Se il diritto alla salute non è più garantito dallo Stato, ma dalla carità organizzata, allora qualcosa non funziona. Il problema è stato sollevato da un lettore. Nei giorni scorsi è intervenuto su una mozione relativa al modo di contrastare la povertà sanitaria sotto il Torrazzo. Il documento, approvato all’unanimità dal consiglio comunale di Cremona, riguarda la redistribuzione dei farmaci inutilizzati e il ruolo del volontariato e del Terzo settore. «L’accesso alle cure attraverso la logica del recupero dei farmaci – precisa Biagio – sta implicitamente accettando che il diritto alla salute non sia più garantito dallo Stato, ma dalla carità organizzata» (Cremonasera,16 aprile).
«Sostenere che Volontariato e Terzo settore tamponino le carenze dello Stato e della Regione relative al diritto alla salute è eccessivo, ma non sbagliato. La vera povertà sanitaria, infatti – ammette lo stesso Biagio – non nasce dalla mancanza di farmaci donati. Nasce dalle liste d’attesa, che costringono migliaia di cittadini a scegliere tra pagare il privato o rinunciare alle cure. È lì che si crea la disuguaglianza».
È il nervo scoperto della sanità pubblica. In termini brutali: chi ha i soldi può curarsi, chi è senza un po’ meno. Con buona pace dell’articolo 32 della Costituzione. «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività», citato da Biagio. Per usare un linguaggio desueto: è una sanità classista che discrimina e l’ideologia non c’entra. È la pura realtà, nuda cruda e amara. E sperimentata da tutti.
Diego Maltagliati, ex direttore generale dell’Asst di Crema ed ex direttore socio sanitario Ats Valpadana, in un saggio pronto per la pubblicazione, ci mette il carico da undici. «Quella che ascoltiamo adesso, da qualche anno ormai, e forse per qualche anno ancora ascolteremo se un miracolo non avverrà, è la Danse Macàbre di Camille Saint-Saens intorno all’agonia della Sanità Pubblica di cui tanto e per decenni siamo andati orgogliosi».
Danza macabra che per la nostra provincia è rappresentata da tre problemi. Tre nodi gordiani in attesa d’essere sciolti. Quando? Impossibile saperlo.
Il primo, la medicina del territorio. Dopo la grancassa post covid sulla necessità di cambiare visione e passare da una sanità focalizzata principalmente sull’ospedale a una più equilibrata che dedichi maggiore attenzione alla medicina di prossimità con una migliore integrazione tra i due poli, si è tornati al punto di partenza. Come nel gioco dell’oca. Anzi, si è verificata una regressione. Molti Comuni sono alla disperata ricerca dei medici di base, diventati l’araba fenice: che vi sia, ciascun lo dice; dove sia, nessun lo sa. Segno dei tempi, sancisce la fine dell’era della poetica del medico di famiglia. Il presente è già futuro, ma il passato resiste allo sfratto.
Le difficoltà della transizione non sono imputabili a carenze o mancanze gravi delle Asst provinciali, ma all’approssimazione e alla faciloneria di Regione e Stato. Superficiali, hanno creduto di ribaltare un sistema radicato con uno schiocco delle dita. Con una programmazione abborracciata. Con risorse non adeguate all’obiettivo. Con la tecnologia che aiuta se governata e applicata con cognizione di causa e non sempre questo accade.
Le case di comunità, istituite per favorire la medicina di prossimità, stentano a ingranare. Previste dalla legge per la presa in carico di pazienti affetti da patologie croniche, sono in rodaggio. Quella di Crema è penalizzata anche dal disagio per l’ubicazione scellerata in un edificio improponibile per viabilità e parcheggi. Ma questo è quanto offriva il convento.
Non tutto è da cestinare. Per esempio, il Piano di sviluppo del Polo territoriale di Crema 2025-2027, predisposto dall’ex direttore del Socio sanitario dell’Asst, Carolina Maffezzoni, merita applausi.
Il secondo nodo è il nuovo ospedale di Cremona. Con il trascorrere delle settimane si è trasformato nel cubo di Rubik. Non esistono tutorial che insegnino a risolverlo e anche l’intelligenza artificiale è di poco aiuto.
Con ordine.
Cronoprogramma poco definito. Servono più di dieci anni per realizzare l’ottava meraviglia del mondo, ma non è nota con precisione la data della presentazione del progetto esecutivo, dell’inizio e della fine lavori. Fluttuano nel mare magnum delle supposizioni. Non concorre all’accelerazione dei tempi il mancato rilascio da parte del comune della Valutazione di impatto ambientale (Via) del parcheggio per la carente documentazione presentata.
Investimento, un busillis. Dai circa 300 milioni iniziali, in un battibaleno si è passati ai 600 di alcuni mesi fa.
La domanda: a quanto ammonterà il saldo finale, al quale è necessario aggiungere il costo della demolizione dell’ospedale attuale? Ipotizzare un miliardo non è fuori luogo.
Circolano notizie di un ridimensionamento del progetto. Una mutazione da ospedale fantascientifico a riproduzione Lego. I sogni di gloria svaniscono all’alba e taluni anche durante la notte. Creano eccessive illusioni e cocenti delusioni.
Presentato in pompa magna, con squillo di trombe e video del rendering, il 30 novembre 2023, all’auditorium Arvedi, il gioiello della sanità locale avrebbe subito un ridimensionamento. Dei nove piani ne resterebbero 7, con riduzione dei posti letto (Vittorianozanolli.it, 31 marzo).
La notizia, diffusa dal Movimento per la riqualificazione dell’ospedale di Cremona, non è stata confermata, né smentita. Un silenzio che inasprisce le polemiche e titilla congetture anche fantasiose. Di certo, non favorisce il dialogo e il confronto sereno tra favorevoli e gli oppositori. Eppure contro il super ospedale sono state raccolte migliaia di firme e la contestazione non è becera e barricadiera. Al contrario, è precisa e assidua, supportata da documenti.
L’ultima novità risale a pochi giorni fa. Paola Tacchini, consigliera comunale della lista Movimento 5 stelle & Cremona cambia musica, ha depositato un’interrogazione sull’argomento. Chiede al sindaco Andrea Virgilio delucidazioni del trasferimento dell’elisuperficie per l’elicottero del pronto soccorso all’aeroporto del Migliaro. Distante sette chilometri dall’ospedale storico, causerebbe un «ritardo strutturale stimato in 18, 20 minuti» nel trasporto del paziente da lì al pronto soccorso. Dettaglio significativo se si considera che il disagio si protrarrebbe fino alla chiusura del cantiere. Per anni.
Un anno e mezzo fa, Ezio Belleri, direttore generale dell’Asst di Cremona, sulle orme di Giulio Cesare che attraversa il Rubicone, aveva sentenziato: «Indietro non si torna» (La Provincia, 11 ottobre 2024). Avanti tutta, ma attenzione a precipitare nel baratro. Il nuovo ospedale è il Frecciarossa della sanità provinciale, così raccontano. Non si trasformi nella locomotiva di Francesco Guccini. Si è schiantata.
Il terzo nodo è la politica. I partiti tendono a mantenere le distanze dal problema. I loro rappresentanti s’imboscano. Non risultano prese di posizioni memorabili di Forza Italia e di Fratelli d’Italia. Più vivaci i Cinque stelle.
Per la sua influenza sulla politica locale un discorso a parte merita il piddino Luciano Pizzetti. Presidente del consiglio comunale, era contrario all’opera in modo deciso e insindacabile. Un pasdaran del no. Poi si è ricreduto. «È una boutade illogica – aveva tuonato sei anni fa – la proposta di Forza Italia di costruire un nuovo ospedale da 700 posti a Cremona. Perché insegue lo stesso modus operandi che ha generato le inefficienze riscontrate. Perché è un’operazione costosa che porterà con sé la chiusura degli ospedali di Crema e Oglio Po» (L’eco del Popolo, 2 maggio 2020).
Poi, emulo di San Paolo folgorato sulla strada di Damasco, è stato anche lui illuminato non si sa su quale via di Cremona. Ha traslocato tra i più accaniti sostenitori del nuovo ospedale. Due mesi fa, in consiglio comunale, perentorio quasi dogmatico ha seguito Giulio Cesare Belleri. Non ha avuto esitazioni. Con piglio autoritario, in stile trumpiano, ha stabilito: «La decisione è assunta, quindi non c’è più spazio di discussione per i se, ma per i come. Non siamo più al momento dell’inizio, siamo già oltre» (Vittorianozanolli.it, 21 febbraio). Purtroppo al di là dell’oltre c’è la nebbia sulla strada da percorrere. Soprattutto non ci sono certezze sui tempi del viaggio.
Se il diritto alla salute non è più garantito, non è con un nuovo ospedale che si risolve il problema. E Volontariato e Terzo settore sono il brodino per chi è a letto con una polmonite. E il nuovo ospedale rischia di assomigliare a Godot. E i cremonesi aspettano.
Antonio Grassi
8 risposte
Scusi, Grassi, ma le sembra rispettoso partire da citazioni di tale signor Biagio? Chi è costui? Uno che verosimilmente si nasconde dietro uno pseudonimo? Viene citato un presunto lettore di un giornale qualsiasi? È così autorevole citare il commento di questo signor Biagio non meglio identificato? Neanche fosse un Biagi… Quando per parlare degli argomenti affrontati ci sono fior fiore di voci di persone conosciute e competenti? Che razza di giornalismo è questo?
“Circolano notizie di un ridimensionamento del progetto.” Con quello che abbiamo letto su questo blog non si tratta solo di notizie che circolano! Se chi ha la presunzione di fare informazione si affida ai “Circolano notizie” stiamo freschi!!! Di chi possiamo fidarci? Non certo di chi censura e non dà voce a chiunque in modo rispettoso si impegna da anni seriamente. Ma neanche di chi parla basandosi sul sentito dire… Deludente
Un disastro annunciato voluto da politici nostrani di tutte le tendenze tranne le debite e lodevoli eccezioni di cui non si comprendono i motivi o che sono purtroppo troppo chiari
Prendo spunto purtroppo da un mio ricovero d’urgenza al pronto soccorso del maggiore di Cremona e scopro che non c’è un letto disponibile per il ricovero ( poi grazie ad alcuni medici trovato ) subito la mente è andata al progetto del nuovo Ospedale dove dall’opulenza iniziale si e’ passati ad un ridimensionamento come numero di piani e udite udite meno posti letto !!! Non ho parole. Anche il consigliere regionale Matteo Piloni dichiarava sui social questa mattina “ Nuovo Ospedale avanti tutta “. Per usare una frase efficace di Vittorio Sgarbi: Capre Capre Capre. Complimenti a Piloni e a tutti gli allineati…..ma sentire x una volta i cittadini cremonesi vi da’ fastidio? O vi sentite intoccabili !! Guardate innanzi tutto all’efficienza della tutela della salute!!! Grazie.
La storia dell’ospedale nuovo ha sempre avuto il sapore del contentino.
In piena pandemia quando a Cremona non si sapeva a che santo votarsi, la discesa da palazzo di Fontana e l’allora assessore alla sanità tale Letizia Moratti fu foriera di una promessa ..Cremona otterrà l’attribuzione di AB di secondo livello. Ma la stessa promessa viene fatta anche a Mantova che rispetto a Cremona sembra essere in grado di soddisfare maggiormente i requisiti …tra l’altro uno di questi e’ avere il reparto di terapia intensiva neonatale, quello stesso servizio che a Cremona era stato chiuso qualche anno prima.
Ma c’è di più la norma nazionale prevede che esista una sola struttura ospedaliera con l ‘ttribuzione di AB di secondo livello per ogni ATS; norma che tende ad evitare doppioni e a razionalizzare la spesa sanitaria e a spingere sul rafforzamento della presa in carico della cronicità.
Quindi …chi la spunta tra Cremona e Mantova?
Passano alcuni mesi durante i quali cremonesi e mantovani hanno fatto a gara ad attribuirsi le caratteristiche per divenire AB di secondo livello.
Vince Mantova.
Nel frattempo siamo in piena campagna elettorale per le regionali. Fontana deve fare di tutto per non perdere il voto dei cremonesi che si sentono beffati e quindi… Opla’ ecco scodellata la prospettiva di un nuovo ospedale.
Il nostro ospedale che quest’anno compie 54 anni, costruito con le risorse e le donazioni di associazioni e cittadini cremonesi, non va più bene ..non risponde ai requisiti antincendio e è troppo energivoro, poi è monoblocco. non va più di moda!!!
Ma questo è il risultato del susseguirsi di Direzioni Generali che in questi 54 anni non hanno mai fatto interventi di manutenzione ed adeguamento alle normative vigenti …figuriamoci che in 54 anni non sono mai stati puliti i vetri esternamente nonostante l’ospedale fosse dotato del ponteggio e di quanto necessario!!! Ma il principale intervento realizzato dai Direttori Generali che si sono avvicendati è sempre stato quello di rifarsi l’ufficio, che ad un certo punto è diventato una vera suite con tanto di cucina e chef dedicato.
E siamo ai giorni nostri quando alla fine del regno del dottor Rossi, l’idea della necessità di un ospedale nuovo è sempre più consolidata …il nuovo Direttore si ritrova 24 milioni di euro accantonati e non spesi dai suoi predecessori per interventi di manutenzione che ritenevano inutili o che per ignavia non hanno realizzato.
C è voluta la Corte dei Conti per intimare l’utilizzo delle risorse con gli interventi che oggi sono sotto gli occhi di tutti.
Allora questa lunga dissertazione per affermare che il nostro ospedale è stato vittima della negligenza di Direttori ben pagati e che non rispondono alla comunità locale ma alla Regione.
Ma se per anni non ci si cura di un bene pubblico è inevitabile arrivare a questo punto.
Nel frattempo una legge nazionale stanzia risorse finalizzate all’adeguamento delle strutture sanitarie …il famoso treno di soldi su cui con un sol balzo sono saliti tutti ..da destra a sinistra, tutti unanimemente d’accordo da Fratelli d’Italia al PD e addirittura AVS uniche eccezioni Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista e il Movimento per la riqualificazione dell’ospedale!!!!
Mi piacerebbe molto che il progetto del nuovo ospedale, il cui preventivo è raddoppiato nel frattempo, avesse la stessa sorte del ponte sullo Stretto, ma temo che in qualche modo andranno fino in fondo …Avremo una struttura avveniristica in cui il personale sanitario sarà ancora costretto a lavorare sotto organico e a dare il meglio di sè nonostante tutto.
A Cremona non sarà attribuita l’AB di secondo livello …i cremonesi non avranno la medicina territoriale ma potranno fare jogghing sui terrazzamenti del nuovo ospedale!!!
Buona vita!!!
C’è qualche errore e qualcosa di non detto in questa ricostruzione, qualcosa di non marginale che Cinzia Zampini peraltro ben conosce.
Non è vero quanto lei afferma e cioè che a pronunciarsi e ad agire concretamente contro il progetto del nuovo ospedale siano stati a titolo di “uniche eccezioni Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista e il Movimento per la riqualificazione dell’ospedale” perché lei sa molto bene che contro il progetto del nuovo ospedale si è costituito un attivissimo “Comitato per la difesa della sanità pubblica e dell’ospedale di Cremona”, attivissimo perché ha fatto quello che dentro il Movimento era proibito fare e cioè interloquire direttamente con le istituzioni nel merito di questo tema.
Il Comitato che rappresento ha battuto questa strada a tutti i livelli provinciali, regionali, nazionali. Ha contattato direttamente 50 sindaci sul territorio cremonese, i vertici della Provincia, il responsabile del Concass e dell’omologa istituzione cremonese, una ventina di consiglieri regionali con tre dei quali (che rispondono ai nomi di Piloni, Rozza e Borghetti) è stato possibile dopo mesi di appelli un incontro tristemente deludente, i vertici nazionali del PD fino alla segretaria Schlein. Il Comitato ha presentato un esposto direttamente all’assessore regionale Bertolaso e 3 esposti-denuncia ai ministeri competenti. Ha contattato ed investito del problema le associazioni di volontariato cremonesi che si erano dichiarate favorevoli al progetto e ha dato vita ad un Coordinamento di 8 comitati lombardi impegnati a combattere contro progetti analoghi.
Cinzia Zampini dimentica inoltre di dire che quel “Movimento per la riqualificazione dell’ospedale” che era nato come movimento apartitico nel giro di quattro mesi ha palesato obiettivi elettorali rimasti non dichiarati anche al momento della raccolta firme. Ne è ne sortita così quella lista “Cremona cambia musica”, fatta da Movimento 5 stelle e Rifondazione comunista, che aveva come primo obiettivo la difesa dell’ospedale di Cremona e che ha ottenuto un seggio in Consiglio comunale. Tuttavia chi è stato eletto non ha mai alzato la voce in difesa dell’ospedale e a gennaio 25 si è inchinata, come tutti i consiglieri, al diktat del Presidente del Consiglio che stabiliva che circa il problema dell’ospedale “il problema non era più il se ma il come”. Per dovere di cronaca.
“Comitato per la difesa della sanità pubblica e dell’ospedale di Cremona”
Rispondo a Vacchelli senza voler fare polemiche che non credo interessino gli altri lettori.
Il Comitato per la difesa …..ecc è nato dopo aver picconato (uso un eufemismo) per mesi il Movimento per la riqualificazione dell’ospedale maggiore, dove per mesi Vacchelli e & C. hanno agitato fantasmi che solo loro due vedevano.
Il livore che ha accompagnato la loro azione non è mai stato proporzionale ai risultati ottenuti dal Comitato per la difesa …..ecc.. Non mi pare che gli “sforzi” per catturare l’attenzione di 50 sindaci e qualche politico regionale abbia sortito un qualche effetto tangibile.
In ogni caso quando la causa è così importante e grande, ben vengano tutte le opzioni ..quella istituzionale di Vacchelli e quella movimentata e di coinvolgimento dei cittadini che proponevo io.
Ma appunto Vacchelli per mesi ha bloccato l’azione del Movimento agitando il pretesto dell’interesse elettorale fino a rompere il Movimento stesso e a dare vita al Comitato di difesa …ecc
Risultato: ha indebolito il fronte di opposizione privandolo di unità e completezza nell’azione di contrasto a questo immenso sperpero di risorse.
Hanno vinto i poteri forti ..le logiche partitiche che tanto lei ha combattuto nel contesto sbagliato …il Movimento!!!!
E ora non resta che darle appuntamento alla posa della prima pietra ….fossi Belleri le riserverei un posto in prima fila.
Il “… ben vengano tutte le opzioni ..quella istituzionale di Vacchelli e quella movimentata e di coinvolgimento dei cittadini che proponevo io…” tradisce il dato di fatto perché nessuno a partire dalla sottoscritta ha impedito di battere il territorio per raccogliere firme, cosa che è stata fatta da subito, mentre il Movimento ha tassativamente vietato che si percorresse ANCHE la via istituzionale, come proponevo senza impedire nulla a chicchessia, perché secondo il Movimento “questo era compito del partito”. L’arcano poi si è chiarito.
A quattro mesi dalla sua nascita, a gennaio il Movimento ha palesato l’obiettivo elettorale che non era stato dichiarato e non ha sentito ragioni tanto che a Febbraio ha cacciato chi non si riconosceva in questa linea che tradiva la fiducia di chi aveva firmato una petizione che era nata e doveva restare apartitica.
La fondazione del Comitato è stata semplicemente la conseguenza della cacciata che ha colpito di chi si era speso in maniera generosa per una causa in cui credeva e in cui continua a credere fortemente.
Confondere impegno civico e militanza di partito non è mai una buona scelta e tra l’altro ha prodotto la fuga di chi scandalizzato ha abbandonato l’impegno civico al quale si era dedicato con generosità.
Inoltre tutto ciò che corrisponde a dato di fatto (ci sono i testimoni) non può essere archiviato sotto la voce “polemica”, come resta anche che tutto ciò che viene agito in ambito pubblico a vantaggio della collettività e in nome e per conto di essa è di interesse pubblico.