La Qualità della vita è la dimensione del benessere che più impatta sulla percezione soggettiva. La soddisfazione personale verso il contesto urbano in cui si vive, non sempre allineata alle performance rilevate dagli indicatori statistici, nelle province di Trento e Bolzano si sposa perfettamente con i risultati della 36esima edizione dell’indagine del Sole 24 Ore che incorona questi territori in cima alla classifica. Cremona si piazza al 14° posto.
È proprio nelle due province autonome che, secondo l’ultima rilevazione Istat sugli «Aspetti della vita quotidiana» (pubblicata a maggio 2025) si rileva il più elevato livello di soddisfazione per la vita espresso dal 61,9% dei cittadini.
In particolare per il Trentino si tratta di una convalida: la provincia autonoma, che sale di un gradino e arriva al primo posto, quest’anno ha già vinto due tappe intermedie con indici tematici che contribuiscono a dare forma alla classifica di fine anno: l’Indice della sportività ed Ecosistema urbano, pubblicati sul Sole 24 Ore tra settembre e ottobre scorso.
Il primato di Trento rappresenta anche un ritorno: il palmarès trentino, dal 1990 al 2024, conta due ori, tre medaglie d’argento e ben nove di bronzo.
Il podio e la top 10 premiano arco alpino e Nord
Stringendo l’inquadratura sulle statistiche, il Trentino è uno dei più longevi e in salute: “batte” la media italiana in più della metà dei 134 indicatori considerati dal rapporto sul Benessere equo e sostenibile dell’Istat, molti dei quali inclusi tra i 90 della Qualità della vita. Perfino la percezione della sicurezza è elevata: sette persone su 10 camminerebbero da sole al buio.
Trento è la punta di un iceberg che poggia sulla solidità dell’arco alpino. Sul podio dell’edizione 2025, salgono anche Bolzano (già cinque volte prima, l’anno scorso era terza) e Udine, vincitrice dell’edizione 2023. Il territorio altoatesino viene spinto in seconda posizione dalle performance in «Affari e lavoro» e dai primati in alcuni importanti indicatori tra cui il quoziente di natalità (i nuovi nati ogni 1000 abitanti sono 8,4 contro i 6 della media nazionale). Udine, invece, è nella top 10 della classifica che misura la qualità di «Ambiente e servizi», terza per densità di impianti fotovoltaici.
La top 10 è tutta settentrionale e premia, come spesso accade nella “bilancia” dei 90 indicatori, piccole province come Bergamo (vincitrice nel 2024, ora al 5° posto), Treviso, Padova (che ritorna tra le teste di serie dopo 30 anni di assenza: era nona nel 1994) e Parma. E segna il ritorno all’apice della classifica generale anche delle grandi aree metropolitane come Bologna e Milano, rispettivamente al 4° e all’8° posto, in testa per «Demografia, società e salute», la prima e per «Ricchezza e consumi» e «Affari e lavoro» la seconda.
Le grandi città in risalita
Nel complesso, le città metropolitane registrano un miglioramento rispetto all’edizione 2024: solo due su 14, Bari e Catania, calano di posizione rispetto all’indagine dell’anno scorso, mentre altre due (Firenze, 36ª, e Messina, 91ª)risultano stabili. La competitività di questi territori sul piano degli affari e del lavoro, ma anche l’attrattività su quello degli studi e dell’offerta culturale, contribuiscono dunque a mitigare la presenza di disuguaglianze accentuate che rende queste aree più esposte alla polarizzazione interna.
A guidare la risalita con un avanzamento di 13 posizioni è Roma, che si piazza 46ª, mentre Genova sale di 11 gradini arrivando al 43° posto. In miglioramento anche le già citate Bologna, che rimane tra le prime dieci ma a +5 sul 2024, e Milano (+4). Torino sale di una posizione (57ª) .
La prima area metropolitana del Mezzogiorno, inteso nella sua accezione più ampia che comprende anche le isole, è Cagliari, che sale di cinque posizioni e si piazza 39ª, seguita da Bari (67ª, ma in calo di due posizioni), Messina (91ª), Catania (96ª, in calo però di 13 posizioni), Palermo (97ª)e Napoli (104ª) e Reggio Calabria, ultima per il secondo anno consecutivo.