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Da tempo il signor Trump ci tormenta con le sue dichiarazioni tonitruanti e contraddittorie; non ricordo niente di simile relativamente a politici di calibro internazionale, mentre per i politici nostrani non si può dire altrettanto (ricordiamo tutti la demagogia di basso conio dei vari Bossi, Berlusconi, Renzi, Shlein e compagnia cantante). 

Da un lato  mi chiedo come sia stato possibile che una figura come la sua, molto simile a un imbonitore di piazza ben vestito, possa essere arrivata al vertice delle Istituzioni, ma  subito dopo mi viene spontaneo concludere che non basta che uno voglia andare alla Casa Bianca, bisogna che qualcuno gli spiani la strada. 

Mi cadono le braccia al pensiero che i poteri occulti abbiano sponsorizzato un tipo che non è nemmeno capace di fare affari (corre voce che la  carriera del tycoon sia costellata di ripetuti fallimenti). Quindi Trump non è la malattia, ma il sintomo di una malattia ingravescente: il totalitarismo. 

Si afferma da più parti che il totalitarismo sia sempre stato presente e che viviamo in una democrazia di facciata. Purtroppo sussiste il dubbio che questa sia la realtà: le decisioni che tracciano le rotte percorribili dalla società vengono   prese da élite sovranazionali cui i politici, tutti i politici, sono asserviti in modo più o meno evidente e quelli che noi chiamiamo “i potenti della terra” in realtà sono funzionari al vertice di un sistema che esige zelo e sottomissione.    

Se riflettiamo su come il linguaggio, ieri come oggi,  sia stato “elaborato”,  capiamo come si sia voluto e si voglia trasformare in bene ciò che bene non è: il nazismo prometteva il riscatto della Germania, il comunismo la liberazione del proletariato, il colonialismo  una missione civilizzatrice. Oggigiorno la repressione è diventata lotta al disordine, le leggi straordinarie sono per la difesa della democrazia, la censura è lotta alla disinformazione e così via. Il linguaggio plasma il pensiero: se controlli il pensiero controlli le menti e se controlli le menti il gioco è fatto, hai vinto. 

Con queste premesse è facile confondere una tecnocrazia benevola con democrazia.

A questo punto mi viene spontaneo pensare che forse Trump, grazie alla sua improntitudine, stia facendo un favore alla democrazia. Grazie alla sua sfacciata arroganza ci accorgiamo che il potere, quello vero che nessuno vede, ha gettato la maschera, la legge del più forte calpesta il diritto. Allora  nelle nostre povere menti infarcite di un numero infinito di messaggi – veri, falsi, subliminali o espliciti – qualche dubbio potrà affiorare. 

Già, il dubbio! Ma dove sono coloro che dubitano? Io mi vedo circondato da persone che dicono sempre le stesse cose, al punto che  posso anticipare ciò che dirà un interlocutore sia questi di sinistra o di destra. Queste persone vomitano certezze su cui non riflettono più da tempo e non capiscono che hanno smesso di pensare, anche se sono convinti del contrario. 

Da parte mia, quando dico che democrazia, uguaglianza e dignità non sono  in nessun modo negoziabili, inizio a sospettare che forse anch’io ho smesso di riflettere perché non dubito di queste mie convinzioni. 

Vuoi vedere che sto propinando certezze come fanno in molti? 

Chissà cosa pensano di noi, poveri mortali, quei signori che risiedono nell’empireo e che ci manipolano a loro piacimento. Probabilmente mentre pensano che siamo marionette con cui trastullarsi, come facevano gli antichi dei con gli uomini,  dimenticano  che l’imperfezione, la diversità e la casualità  ci rendono unici e proprio per questo non siamo marionette tutte uguali. Eh già, nelle altitudini del potere c’è un’aria rarefatta che ha effetti euforizzanti; dovrebbero ricordare che giocare a fare Dio non ha mai portato bene all’uomo. La natura e la storia sono maestre pazienti e severe e presto o tardi presentano  il conto. 

 

Giuseppe Pigoli

 

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