In questo articolo esploreremo brevemente l’evoluzione negli ultimi decenni dell’Educazione Ambientale (EA), che ha assunto un ruolo sempre più centrale nei percorsi educativi e nelle politiche formative di scuole e organismi associativi, in risposta alle crescenti problematiche ambientali e al bisogno di recuperare la centralità della dimensione locale anche su questo tema. Per non limitare l’EA alla trasmissione di pure conoscenze scientifiche sull’ambiente, occorre infatti strutturare un approccio capace di sviluppare competenze, valori e atteggiamenti che permettano alle persone di comprendere la complessità dei sistemi naturali e di agire in modo responsabile. Le buone pratiche dell’educazione ambientale si fondano quindi su approcci pedagogici consolidati e su metodologie attive che favoriscono un apprendimento significativo. Vediamone alcuni di seguito.
Apprendimento esperienziale ed educazione attiva
Rispetto a questa visione, uno dei principi cardine dell’educazione ambientale è l’apprendimento attraverso l’esperienza diretta e la sperimentazione sul campo. John Dewey ha sottolineato come l’educazione debba partire dall’esperienza concreta e dalla riflessione su di essa, affinché l’apprendimento sia realmente formativo e investa tutte le componenti dell’individuo. In ambito ambientale, questo si traduce in attività come: le uscite didattiche sul territorio, l’osservazione degli ecosistemi locali, la realizzazione di laboratori pratici e la partecipazione a progetti di tutela ambientale capaci di valorizzare il rapporto tra individuo e il suo ambiente di vita. Tali esperienze permettono di collegare teoria e pratica, in un rapporto dialettico che rende gli studenti protagonisti del proprio percorso di apprendimento e li fa riflettere singolarmente e in gruppo. Un esempio significativo è la realizzazione di orti scolastici, dove gli studenti imparano a conoscere i cicli naturali, il rispetto dei tempi della natura e l’importanza di un uso sostenibile del suolo, sviluppando al contempo collaborazione e senso di responsabilità.
L’ambiente come “maestro” educativo
Il pensiero pedagogico di Maria Montessori attribuisce all’ambiente un ruolo educativo fondamentale. Secondo la Montessori, un ambiente curato, ordinato e stimolante favorisce l’autonomia, il rispetto e il senso di responsabilità. Nell’educazione ambientale, questa prospettiva si traduce nella valorizzazione degli spazi naturali e scolastici come luoghi di apprendimento, in cui prendersi cura dell’ambiente diventa parte integrante del processo educativo anche in gruppo. La cura degli spazi, il rispetto della natura e l’attenzione alle risorse sviluppano nelle persone un atteggiamento etico verso l’ambiente e una condivisione dello spazio di vita non solo domestico. Un aspetto fondamentale di questa teoria è proprio quello della sperimentazione diretta, tramite cui la persona diviene parte attiva del proprio apprendimento e sviluppa un atteggiamento critico in grado di evolversi naturalmente nel tempo e sviluppare così sempre nuove competenze. Questo lo rende un processo adatto alla stimolazione sensoriale e all’acquisizione di conoscenza sin dalle prime fasi di vita. In molte scuole, questa visione si traduce in progetti di cura degli spazi comuni, come giardini, cortili o aree verdi urbane. Gli studenti partecipano attivamente alla manutenzione e alla valorizzazione di questi luoghi, apprendendo che prendersi cura dell’ambiente significa anche prendersi cura della comunità. Questa pratica rafforza il senso di appartenenza e sviluppa un’etica della responsabilità.
Complessità e interdisciplinarità
Le problematiche ambientali non possono essere comprese attraverso un’unica disciplina o un unico modello di interpretazione. Tale per cui Edgar Morin, con il suo concetto di pensiero complesso, evidenzia la necessità di superare la frammentazione del sapere e di promuovere una visione integrata della realtà. L’uomo stesso infatti è composto da più dimensioni che convivono all’interno di esso, tale per cui l’approccio deve essere quello di sistema complesso e interdipendente. Le buone pratiche dell’educazione ambientale adottano quindi un approccio interdisciplinare che mette in relazione scienze naturali, geografia, economia, educazione civica e dimensione culturale, tra cui quella ambientale. Questo consente di comprendere come le scelte individuali e collettive abbiano ripercussioni sull’equilibrio anche del Pianeta, in quanto le azioni svolgono singolarmente o in gruppo funzione di processi di cambiamento dell’ambiente di vita. Un esempio di buona pratica è lo sviluppo di unità di apprendimento interdisciplinari sul tema dell’acqua o dell’energia, in cui si analizzano aspetti scientifici, sociali ed economici, stimolando negli studenti una comprensione globale e critica delle sfide ambientali.
Interdipendenza tra esseri viventi e ambiente
Il pensiero di Gregory Bateson offre un contributo essenziale alla comprensione dell’ecologia come rete complessa di relazioni. Secondo l’autore, gli esseri viventi e l’ambiente non possono essere considerati come entità separate, ma parti interdipendenti di un unico sistema, in cui ogni azione genera effetti che si riflettono sull’insieme e che tendono nel tempo alla ricerca di un equilibrio il più costante possibile. Questa prospettiva mette in evidenza come le scelte umane, anche quelle apparentemente marginali, possano alterare gli equilibri naturali dal micro al macrosistema. In ambito educativo, questa visione favorisce lo sviluppo di una coscienza ecologica fondata sulla responsabilità e sul rispetto dei limiti della natura e del processo di disseminazione di conoscenza tra le varie generazioni. L’educazione ambientale, ispirata al pensiero di Bateson, aiuta quindi a comprendere le conseguenze delle azioni individuali e collettive, promuovendo atteggiamenti di cura, attenzione e consapevolezza nei confronti dell’ambiente e delle relazioni che lo costituiscono, in un’ottica di interdipendenze costanti fra le parti. In ambito educativo, questa visione si concretizza in attività di osservazione degli ecosistemi locali, monitoraggio della biodiversità e progetti di citizen science. Gli studenti imparano a riconoscere le relazioni tra le diverse componenti naturali e a comprendere come le azioni umane possano alterare gli equilibri ecologici.
Educazione alla cittadinanza attiva e partecipazione
Un aspetto centrale delle buone pratiche dell’educazione ambientale è la partecipazione attiva. Lucie Sauvé sottolinea come l’educazione ambientale non debba limitarsi all’informazione, ma debba favorire l’impegno civico e la partecipazione democratica. Progetti di educazione ambientale efficaci coinvolgono sempre più oggigiorno: scuole, famiglie, istituzioni e comunità locali, promuovendo azioni concrete come campagne di sensibilizzazione, iniziative di riqualificazione degli spazi pubblici e percorsi di cittadinanza attiva. Le scuole in questo panorama acquisiscono una importanza sempre maggiore come agenzie educative in grado non solo di sviluppare competenze, quanto di stimolare con percorsi di cittadinanza efficaci comportamenti di cittadini responsabili ed in grado di adottare comportamenti e buone pratiche per la tutela dell’ambiente, in coerenza con i principi della oramai nota “Agenda 2030”. Ad esempio, le buone pratiche includono progetti di raccolta differenziata, campagne di sensibilizzazione contro lo spreco alimentare, iniziative plastic free e giornate ecologiche di pulizia di spiagge, parchi o quartieri. Queste attività permettono agli studenti di sperimentare concretamente il valore dell’azione collettiva e della responsabilità condivisa.
Educazione ambientale e sviluppo sostenibile
Il concetto di sviluppo sostenibile, formalizzato nel Rapporto Brundtland del 1987, rappresenta un riferimento importantissimo. Educare alla sostenibilità significa infatti aiutare le persone, i cittadini, a comprendere lo stretto legame tra ambiente, economia e società, e a sviluppare comportamenti capaci di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere quelli delle generazioni future. Le buone pratiche educative si caratterizzano per la continuità e la coerenza, integrando l’educazione ambientale nei curricula scolastici e nei progetti educativi di lungo periodo. Anche in questo caso la teoria si trova perfettamente in linea con le indicazioni dell’Agenda 2030, delle più recenti indicazioni nazionali e internazionali. Percorsi sull’uso responsabile delle risorse, sul consumo consapevole e sulle energie rinnovabili aiutano a comprendere il legame tra scelte individuali e benessere collettivo. Le buone pratiche si distinguono per la continuità nel tempo, integrando l’educazione ambientale nei curricula e nei progetti educativi d’istituto.
Conclusione
Le buone pratiche dell’Educazione Ambientale (EA), ispirate ai contributi di importanti autori e pedagogisti, favoriscono la formazione di cittadini consapevoli, critici e responsabili. Attraverso l’esperienza diretta, la riflessione interdisciplinare e la partecipazione attiva, contribuisce a costruire una cultura della sostenibilità e della partecipazione, fondamentale per affrontare le sfide ambientali del presente e del futuro, per preservare il nostro luogo di vita e mantenerlo tale anche per le generazioni future.
Assunta Sellitto
settore Area vasta ambiente e transizione ecologica del Comune di Cremona
































