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Speriamo che i progettisti del ponte sullo Stretto di Messina non traggano ispirazione dal ponte ciclo-pedonale sul fiume Adda, se non dal punto di vista economico. Se qui da noi per costruire un ponticello di lamiera lungo duecento metri ci sono voluti cinque anni e poco meno di due milioni di euro, immaginate un ponte di più di tre chilometri su cui passano treni, automobili e camion e costruito là da loro. C’è solo da sperare che almeno quello stia in piedi, non come i nostri, che cadono da soli.

Al di là di questi timori, il dramma reale è che,  insieme al ponte sul fiume Adda,  è ormai crollata anche la speranza di un mondo migliore, un mondo in cui ciclisti e pedoni possano finalmente percorrere la ciclovia Vento, a metà strada tra il 20 e il 21, un mondo nel quale potremmo anche sopportare  il crollo della Borsa, il crollo di Niscemi, persino il crollo dell’Amministrazione Provinciale, ma non il crollo della passerella ciclabile tra Crotta d’Adda e l’Infinito.

 

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