessiva dello sviluppo commerciale, della mobilità e della tutela del centro storico. Se da una parte si autorizzano nuovi poli commerciali e dall’altra si stanziano risorse per cercare di rivitalizzare il centro, significa che qualcosa nella programmazione non torna”.

2 risposte
Sviluppo? Strategia? Questi sconosciuti! Compensazioni? Paghette per accettare lo scempio che da anni si sta costruendo? Dov’era Virgilio prima di dover accettare decisioni prese precedentemente? Era lì ed evidentemente era d’accordo! E ora nega l’attenzione su cittadini che da allora non vogliono l’ennesimo mostro. È coerente, l’attenzione ai cittadini non la concede mai.
In uno scenario economico in cui i consumi delle famiglie sono sostanzialmente stabili in volumi, e crescono solo in funzione dell’inflazione del momento, si tratta del classico gioco a somma zero: la spesa fatta nel nuovo centro commerciale (nome impronunciabile!) andrà a scapito di quella che oggi si fa da qualche altra parte. E qui sono i numeri a dover parlare. Esistono strumenti di ricerca certificabili per prevedere i bacini di utenza di una nuova struttura commerciale e capire, perciò, a chi sottrarranno fatturato. Credo che chi presenta progetti di questa natura dovrebbe allegare tali studi. E chi li deve approvare dovrebbe verificarne la validità in termini di metodologia e fonti. Tali numeri rappresentano la base di partenza per qualsiasi dibattito sulla validità dell’iniziativa in funzione delle sue implicazioni. La spesa fatta nel nuovo centro commerciale viene sottratta a quali altri operatori? Le nuove opportunità occupazionali quale rovescio della medaglia avranno in termini di posti di lavoro persi da parte degli operatori già esistenti? L’analisi delle isocrone (zone di provenienza della clientela in funzione della distanza dal punto di vendita) come impatterà anche sul traffico locale? Tutti dati oggettivi che contribuiscono a rendere meno arbitrario il processo decisionale e più produttiva la relativa discussione.