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Abbiamo letto nella cronaca del giornale on line CremonaOggi del 11 gennaio le dichiarazioni del presidente del Consiglio comunale di Cremona, Luciano Pizzetti, che auspicano la posa della prima pietra del nuovo ospedale entro il 2026.

Comprendiamo il valore simbolico che simili affermazioni hanno nel linguaggio politico. Proprio per questo riteniamo necessario riportare il dibattito entro un perimetro di realtà: sul nuovo ospedale di Cremona non tutto è deciso, e il procedimento amministrativo è tuttora in corso.

Come Movimento per la riqualificazione dell’ospedale di Cremona abbiamo incontrato nei mesi scorsi il presidente della Provincia, Roberto Mariani, consegnandogli una proposta dettagliata di riqualificazione dell’ospedale esistente, corredata da numeri, planimetrie e da un confronto tecnico-funzionale con il primo progetto del nuovo ospedale, e ancor più con quello successivo, ridimensionato di due piani, con 150 posti letto in meno e a costi sensibilmente superiori. La risposta ricevuta non ha riguardato il merito della proposta. Ci è stato invece obiettato che il progetto non poteva essere preso in considerazione perché non “firmato” da un ingegnere o da un architetto, e che una decisione politica assunta in sede elettorale non può essere messa in discussione da cittadini ritenuti “non qualificati” e minoritari.

Questo approccio pone un problema serio, che va ben oltre il singolo progetto. Nel nostro ordinamento, le decisioni politiche non sostituiscono né cancellano gli obblighi di legge. Le grandi opere pubbliche – e in particolare quelle sanitarie – sono sottoposte a procedure, verifiche, confronti e valutazioni comparative proprio per evitare che una scelta venga considerata intoccabile prima ancora di essere compiutamente istruita.

Ridurre il ruolo dei cittadini a un fastidio, o derubricare osservazioni documentate a “interferenze incompetenti”, significa svuotare di senso strumenti come la Conferenza dei Servizi, l’accesso agli atti, la partecipazione procedimentale e, in ultima analisi, il controllo democratico sull’azione amministrativa.

Auspichiamo che anche il Presidente del Consiglio comunale voglia distinguere chiaramente tra legittimo indirizzo politico e forzatura dei tempi e delle regole. Anticipare simbolicamente una conclusione che il procedimento non ha ancora raggiunto rischia di trasformare un gesto celebrativo in un errore politico.

La storia amministrativa italiana è piena di “prime pietre” posate troppo presto e di cantieri bloccati poco dopo. In quei casi, ciò che doveva rappresentare un traguardo si è spesso trasformato in un simbolo di arroganza istituzionale.

Cremona merita scelte solide, fondate su valutazioni complete e su un confronto reale, non su decisioni considerate irrevocabili per principio.
E merita istituzioni che non temano il controllo dei cittadini, ma lo riconoscano come parte integrante della legalità democratica.

 

 

Movimento per la riqualificazione dell’ospedale di Cremona                    

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