di Marco Bragazzi
Quando, un anno e mezzo fa circa, mia madre venne a mancare andai a casa sua per riordinare alcune cose, quelle a cui lei teneva in maniera particolare. In una datata ma elegante scatola di legno, che decenni prima aveva avuto come primi ospiti delle bottiglie di vino, spuntarono un bel po’ di fotografie. Sapevo di quel contenitore dove si mischiavano in maniera casuale persone e periodi, ma non mi ero mai preso la briga di controllarne il contenuto. Tra immagini in bianco e nero di matrimoni, battesimi e comunioni mischiate a cene o incontri senza un preciso nesso logico, almeno per me, avevo trovato una piccola busta con delle istantanee a colori. Una decina circa, una decina di immagini di una classe durante la gita scolastica prima dell’esame di maturità. Era la primavera del 1990, la classe era la 5^ C dell’Istituto tecnico agrario statale Stanga e le foto erano state fatte quasi tutte in Olanda. Una settimana memorabile, come spesso sono le gite alle superiori dove, con la dovizia che accumuna gli studenti in gita, avevamo fotografato di tutto tranne quello che avrebbe dovuto venire immortalato a testimonianza del nostro viaggio.
Scorrendo le fotografie rivedevo i volti di quei compagni di classe con i quali avevo condiviso cinque anni intensi. Come ogni viaggio che si rispetti con persone a cui volevi bene, i passaggi che ti accompagnano raramente diventano scoloriti. Trovo una istantanea dove siamo in una immensa serra, ho il volto dipinto da finta perplessità mentre in testa ho un vasetto di fiori. Nella fotografia sono insieme ai miei compagni di classe Claudio, Cristoforo e Massimiliano Toninelli, che sorridono osservando un compagno di classe che girava in quella immensa struttura con in testa un piccolo vaso di fiori. Ma eravamo abituati a far di peggio.
In un mondo parallelo si potrebbe ipotizzare che quello era un metodo per stabilire una sorta di connessione con la natura mentre, in realtà, era semplicemente il fatto di girare dentro una serra con in testa un vasetto di fiori.
Rivivere i ricordi a distanza di decenni da quegli anni è una sensazione che ti rende impotente davanti a tragedie che possono stravolgere quello scorrere di immagini, di sorrisi e di vasetti in testa, una tragedia che colpisce in maniera feroce familiari, amici ed ex compagni di classe.
Ciao Massimiliano, ho avuto il piacere di condividere con te quegli anni tra sorrisi, lezioni nei banchi della 5^C.
Nella foto centrale Massimiliano Toninelli con Paolo Mauri, accademici della Cucina Italiana, Delegazione di Cremona