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Da ieri sera Sergio Tarquinio non è più con noi. Aveva compiuto 100 anni lo scorso 13 ottobre. Me l’ha comunicato il figlio Marco. Sergio ha attraversato il confine invisibile che separa la vita dall’assenza. Ha scavalcato il muro. Ora ha risolto il mistero. È di là. Si è riunito alla sua amata mamma della quale portava con sé il ricordo costantemente. Me ne aveva parlato con le lacrime agli occhi l’ultima volta che ci siamo incontrati, qualche anno fa, durante l’ultima intervista che gli ho fatto. Una lunga chiacchierata in verità.

Vado a memoria… Ricordo una grande stanza, il suo studio ricolmo di tele e disegni, raccolte di litografie, di prove a colori, bozze, volumi, un ritratto di sua madre, una crocifissione non terminata… quella luce che solo i laboratori d’artista hanno. Come se fosse il pittore a dipingere i chiaroscuri sulle pareti per niente spoglie.

Dell’artista Tarquinio ricordo l’esperienza in Argentina, la ricca produzione, fasica come deve essere l’evoluzione espressiva personale di un intellettuale vero, i leggendari personaggi della “sua” Storia del West made in Bonelli editore… L’ultima mostra-tributo del Centro Fumetto Andrea Pazienza, i suoi 100 anni. Un secolo di vita, un secolo di storia, cent’anni di memoria impressa nella sua mente e nelle sue opere. Gli occhi lo stavano tradendo, ma era lucido, presente, più obiettivo e consapevole di quanto fosse mai stato.

Questa era la mia impressione nelle ore che seguono al pranzo e preludono al tramonto. L’ora in cui i “vecchi” – mi diceva – non sono ancora troppo stanchi. Ringraziava ogni mattina il Signore per essere ancora in vita, mi confidava. Tanti gli acciacchi, ma era vivo! E parlava della mamma. Avrebbe rinunciato a tutto per poterle parlare un’ultima volta ed esprimerle la sua immensa gratitudine. ”Ma è tardi – mi diceva con gli occhi umidi – non si torna indietro”. E esprimeva un suo personalissimo, intimo rimpianto…. Si va avanti però. E ora Sergio è insieme a lei. Voglio credere sia così.

Mi telefonava, mi chiedeva di andarlo a trovare, per parlare. Lui raccontava, io ascoltavo intervenendo ogni tanto senza creare fratture nel filo sottile della sua memoria, una matassa intricata di riferimenti personali, letterari, filosofici, che superavano i confini locali. Oltre la città, oltre la provincia, oltre l’Italia. Destinazione: il mondo. Con una valigia al seguito piena di tempo. Tempo perduto. Tempo da riesumare, tempo da inseguire, da “ricercare”. Proust insegna. E a Sergio piaceva Proust.

È il momento del commiato. Addio Sergio.

Ti ricordo con affetto. Mi chiamavi “putela”, in dialetto. Mi facevi sentire giovane. Bellissima sensazione.

Il tuo tempo non è finito. Perché restano le tue impronte. A futura memoria.

Gigliola Reboani

Nella foto centrale un’opera di Sergio Tarquinio

 

Il 13 ottobre 2025 Sergio Tarquinio aveva compiuto cent’anni Artista a tutto tondo, Tarquino si è distinto come pittore, incisore e fumettista. Ed è proprio quest’ultima attività ad essere ancora una volta celebrata e approfondita dal Centro Fumetto “Andrea Pazienza”, mentre presso il Museo Civico era stata aperta la personale dedicata alle sue incisioni.

Il giorno del suo compleanno era stata inaugurata presso la sede del Centro Fumetto una piccola esposizione che propone pubblicazioni provenienti dalla propria biblioteca e alcune opere originali messe a disposizione dal figlio Marco Tarquinio e dal collezionista Marco Cortellazzi. Si trattava di una sorta di anteprima in vista di un’esposizione molto più articolata che si pensava di organizzare per il 2026.

 

BIOGRAFIA

Sergio Tarquinio (Cremona, 1925-2026) esordì nel 1946 disegnando la serie western “Luna d’argento” per l’Editoriale Dea. Nel 1948 collaborò con Mediolanum, disegnando “Blek e Gionni”. Si trasferì poi in Argentina, lavorando per l’editore Cesare Civita fino al 1952, realizzando molte serie per la rivista “Misterix”. Tornato in Italia, lavorò con editori stranieri e italiani, creando serie come “Marussia” e “Ray Fox”. Negli anni ’50 iniziò a collaborare con le Edizioni Araldo, disegnando serie western come “Giubba Rossa” e “Il giudice Bean”. Lavorò brevemente per Mondadori su storie di “Batman” e “Superman”, e per il Corriere dei Piccoli. Tornò a collaborare con Bonelli, disegnando per molti anni all’interno di serie e miniserie come “Storia del West”, “Il ribelle”, “Rick Master” e “Ken Parker”. Negli anni ’80 lavorò per “Il Giornalino” su storie western scritte da Manlio Bonati. Successivamente si dedica esclusivamente alla pittura e all’incisione, con opere esposte in musei e istituzioni. Tra i suoi numerosi premi, ricordiamo quelli assegnati dal mondo del fumetto: Nettuno di Bronzo nel 1979, conferito da ANAF, Targa d’argento come Maestro dell’immagine nel 1998 al Salone di Lucca Comics, Premio di Giuria nel 1999 assegnato da ANAFI a Reggio Emilia, Targa del Comune di Cremona consegnata nel 2005 nell’ambito del Piccolo Festival intorno al fumetto, e infine, sempre a Cremona, in Santa Maria della Pietà nel 2017, è stato impresso il calco delle sue mani in occasione della Mostra dedicata ai 50 anni della Storia del West per la Walk of fame di Lucca Comics & Games.

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