Tatami, donne in lotta per la libertà in Iran

9 Marzo 2024
Tatami è il primo lungometraggio co-diretto da una regista iraniana  Zar Amir, vincitrice del Premio per la Miglior Interpretazione a Cannes 2022 per Holy Spider, e dal regista israeliano Guy Nattiv, Premio Oscar nel 2019 per il cortometraggio Skin.  E’ un film scandito da ambienti chiusi e luci accecanti, da suoni improvvisi, bruschi, inquietanti, da scene al tappeto, di casacche afferrate, stemmi cuciti, gesti tecnici e sangue che cola insieme al sudore. La competizione sportiva è il fulcro della narrazione, ma ciò che si racconta è ben altro. Passa presto l’illusione e la poesia dello sport minore, pulito, dove a vincere è il migliore. Non c’è mai stata quella, di illusione, che una donna, in Iran, come in moltissimi altri Paesi, sia libera di decidere del proprio futuro, di esprimere il proprio talento, di ballare in una discoteca con i capelli sciolti. Le luci, in questo film in bianco e nero, hanno un ruolo importante, danno fastidio nelle anguste palestre dove gli atleti scaldano i muscoli. Impazzano lampeggianti in una pista da ballo nascosta e clandestina. Illuminano il tatami su cui si fronteggiano le ragazze del judo. Le smorfie di dolore, di tensione e di paura culminano nell’urlo disperato che spacca la fronte e lo specchio del bagno.
Il film è calato in un contesto contemporaneo, eppure potrebbe avere 50 anni per ciò che descrive, se non fosse per il suono insistente e noioso dei telefoni cellulari, che strillano la gioia entusiasta del tifo degli amici e dei parenti, che minacciano dall’autorevole voce della Guida suprema dell’Iran.
Tatami ci narra la pluriennale, mai risolta e terribilmente attuale, guerra tra Israele e mondo arabo, ma anche la scelta coraggiosa di donne, Leila e Maryam, che lottano per la propria dignità e per quella di quelle donne che restano, tengono i capelli celati alla vista degli altri, che vivono nel terrore e nell’obbedienza. La telecamera è usata sapientemente e gira intorno e si avvicina a mostrarci le prese e le cadute, ma anche il cammino nel buio verso la libertà di un uomo che la donna la rispetta e la ama davvero, libera e con i capelli al vento.
Alessandra Fiori
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Una risposta

  1. Interessante e condiviso: mi vengono in mente le parole “Dietro a un grande uomo c’è una grande donna” ma dietro una grande donna non c’è nessuno.Questa è la triste realtà dei nostri tempi.

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