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È del 45,22% l’affluenza al referendum sulla giustizia alle 23, dai dati di 34.809 sezioni sulle 61.533 totali. Si legge sul sito Eligendo.

Alle 19 a Cremona città l’affluenza al referendum di conferma costituzionale sulla riforma della giustizia è stata pari al 46.60%  secondo i dati del ministero dell’Interno. Un dato molto più alto alla media nazionale che è del 38%. il dato è arrivato dopo l’esame di tutte le 76 sezioni. Tra i numeri che balzano all’occhio, quello della sezione 3 in cui ha votato il 55.07% degli aventi diritto. In provincia l’affluenza pari al 45.74%

L’affluenza al referendum sulla giustizia a livello nazionale ha toccato alle 19 il 38,9%. Un dato clamoroso, che la quasi totalità dei sondaggisti non aveva previsto. Ma cosa significa questo numero, se guardiamo sotto il cofano della macchina elettorale e lo paragoniamo al voto del 2022? Il raffronto tra gli italiani che si sono presentati ai seggi oggi pomeriggio e quelli che sono andati a votare alle Politiche di quattro anni fa ci può dire, in teoria, quanto gli elettori abbiano seguito il messaggio dei rispettivi leader.

Per capire la forza del voto, analizziamo quanti cittadini sono usciti di casa tra mezzogiorno e le sette di sera. Quattro anni fa, per le elezioni Politiche, in questa fascia oraria si è mossa una massa enorme di persone (circa il 34% degli elettori). Oggi, il balzo pomeridiano si è fermato in media al 24%. In termini tecnici, significa che il motore del pomeriggio sta viaggiando al 74% della potenza. Rispetto al 2022, infatti, manca all’appello più di un elettore su quattro (il 26% in meno). Questo calo di pressione è stato generalizzato: ha colpito il Nord, il Centro e il Sud quasi con la stessa intensità. Non c’è stata alcuna onda improvvisa dopo il pranzo, ma un flusso costante che ha livellato le differenze tra le varie regioni: il Piemonte è la regione che ha tenuto meglio la velocità del 2022(con una performance dell’84%). All’opposto, il Molise è la zona dove l’interesse è crollato di più, fermandosi a un deludente 63% rispetto al 2022.

Se i partiti non sono riusciti a mobilitare le proprie truppe, chi sta gonfiando quel 38,9% di affluenza? La risposta potrebbe essere l’elettorato trasversale. Visto che il legame tra voto politico e referendum non è così forte, a decidere l’esito finale potrebbero essere di fatto i cittadini che si sono mossi per convinzione personale, ignorando le indicazioni dei leader. Per capire quanto pesano, basta guardare un numero che in statistica indica la correlazione. E questo valore è molto basso: l’appartenenza a un partito (guardando i voti del 2022) spiega meno del 7% dei motivi per cui la gente è andata a votare oggi pomeriggio. Il restante 93% dei motivi è “invisibile”: sono cittadini che si sono mossi per convinzione personale, per interesse tecnico verso la giustizia o per altre motivazioni.

Questa analisi ha diversi limiti. Il primo: partecipare non significa scegliere. Sappiamo quanta gente è entrata nei seggi, ma non cosa abbia votato. Un’affluenza alta in una zona dove nel 2022 il centrodestra è andato molto bene non significa che in quell’area i Sì siano la maggioranza. Stessa cosa vale per il No. Inoltre non ci sono candidati locali da sostenere o governi da eleggere direttamente, il che cambia le motivazioni per recarsi alle urne. Una tesi che può essere confermata o smentita.

 

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