Provincia di Cremona disunita e politicamente debole surclassata da Mantova

26 Aprile 2026

Camera di commercio Cremona-Mantova-Pavia, sede centrale in riva al Mincio.

Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Cremona, Mantova e Lodi, quartier generale nella terra dei Gonzaga. 

ATS Valpadana (comprende la nostra provincia), direzione generale nella città virgiliana. 

Dipartimento di Emergenza e Accettazione (DEA) di secondo livello all’ospedale Poma nella città dei tre laghi. Sotto il Torrazzo è stato promesso, ma mancano i requisiti normativi per ottenerlo.  Fiduciosi, aspettano e sperano. Già, come la bella abissina di novant’anni fa, ma la storia non finì secondo le aspettative.

Gli scippi non vengono mai da soli. Come le ciliegie, l’una tira l’altra. Così pochi giorni fa si è appreso che la Corte tributaria è in partenza da Cremona per Mantova.

Il presidente della provincia Roberto Mariani e il sindaco del capoluogo Andrea Virgilio sono intervenuti e hanno chiesto «al Governo e al ministero competente di riconsiderare questa ipotesi, aprendo un confronto vero con i territori e con le rappresentanze professionali» (La Provincia, 21 aprile).

Poi c’è il porto. Quello di Cremona, nonostante gli sforzi per rilanciarlo, non ha ancora sfruttato il suo potenziale. Quello di Mantova pare più reattivo e dinamico e si propone come scalo delle merci dal nord Europa per il Mediterraneo.

L’elenco è sufficiente per intuire chi sia il gigante, chi il nano. Chi il peso massimo, chi il piuma. Chi l’asso di briscola, chi lo scartino.

Il confronto tra le due province, più pietoso che imbarazzante, è una valle di lacrime se si considera la nostra rappresentanza a Roma. Sette i parlamentari mantovani: cinque onorevoli e due senatori. Nella pattuglia figurano l’ex ministra delle pari opportunità e famiglia Elena Bonetti e l’ex presidente della regione Lombardia Bruno Tabacci. Da non dimenticare Carlo Maccari, coordinatore Lombardia di Fratelli d’Italia e attuale commissario del circolo meloniano di Crema. Due i parlamentari cremonesi: la deputata Silvana Comaroli di Soncino e il senatore Renato Ancorotti di Crema. Un rapporto che non merita commento, ma solo clemenza e carità cristiana. Qualcuno potrebbe obiettare che tre dei mantovani sono stati eletti nel loro territorio. Ci vivono però.

Trent’anni fa i parlamentari cremonesi erano cinque. A Roma andarono: Gianni Risari, Marco Pezzoni, Sergio Trabattoni, Giorgio Bergonzi e Angelo Rescaglio. Altri tempi. Giurassico. Forse altri politici. Altra categoria. Altra stoffa.

All’apparenza più equilibrata la situazione in consiglio regionale. È un pareggio con tre rappresentanti per entrambe le province. Un pari e patta solo sulla carta, non nella sostanza. Mantova può calare il poker con l’assessore regionale all’agricoltura Alessandro Beduschi. Fa la differenza. Crea un solco. Un abisso. 

Per il nostro territorio il quadro è poco esaltante. Brucia maledettamente. Fa male. Conferma il peso specifico tendente a zero della politica locale.  Tutti ricordano la campagna elettorale di tre anni fa per le elezioni regionali. Sulla passerella di Cremona erano sfilati alcuni pezzi da 90 dei partiti.  Tutti ricordano l‘accoglienza extralarge a loro riservata, i salamelecchi al miele, il leccaculismo degli pseudo leader locali, proni e con il cappello in mano a pietire un assessore cremonese in giunta regionale.  Tutti ricordano i lanzichenecchi venuti da fuori a razziare voti per la propria causa, accondiscendenti e comprensivi, generosi a promettere e rapidi a dimenticare.  

La sproporzione non è giustificata dai numeri. La provincia di Mantova non è una balena e quella di Cremona non una formica. Sono due realtà simili. Quasi sovrapponibili. Cremona ha 71 mila abitanti, la sua provincia 354 mila per 113 Comuni.   Mantova non arriva a 51 mila abitanti, la sua provincia non raggiunge i 409 mila e conta 64 Comuni. Nonostante questo, una virtuale competizione sportiva tra le due realtà non ci sarebbe partita: i tortelli di zucca strapazzerebbero i marubini ai tre brodi.  

Cosa fa la differenza? Cosa rende la provincia di Mantova vincente e quella di Cremona perdente? Cosa permette alla prima di essere il Mister Fahrenheit dei Queen che vola in direzione Marte e alla seconda di essere l’apatico e immobile Oblomov, proprietario terriero e protagonista dell’omonimo romanzo. Almeno tre i fattori ipotizzabili. 

La qualità dell’attuale classe politica del nostro territorio

Tolte poche eccezioni, è meno incisiva della precedente. Egemonizzata dalla vecchia guardia, è stanca e logora, ma inflessibile a imporre i propri diktat. Ancorata a schemi rigidi, quando le è utile aderisce alla liquidità oggi imperante. Stringe alleanze un tempo giudicate contro natura, quasi provocatorie. Spudorate.  Supponenti, i gattopardi tengono stretto il mazzo senza alcuna intenzione di cederlo e spesso giocano le carte in modo scriteriato. La vicenda Padania Acque insegna. 

Tra i diversamente giovani della politica provinciale alcuni sono dotati di un ego espanso che non favorisce il dialogo e il confronto con amici e avversari. Si autocertificano unti dal Signore. Si considerano inamovibili.  Si scordano che tra i ciechi anche gli orbi ci vedono, pertanto non sono dei fenomeni e i risultati lo attestano.

La crisi dei giovani

Fanno poco per scalzare le cariatidi restaurate, che non sono étoile, bensì ballerine di seconda fila.  Virgulti già appassiti, traccheggiano all’ombra del passato. Preferiscono la bonaccia al mare mosso. Aspirano a un incarico remunerato. Attendono d’essere premiati. Molti di loro sono vecchi ancora prima di diventare adulti.  Lontani i tempi di   My Generation degli Who.

Chi ha provato a dare una scossa alla morta gora ha gettato la spugna. Michele Bellini, ex segretario provinciale Pd, ha mollato la poltrona con una lettera critica verso   il partito, secondo lui, troppo statico e inossidabile alle novità. 

Le difficoltà legate alla conformazione del territorio

La provincia è una striscia divisa in tre zone: Cremasco, Cremonese e Casalasco.  Il capoluogo è un’identità autonoma.  Quasi una monade. Storia, cultura, tradizioni, caratteri e interessi diversi ostacolano il dialogo e la condivisione degli obiettivi. Non è necessario essere un esercito di opliti per migliorare l’autorevolezza del nostro territorio oltre il proprio confine.  Basterebbe molto meno. Per esempio, essere una squadra. Concetto assai di moda nei dibattiti e nei convegni, moderna pietra filosofale, trasforma, a parole, un gruppo sgarrupato in una formazione coesa e vincente.  Per raggiungere il risultato potrebbero aiutare le aree omogenee Cremasca e Casalasca.

Resta aperta la questione di Cremona città.  Congenitamente affetta da un’allergia al dialogo con il contado, centrata sul proprio ombelico, rappresenta un ostacolo al coinvolgimento e alla collaborazione.

Marciare divisi e colpire uniti, potrebbe essere una soluzione per non sfigurare con Mantova. Si preferiscono duelli rusticani fratricidi per la spartizione di poltrone e prebende. Così va la nostra provincia. È un guaio. Un grosso guaio.

«È meglio che prendi nota. Io sono cattivo, incazzato e stanco» avverte il sergente di Clint Eastwood in Gunny. Ma da noi non scarseggiano i sergenti. Abbondano i cacadubbi e gli azzeccagarbugli. I temporeggiatori da strapazzo e gli stum schiss. Così Mantova vince facile.   

 

Antonio Grassi

6 risposte

  1. Mi rivolgo all’autore sapendo perfettamente che non avrò il privilegio di una risposta, ma forse qualche altro lettore mi può aiutare. La storia di Cremona che si guarda l’ombelico è uno dei pallini di Grassi, ricorrente. Qualcuno mi può fare qualche esempio di che cosa significhi? In quali contesti e in quali occasioni si è manifestato questo cieco e dannoso egocentrismo? Comunque sono d’accordo che l’unione fa la forza. Ma non sono altrettanto convinto che anche uniti potremmo avere un peso maggiore. E intanto con questo calo di peso degno della più cupa anoressia restiamo schiacciati da chi invece il peso se l’è conquistato e lo mantiene e ci si accontenta delle promesse.

  2. Sono troppo giovane per ricordare che cosa abbiano fatto per Cremona i politici nominati che da qui sono stati inviati a Roma, e penso anche che non sia il numero ma il valore e le capacità delle persone a fare la differenza. Ora di persone con le qualità e con il piglio necessari per ottenere risultati, che abbiano la voglia e il coraggio di dedicarsi alla politica sacrificandosi per il bene della collettività non ce ne sono, nessuno è interessato. L’unico che resiste in un posto di comando è Giandomenico Auricchio che da anni ricopre la presidenza della camera di commercio, anche ora che non è più solo cremonese. Evidentemente ha la volontà e le capacità di mantenere quell’ incarico. Forse a Cremona chi potrebbe non è interessato o non ci crede, o ha voglia di farsi i fatti suoi o se ha troppe competenze viene boicottato dai suoi colleghi che se la tirano. Mentre Mantova ha e ha avuto molte persone di rilievo, e i risultati ci sono e ci sono sempre stati. Faccia Grassi il grande salto: da sindaco del suo paese a un ruolo maggiore. Dalla repubblica del tortello (tanto magnificata e con la prosopopea tipicamente cremasca: trattasi infatti di una semplice contrada neppure tanto compatta come già ha dimostrato) a incarichi più importanti. Se i giovani non ci sono , che chi ha esperienza dia l’esempio.

  3. La mentalità del cremonese non è certamente imprenditoriale e disposta a rischiare per il raggiungimento di un obiettivo. È una mentalità agricola dove il lavoro dell’uomo è al servizio della natura che porta al risultato. Una mentalità di attesa, che prevede tempi lunghi per non dire lunghissimi. L’unico imprenditore cremonese di spicco ha in mano la città, dall’economia allo sport, dalla cultura all’assistenza. Gli agricoltori lavorano ognuno per se stesso. Anche chi non è legato alla terra ha interiorizzato la modalità stumm schiss. Anche i politici non si fanno valere, si appiattiscono, chinano la testa, spesso si affidano a chi cremonese non è. Si invocano i risultati ma restando immobili. Ognuno coltiva il suo orticello e per quello lavora, con vedute molto limitate e autoreferenziali. Bisogna ammettere che a Crema le cose vanno diversamente. Più unione, più umiltà, idee condivise e obiettivi chiari per il momento sono solo un miraggio. E Mantova invece viaggia!

  4. Si é dimenticato i treni diretti: loro hanno il Frecciarossa per Roma, noi no. Per completare l’opera, ci hanno tolto anche la Freccia della Versilia, così finanziamo l’Autostrada della Cisa.
    In compenso chi ha l’auto a disposizione si reca alla Mediopadana di Reggio Emilia. Gli altri vanno a Rogoredo, se ci arrivano, o a Fidenza con l’autobus sostitutivo. Trasporti degni del “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi.

  5. Cvd. Come volevasi dimostrare. Fino a quando verranno paracadutati i candidati dall alto (ricordo un certo prof Strik Liever o la stessa ministra del turismo recentemente detronizzata) a danno dei candidati locali, Cremona non avrà rappresentanza per difendere il territorio.

  6. Si dice che l’erba del vicino è sempre più verde …ma in effetti il green di Mantova sembra più verde.
    Cremona e Mantova due città simili per tradizione …hanno avuto il loro momento d’oro nel medioevo ed i centri storici sono dello stesso colore.
    La relazione tra le due città ha avuto fasi diverse e alterne tra collaborazione a concorrenza nel senso positivo del termine; diciamo che fino a 20 anni fa il dialogo era improntato al reciproco sostegno, si percepiva che c’erano molte cose in comune. Erano gli anni in cui le due città esploravamo la strada della promozione turistica cercando di tenersi insieme per fare massa critica.
    E proprio cercando di promuovere percorsi turistici gemellati nel tentativo di superare il fenomeno della visita mordi e fuggi, non si è trovata una linea condivisa sulla prospettiva.
    Così mentre Cremona legava indissolubilmente la promozione turistica al commercio e alla tradizione gastronomica affidando la competenza ad un assessorato ad hoc che non a caso fu denominato Assessorato al turismo e al commercio, Mantova capì che aveva un tesoro artistico e naturalistico da valorizzare e legò la promozione turistica a quella culturale.
    È indubbio che i nostri vicini essendo stati sede di ducato possono vantare un patrimonio artistico di tutto rispetto, pittori come Giulio Romano o Andrea Mantegna (per citarne solo due) che hanno reso grandi palazzi e chiese …ma è altresì vero che hanno saputo egregiamente valorizzare tutto questo puntando su eventi culturali …e diventando in poco tempo una città in grado di attrarre visitatori.
    È stato forse a questo punto che i mantovani si sono accorti che potevano fare da soli …che erano in grado di offrire più di un motivo per visitare la loro città e che certamente ne avrebbero beneficiato anche il commercio e l’indotto.
    Hanno quindi continuato a spingere sulla crescita culturale, il Festival della letteratura è un esempio importante che ogni anno attrae migliaia di visitatori e ancora ..la valorizzazione del patrimonio naturalistico, la navigazione sul fiume …ecc ecc.
    Cremona non è da meno: la nostra piazza del Comune..le belle chiese dove fior di artisti (i fratelli Campi, Bernardino Gatti) hanno lasciato le loro opere, liuteria i violini, il nostro teatro, il nostro museo i tanti palazzi patrizi ..ma …..cosa non ha funzionato?
    Non ha funzionato il connubio turismo-commercio che ha fatto sì che per molto tempo mentre a Mantova organizzavano pacchetti di visite guidate ai loro palazzi, noi abbiamo puntato sulla festa del torrone e mentre a Mantova si tiene il festival della letteratura noi facciamo la festa del salame.
    I nostri bei palazzi si possono vedere solo in occasione delle domeniche del FAI, per valorizzare il patrimonio unico al mondo rappresentato dai violini c’è voluto l’intervento del privato…abbiamo persino perso quello che per molto tempo ci dava una visibilità nazionale: la fiera del bovino da latte.
    Abbiamo cioè per molto tempo bypassato la crescita culturale che non è mai stata considerata come elemento in grado di produrre importanti ricadute anche per il commercio.
    Si sa che, anche se a Cremona si è affezionati al “stum schiss” e il tempo pare dilatato e perfettamente piegabile alla lentezza padana, in realtà quando si resta indietro poi si fa tutto più difficile.
    La promozione culturale e turistica fa da volano all’economia e mai come in questo caso 1+1 fa 3.
    Oggi questo vantaggio competitivo fa sì che Mantova sia divenuta il polo di attrazione e che le economie di scala, i processi di ottimizzazione in ambito sanitario, la riorganizzazione delle categorie economiche e chissà quanto altro, avvantaggino chi da tempo si muove nella direzione giusta.
    Tutto ciò che ci elenca Grassi nel suo editoriale non è che la conseguenza di aver perso tanti treni o di aver scelto di salire su quelli sbagliati, le promesse della Santanchè o il progetto del nuovo ospedale sono lì a testimoniarlo.

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