Sinistra e destra estreme unite dall’odio verso l’Occidente strizzano l’occhio all’Islam

17 Agosto 2026

Da decenni l’Islam europeo conquista terreno e niente sembra in grado di contrastarne  l’avanzata. Capire non è semplice, ma è doveroso provarci.  A mio modo di vedere, fra le cause del fenomeno va considerata l’oicofobia. 

Il disprezzo  che proviamo per la nostra cultura sembra essere il comune denominatore che spinge alcune frange della politica a cercare alleanze con le principali organizzazioni musulmane che hanno messo radici nel continente. I nostri  grandi meriti quali i diritti dell’uomo, la democrazia, le conquiste sociali, la tecnologia e le grandi, irripetibili opere dell’arte, sono stati da noi dimenticati. Non so dire se ciò sia avvenuto in buona fede o meno. 

Parte della politica europea ha preferito cedere alla pusillanimità, dimostrandosi prona, per pavidità o per calcolo, a inquadrare l’Islam (anche quello estremista) come un fenomeno religioso e non per quello che in realtà è: un fenomeno politico. Solo un’Europa debole e confusa può cedere a questo tipo di fraintendimento di cui i paladini più determinati sono l’estrema destra e una parte della sinistra.

La destra, si sa, disprezza il secolarismo e la democrazia; è soggiogata da una vocazione  che la spinge a prosternarsi davanti a ciò che i suoi militanti definiscono sacro. Tutto quanto venga considerato basilare per la loro esistenza viene sacralizzato: la guerra, l’eroe, la narrazione revisionista, le etnie, i miti identitari …e chi più ne ha, più ne metta. Oltre a ciò condivide con l’islamismo un insieme di valori “tradizionali” oggigiorno molto discussi, come la supremazia di genere, la lotta ai LGBT+ e l’antisemitismo. 

Questo ha portato la destra a pensare all’Islam come a una forza anti liberale con cui stipulare una sorta di interdipendenza strategica.  In altre parole l’Islam stesso è diventato “la forza” per antonomasia che contrasta l’Occidente  in virtù delle regole certe e ammantate di assoluto che lo alimentano.

Estremismo di destra e fondamentalismo islamico si alimentano a vicenda in un paradosso ideologico inquietante e questo avviene oggi come in passato: tutti ricordiamo  che a suo tempo il Gran Muftì di Gerusalemme chiese la collaborazione di Hitler e Mussolini per opporsi alla fondazione dello Stato ebraico, mentre Mussolini stesso si autoproclamò protettore dell’Islam. 

D’altro canto la sinistra, che non è stata in grado di scrollarsi di dosso il dogma marxista, anziché  fare una sana e rigenerante autocritica, guarda all’Islam come supporto per continuare la lotta contro il capitalismo liberale, il grande nemico imbattuto. L’Islam quindi  è “l’altro” cui riferirsi e poco o punto importa che questo “altro” sia l’alfiere di tutto ciò contro cui si è combattuto sino a ieri: patriarcato, teocrazia, negazione della libertà individuale, sottomissione delle donne e, anche qui…chi più ne ha, più ne metta. 

Al nuovo alleato quindi viene attribuita una forza d’urto anti occidentale che certa sinistra non è in grado di attuare e a cui non resta che fare un uso strumentale di una cultura che ci è estranea per contrastare la propria. E’ noto che anche la sinistra è nata in Occidente.

Tutti ricordiamo come molti intellettuali europei abbiano inneggiato alla Repubblica islamica dell’Iran dopo la cacciata dello Scià, definendola come uno spirito di rivolta capace di opporsi alla modernizzazione forzata voluta dall’imperialismo (Foucault e gli immancabili epigoni). 

Ancora oggi, pur zittiti dalle innumerevoli azioni liberticide ordinate dagli ayatollah, i nostri penseurs faticano ad accettare che burqua e chador  non sono emblemi culturali e nemmeno  religiosi, ma sfacciatamente politici che poco o nulla hanno a che fare con la lotta dei popoli oppressi dall’imperialismo. 

Sia la destra che la sinistra, come dicevo, hanno ceduto alla  pusillanimità o, se si preferisce, alla pavidità intellettuale. 

Che i militanti di destra, con i loro occhioni lucidi, guardino ai  propri  modelli onirici  (per usare un eufemismo) con devozione mistica,  non stupisce di certo, ma il gran silenzio della sinistra davanti a comportamenti per noi  inaccettabili da lungo tempo lascia decisamente perplessi.  

Lo smantellamento progressivo dei valori che ci hanno alimentato  e che noi abbiamo subìto passivamente,  non consente più di produrre una narrazione  solida di storie che ci rendano consapevoli e che uniscano scienza, tecnologia e spiritualità;. quest’ultima, peraltro,  unisce i popoli, mentre la religione, con i suoi schemi, dogmi e regole, li separa. 

L’Occidente ormai è ridotto ad una scatola vuota che chiunque può riempire a proprio piacimento.

La nostra vita ha bisogno di un senso che non troviamo più perché abbiamo abdicato a favore di tecnica, burocrazia e consumismo. Non ci sono più bravi cittadini, ma bravi consumatori, diceva Pasolini; siamo arrivati al punto che cambiamo  smartphone con la trepidazione di chi è  prossimo a cambiare vita. 

La sinistra odia l’Occidente per il suo passato e la destra per il suo presente. Le ragioni di questo strano connubio fra opposte visioni politiche potrebbero essere individuate nel pensiero post moderno che  ha promosso un relativismo indisciplinato e confusionario, oppure potrebbero essere ricercate nelle frizioni innescate  dalla nostra natura duale: razionalità contro istinto, certezze contro dubbi generano emozioni sospese e ideali infranti che rendono la consapevolezza fragile e sofferente, con tutti i guai che ne conseguono, fondamentalismi compresi.  

 

Giuseppe Pigoli

12 risposte

  1. Quindi, in estrema sintesi, i grandi cattivi Oriana Fallaci e Benedetto XVI hanno sempre avuto ragione. Infatti sono stati osteggiati duramente. Perdiamo tutti perché siamo pavidi, ipocriti e negligenti. Mascheriamo il nostro vuoto con benevolenza, tolleranza, silenzi. Non affermiamo nulla, riducendo la cultura a un brodo sporco in cui tutti i novelli sofisti parlano ma nessuno ha coraggio di prendere una posizione coerente. La pagheremo cara, e i nostri figli di più.

  2. Non condivido, dal punto di vista personale, questo articolo assolutista. Forse perché non conosco e mi sento da sempre lontana dagli estremismi sia di destra che di sinistra.
    Il mio sentimento è verso l’umanità e i diritti civili di tutti. Quello che constato è il fallimento del capitalismo e dell’Occidente inteso come Patto atlantico. Ma sono fortemente allergica a qualsiasi religione antiliberale. Dall’estremismo cristiano dell’inquisizione spagnola, ai progetti sionistici e colonialisti di alcuni governanti (metto nel calderone tutti i pre-potenti della terra).
    Credo che noi cittadini dovremmo impegnarci di più a studiare la storia e tutti i risvolti del passato e imparare a immedesimarci nelle sofferenze di tutti i fragili della terra.
    Paola Tacchini

    1. Anch’io mi sento lontano da tutti gli estremismi perché ritengo che siano capaci di tutto. Ed è proprio quello che sta accadendo, a mio modo di vedere, si capisce.

    2. Cito a proposito il presidente Trump in un discorso pronunciato in Polonia: ” la domanda fondamentale del nostro tempo è se l ‘Occidente ha la volontà di sopravvivere. Se abbiamo la fiducia nei nostri valori da difenderli a tutti i costi. Se abbiamo rispetto dei nostri cittadini da difendere i nostri confini. Se abbiamo il desiderio e il coraggio di preservare la nostra civiltà rispetto a coloro che vorrebbero sovvertirla e distruggerla.” Se tutto questo ci manca allora siamo destinati a un rapido fallimento.

  3. Per quel che ho potuto seguire sul tema specifico, quasi mai nella realtà attuale ho visto alleanze anche ideali della destra con l’ islam,o con una parte di esso, ed erano casi puramente personali, privati. Viceversa le ho viste quasi tutte a sinistra,a partire dalla questione propal. Ma sono curioso per cui mi faccia qualche esempio di alleanza attuale della destra con l’islam.

    1. Suggerisco il libro di Eva Ebner La Rabbia, NR Edizioni. La rabbia caratterizza le retoriche e le narrazioni di entrambi gli schieramenti. Si parla di destra estrema come ho precisato nel mio intervento.

  4. “La sinistra odia l’occidente” è un’affermazione che poteva andare bene negli anni ’50. Secondo lei, Veltroni è uno che odia gli USA ?
    Le sue conclusioni sono un vero manuale di fede democristiana. Verrete spazzati via dal cameratismo dei colonnelli e dei generali.
    Mia nonna diceva : “Povera Italia, senza Re e senza Regina”.

    1. Non esiste un’alleanza ideologica fra sinistra e Islam, ma solo una convergenza elettorale. Veltroni fa parte di un’altra epoca che nulla o poco (pochissimo) ha a che fare con l’odierna sinistra che sinistra non è più da un bel pezzo.

      1. A mio parere si sbaglia : Veltroni è la persona che trascinava le piazze (anche Cremona) verso la fusione dell’area popolare e dell’area socialdemocratica nel P.D. ; questo avveniva 20 anni fa. Sostenere che fosse “un’altra epoca” mi sembra davvero esagerato.
        Mi compiaccio che lei sia critico con la sinistra che non sa fare il suo mestiere ; si nota che negli anni ’90 questo problema non vi interessava. Altri tempi, quelli sì, con le monetine che volavano davanti al famoso hotel di Roma.

  5. Negli ultimi decenni una parte della sinistra europea ha commesso gravi errori nella gestione dell’immigrazione e dell’integrazione, favorendo un multiculturalismo spesso privo della necessaria richiesta di reciprocità e rispetto delle regole.
    Per paura di apparire intollerante, ha troppo spesso minimizzato i problemi legati all’immigrazione irregolare e alle forme più integraliste dell’Islam, evitando di difendere con sufficiente fermezza principi occidentali come laicità, libertà individuale, parità tra uomo e donna e supremazia della legge civile sulla religione.
    Nel frattempo, perdendo progressivamente il proprio tradizionale elettorato popolare e operaio, la sinistra ha cercato nuovi interlocutori nelle minoranze e nelle comunità immigrate, comprese quelle islamiche.
    L’errore più grave è stato confondere troppo spesso accoglienza con assenza di fermezza, integrazione con multiculturalismo e critica dell’integralismo con discriminazione.
    Una democrazia può accogliere, ma deve anche controllare le frontiere, contrastare l’illegalità e pretendere integrazione. Stessi diritti, stessi doveri e stesse regole per tutti. È proprio su questo terreno che una parte della sinistra ha perso credibilità e, insieme ad essa, una parte consistente del proprio storico consenso.

    1. Quel “consenso storico” di cui siete tutti esperti, proveniva in gran parte da elettori nati ben prima del 1945/46 ; erano persone che lavoravano in agricoltura (che oggi ha bisogno dei decreti flussi) o nell’industria pesante (che oggi in Italia ha chiuso da un pezzo) ; erano i famosi “compagni dai campi e dalle officine” di cui parlava Paolo Pietrangeli nella canzone “Contessa”. Non credo che fosse in cima alla vostra play-list.

      1. Appunto. Il mondo è cambiato, ma il problema è capire perché la sinistra non sia riuscita a cambiare insieme a quel mondo mantenendo il rapporto con i ceti popolari. Operai e agricoltori non sono semplicemente “scomparsi”: molti dei loro eredi sociali sono dipendenti, artigiani, piccoli imprenditori, precari e lavoratori dei servizi. E una parte consistente non si riconosce più nella sinistra. Liquidare tutto con la fine delle officine significa evitare la domanda più interessante: quali errori politici e culturali hanno fatto perdere quel consenso? Per quanto riguarda la mia play-list, credo di ascoltare di tutto, senza pregiudizi né tantomeno giudizi moralmente divini…

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