Virgilio: confronto nell’Area omogenea cremonese

26 Agosto 2026
“Le amministrazioni del Cremonese – dichiara il sindaco Andrea Virgilio – hanno dimensioni, caratteristiche e necessità diverse. Proprio per questo serve un luogo stabile di confronto, nel quale ciascun Comune possa portare la propria esperienza e indicare le proprie priorità. Il lavoro sulle aree omogenee partito dalla Provincia e dal presidente Roberto Mariani va in quella direzione. Il capoluogo deve mettere a disposizione competenze, servizi ed esperienze già maturate.
Un primo terreno di lavoro può riguardare AEM e la possibilità che la società sviluppi, nel tempo, un ruolo più ampio a servizio del territorio. Non c’è un modello pronto da presentare ai sindaci, né una proposta alla quale chiedere semplicemente di aderire. L’incontro con AEM deve servire prima di tutto ad ascoltare. Occorre capire quali siano oggi le esigenze dei Comuni, quali difficoltà incontrino nella gestione di alcuni servizi e se esista un interesse ad approfondire possibili forme di collaborazione. Si può parlare, ad esempio, di manutenzione stradale, cura del verde, supporto tecnico e operativo, energia e fonti rinnovabili. Dal confronto potranno emergere altri bisogni oppure la necessità di concentrarsi soltanto su alcuni ambiti. AEM può mettere a disposizione professionalità e capacità operative. Ma un eventuale ruolo di area vasta non può essere stabilito a tavolino: deve nascere gradualmente, sulla base dei bisogni espressi dal territorio e della fiducia costruita attraverso esperienze concrete. Per queste ragioni ho proposto ai colleghi dell’area omogenea del cremonese un primo momento di confronto con il presidente di AEM Cremona Tommaso Coppola  e il suo staff tecnico.
Accanto a questo possibile percorso, ci sono altri temi sui quali l’Area omogenea può essere utile. Uno riguarda la sicurezza. Il lavoro avviato con il coordinamento della Prefettura può essere rafforzato favorendo una maggiore collaborazione tra le Polizie locali. Cremona può mettere a disposizione attività formative, aggiornamento e competenze maturate nel tempo, senza sostituirsi agli altri Comuni. Ogni territorio conserva infatti una conoscenza diretta delle proprie situazioni e delle proprie esigenze. Un altro tema è l’energia. La transizione energetica coinvolge gli edifici pubblici, le imprese, la mobilità, le comunità energetiche e la produzione da fonti rinnovabili. Il Comune di Cremona sta lavorando al proprio piano energetico: questo percorso può aprire una riflessione più ampia, per capire se alcuni obiettivi possano essere condivisi anche a livello territoriale. C’è poi la pianificazione. Le scelte urbanistiche restano di competenza dei singoli Comuni, ma molti insediamenti producono effetti che superano i confini amministrativi. Pensiamo alle aree produttive, ai poli logistici, ai grandi insediamenti commerciali o ai data center. Un confronto sovracomunale può aiutare a evitare decisioni isolate. Lo stesso vale per il trasporto pubblico e per le infrastrutture. Ogni giorno molte persone si spostano da un Comune all’altro per lavorare, studiare, curarsi o accedere ai servizi. La pianificazione della mobilità dovrebbe quindi considerare insieme il trasporto pubblico locale, i collegamenti ferroviari, la viabilità, le piste ciclabili e le connessioni con le principali infrastrutture. L’Area omogenea può quindi diventare uno strumento utile, a condizione che parta dai problemi concreti. Il primo passo è mettere attorno allo stesso tavolo i sindaci, ascoltare le diverse necessità e capire su quali temi esistano davvero le condizioni per lavorare insieme. Non tutto dovrà necessariamente essere condiviso e non tutte le ipotesi risulteranno praticabili. Anche questo fa parte di un confronto serio. L’importante è costruire un metodo basato sul confronto e sulla fattibilità delle proposte. L’obiettivo non è creare un altro livello amministrativo, o una governance tutta politica che mette nell’ombra sindaci e amministratori. Il ruolo di Cremona e di AEM deve essere letto in questa prospettiva: il capoluogo deve uscire dal guscio, non sostituirsi al territorio, ma mettersi a disposizione per verificare, insieme, quali collaborazioni possano migliorare concretamente i servizi e la qualità della vita delle comunità”.

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