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	<title>Vittoriano Zanolli</title>
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		<title>Metanodotto a Soresina: i cittadini diffidano di nuovo il Comune, il 6 maggio seduta del Consiglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 12:19:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stata notificata una nuova diffida da parte di privati cittadini al Comune di Soresina in vista della seduta del Consiglio comunale del 6 maggio, insieme a una segnalazione ai consiglieri in merito alla delibera sugli espropri dei terreni per la realizzazione del metanodotto. Secondo quanto riportato negli atti, il procedimento sarebbe giunto alla fase [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È stata notificata una nuova diffida da parte di privati cittadini al Comune di Soresina in vista della seduta del Consiglio comunale del 6 maggio, insieme a una segnalazione ai consiglieri in merito alla delibera sugli espropri dei terreni per la realizzazione del metanodotto.<br />
Secondo quanto riportato negli atti, il procedimento sarebbe giunto alla fase decisoria senza il previo esame delle osservazioni di alcuni proprietari coinvolti, nonostante gli impegni assunti dall’Amministrazione in fase di avvio.</p>
<p>Ulteriori criticità riguarderebbero il quadro normativo applicato e la corretta qualificazione dell’iter procedurale, che non richiederebbe normalmente un voto del Consiglio comunale.</p>
<p>Permangono inoltre questioni legate al collegamento tra il metanodotto e il più ampio progetto dell’impianto di biometano, per il quale viene richiesta una valutazione complessiva e non frammentata delle opere.</p>
<p>Alla luce di tali elementi, la seduta del 6 maggio assume un rilievo particolarmente delicato sotto il profilo amministrativo e delle responsabilità individuali. I consiglieri comunali saranno chiamati a esprimere il proprio voto su un atto inserito in un procedimento già oggetto di contestazioni formali e segnalazioni, con la conseguente necessità di una valutazione pienamente consapevole. Le eventuali criticità procedurali già evidenziate potrebbero infatti assumere rilievo nelle sedi opportune e richiamare la responsabilità dei singoli consiglieri che voteranno a favore di questi espropri.</p>
<p>Se confermata, la calendarizzazione, al netto delle osservazioni, un voto contrario a questo provvedimento potrebbe indirettamente dar voce alle centinaia di cittadini che chiedono di fermare questo impianto.</p>
<p>Il Comitato invita pertanto i cittadini a partecipare numerosi alla seduta del Consiglio comunale, affinché la loro presenza rappresenti un momento di attenzione su una decisione rilevante per il futuro della città e del territorio.</p>
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		<title>Si solleva l&#8217;asfalto, ponte tra Montodine e Bertonico chiuso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 11:41:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A seguito del riscontro di un’anomalia su un giunto del ponte sull’Adda lungo la S.P. 591, nel tratto che collega Montodine a Bertonico (Lodi), sul lato lodigiano dell’infrastruttura è stata disposta in via precauzionale la chiusura al traffico del ponte, a tutela della sicurezza degli utenti della strada. Secondo quanto comunicato dagli uffici tecnici della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">A seguito del riscontro di un’anomalia su un giunto del ponte sull’Adda lungo la S.P. 591, nel tratto che collega Montodine a Bertonico (Lodi), sul lato lodigiano dell’infrastruttura è stata disposta in via precauzionale la chiusura al traffico del ponte, a tutela della sicurezza degli utenti della strada.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Secondo quanto comunicato dagli uffici tecnici della Provincia di Lodi, ente competente per la gestione e la manutenzione del manufatto, si è determinato un dislivello di alcuni centimetri tra la struttura del ponte e il rilevato stradale sul lato lodigiano.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">È in fase di pubblicazione l’ordinanza della Provincia di Lodi che formalizza il provvedimento di chiusura, della quale sarà diffusa copia non appena disponibile. La decisione è stata assunta in via cautelativa per consentire gli accertamenti tecnici necessari e operare nelle massime condizioni di sicurezza.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Nella giornata di domani verrà incaricato un ingegnere specializzato e prenderanno avvio le attività di verifica strutturale e approfondimento tecnico per accertare le cause dell’anomalia e definire le modalità di intervento. Le operazioni richiederanno alcuni giorni.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La Provincia di Cremona è in costante raccordo con la Provincia di Lodi, in particolare per il monitoraggio dei tempi delle verifiche e per la gestione della viabilità alternativa, con particolare attenzione ai mezzi pesanti diretti dal cremasco verso i raccordi autostradali del lodigiano e del piacentino, per i quali sono in corso deviazioni dedicate, tra cui il passaggio dal ponte di Cavenago d’Adda (località Persia di Casaletto Ceredano) o, in alternativa, la percorrenza della Paullese fino a Cremona.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">L’evoluzione della situazione e gli esiti delle verifiche tecniche saranno comunicati tempestivamente non appena disponibili.</span></p>
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		<title>Cane nel canale e 54enne muore tentando di salvarlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 19:56:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il suo cane sta annegando in un canale, d’istinto il suo padrone si tuffa per salvarlo ma non riesce a tornare a riva. E&#8217; morto a 54 anni Sergio Pizzamiglio residente a Castelnuovo Bocca d&#8217;Adda, nel Lodigiano. L&#8217;incidente è avvenuto a Tencara di Pizzighettone. Sul posto il 118 e i carabinieri. Un passante ha notato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="u-border-bottom">
<div class="c-article-abstract c-article-abstract--wrap-text l-spacing-s " data-rtemaxlength="520">
<p>Il suo cane sta annegando in un canale, d’istinto il suo padrone si tuffa per salvarlo ma non riesce a tornare a riva. E&#8217; morto a 54 anni <strong>Sergio Pizzamiglio</strong> residente a Castelnuovo Bocca d&#8217;Adda, nel Lodigiano. L&#8217;incidente è avvenuto a Tencara di Pizzighettone. Sul posto il 118 e i carabinieri. Un passante ha notato la scena e ha chiamato i soccorsi, per poi tuffarsi insieme ad altri due giovani. Sul posto gli operatori del 118 hanno tentato di salvare il 54enne praticando un lunghissimo ma vano massaggio cardiaco.</p>
</div>
</div>
<div class="c-article-section j-article-section l-spacing-m o-content-at-the-bottom-mt">
<p>Secondo la prima ricostruzione, eseguita anche sulla base di alcune testimonianze ma ancora al vaglio dei carabinieri, il 54enne si trovava sull&#8217;argine quando il suo cane è finito in acqua. Si è immediatamente lanciato per recuperarlo ma non è più riuscito a guadagnare la sponda, complicata da risalire e già tante altre volte fatale per il fondo in cemento e per l&#8217;inclinazione. Un passante ha notato la scena e ha chiamato i soccorsi, per poi tuffarsi insieme ad altri due giovani. Alla fine, insieme, sono riusciti a riportare a riva il lodigiano. Lì hanno tentato il tutto per tutto gli operatori del 118, praticando un lunghissimo ma vano massaggio cardiaco.</p>
<p>Nella foto centrale il canale navigabile</p>
<div class="c-inline-card__content"></div>
</div>
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		<title>Addio a Rampi, organista di fama internazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 19:30:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domenica scorsa aveva diretto nella chiesa di Sant&#8217;Abbondio il suo ennesimo concerto, presentando in prima assoluta la sua ultima composizione, &#8220;Pascha nostrum&#8221;. Stamattina, dopo una malattia che non gli ha lasciato scampo, è morto a Cremona Fulvio Rampi, organista, compositore e gregorianista di fama internazionale.  Figura di riferimento assoluto nel panorama della musica sacra e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica scorsa aveva diretto nella chiesa di Sant&#8217;Abbondio il suo ennesimo concerto, presentando in prima assoluta la sua ultima composizione, &#8220;Pascha nostrum&#8221;. Stamattina, dopo una malattia che non gli ha lasciato scampo, è morto a Cremona <strong>Fulvio Rampi</strong>, organista, compositore e gregorianista di fama internazionale.  Figura di riferimento assoluto nel panorama della musica sacra e del canto gregoriano, nato a Cremona nel 1959, Rampi si era diplomato in organo e composizione organistica conseguendo poi magistero e dottorato in Canto Gregoriano al Pontificio Istituto di Musica Sacra, dove era stato allievo di <strong>Luigi Agustoni</strong>, del quale sarebbe poi diventato successore alla cattedra di Canto Gregoriano. Dal 1998 al 2010 direttore della Cappella Musicale della Cattedrale di Cremona, nel 2010 aveva dato vita al Coro Sicardo di Cremona, ensemble polifonico impegnato stabilmente nel servizio liturgico proprio nella chiesa di Sant&#8217;Abbondio, dove Rampi ricopriva anche il ruolo di organista titolare. Era inoltre docente di Prepolifonia al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino. Con la sua scomparsa, il mondo della musica sacra perde una delle sue voci più autorevoli.</p>
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		<title>Energia, Legambiente: il nucleare non è la priorità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 13:05:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 26 aprile 1986, in seguito ad un collaudo di sicurezza, esplode il reattore 4 della centrale nucleare di Černobyl&#8217;, in Ucraina, allora Repubblica Socialista Sovietica. L’Europa e il mondo affrontavano il più grave incidente nucleare della storia, del quale ricorre il quarantesimo anniversario. Ricordare Cernobyl vuol dire, tra l’altro, ricordare la storia dell’ambientalismo. Poche settimane dopo l’incidente, il 10 [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>26 aprile 1986</strong>, in seguito ad un collaudo di sicurezza, esplode il reattore 4 della centrale nucleare di Černobyl&#8217;, in Ucraina, allora Repubblica Socialista Sovietica. L’Europa e il mondo affrontavano <strong>il più grave incidente nucleare della storia</strong>, del quale ricorre il <strong>quarantesimo anniversario</strong>.</p>
<p>Ricordare Cernobyl vuol dire, tra l’altro, <strong>ricordare la storia dell’ambientalismo</strong>. Poche settimane dopo l’incidente, il 10 maggio del 1986, <strong>Legambiente</strong> organizzò <strong>una grande manifestazione a Roma</strong> per chiedere la rinuncia al nucleare che portò, nel 1987, <strong>al primo referendum per l’uscita dal nucleare del nostro Paese</strong>.</p>
<p><strong>L’Italia, dopo la dismissione delle quattro centrali allora esistenti, ancora oggi non ha un sito di stoccaggio delle scorie definitivo e sicuro</strong>. Possiamo consolarci ricordando che <strong>nessun paese al mondo</strong>, nemmeno la Francia o gli Stati Uniti, ha risolto il problema dello <strong>stoccaggio definitivo delle scorie</strong>: solo la Finlandia, proprio in questi giorni, ha ultimato i lavori per la realizzazione del <strong>primo costosissimo sito adatto allo scopo</strong>, in una profonda cavità sotterranea artificiale. Ma basterà per contenere solo poco più dell’1% delle scorie ad alta attività prodotte fino ad oggi nel mondo.</p>
<p>“Dobbiamo continuare a raccontare Cernobyl. Legambiente lo fa anche attraverso le storie dei tanti bambini dell’area colpita, dal 2006 ospitati in Lombardia per periodi di risanamento, e tutt’oggi assistiti in una colonia in territorio bielorusso,” ricorda<strong> Barbara Meggetto</strong>, presidente di Legambiente Lombardia. “In questo modo, continuiamo a mantenere un solido legame con le popolazioni colpite e tutt’ora esposte a livelli elevati di radioattività. Lo facciamo per tenere alta la guardia, essendo grati a chi si è sacrificato per spegnere l’incendio attorno alla centrale e per bonificare l’area, senza i quali le conseguenze sarebbero state ancora più gravi.”</p>
<p><strong>Della centrale di Cernobyl si continua, purtroppo, a parlare ancora adesso</strong>. Il “sarcofago” attuale, <strong>New Safe Confinement (NSC)</strong>, finanziato e completato nel 2016 da oltre 45 Paesi e dall’Unione Europea e giudicato sufficiente per un secolo di protezione dalle emissioni radioattive, <strong>nel 2025 è stato colpito da un drone con testata esplosiva ad alto potenziale</strong> nel corso di un attacco militare russo nella regione. La stabilità del sarcofago è seriamente compromessa, con <strong>una falla che occorre riparare rapidamente</strong>. Tutta la struttura potrebbe essere a rischio di collasso. Quanto accaduto nel conflitto in Ucraina, che ha visto <strong>ripetuti attacchi anche alla centrale di Zaporizhzhia</strong>, ma anche nel corso degli attacchi all’<strong>Iran</strong>, ci ricorda anche che <strong>i siti nucleari sono a rischio anche per essere obiettivi militari sensibili</strong>. In un mondo sempre più instabile è <strong>un ulteriore tema da considerare per ogni Paese che intenda sviluppare una filiera nucleare</strong>. Stesso rischio anche per <strong>gli eventi naturali</strong>: in questo caso vale l’esempio di <strong>Fukushima</strong>, dove non è bastata una impeccabile procedura di emergenza seguita a un terremoto <strong>a scongiurare il peggio</strong>.</p>
<p>Il  desiderio di realizzare <strong>tecnologie nucleari fuori dalla storia</strong> continua però ad alimentare sia fantasie sia problemi reali. <strong>Anche l’Italia prova a fare marcia indietro rispetto alla scelta di uscire dal nucleare</strong>, nonostante la chiara volontà espressa dagli italiani, anche con l’ultimo referendum del 2011. Il <strong>Consiglio dei ministri</strong> ha infatti approvato una legge delega sul “nucleare sostenibile” – non si dice di quale sostenibilità si parli – che prevede la creazione di un&#8217;<strong>Autorità per la sicurezza</strong> e un <strong>programma nazionale</strong>. Sempre nel 2025, L&#8217;Italia ha inoltre aderito formalmente all&#8217;<strong>Alleanza Nucleare Europea</strong>, un’entità che conta già tredici aderenti, promossa dalla Francia nel 2023, che vedrebbe <strong>l&#8217;energia atomica come “pilastro della transizione energetica”</strong> anche se, secondo il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (<strong>PNIEC</strong>), un apporto significativo del nucleare verrebbe <strong>solo dopo il 2035-2040</strong>.</p>
<p>Ed è <strong>una previsione</strong> <strong>estremamente ottimistica</strong>: considerato che nel nostro Paese <strong>non esistono siti nucleari e nemmeno una pianificazione per la loro individuazione</strong>, i tempi sarebbero necessariamente superiori: se anche si partisse oggi, <strong>difficilmente si immetterebbe in rete elettricità da fonte nucleare prima degli anni Cinquanta</strong>: quando, cioè, stando ai <strong>piani di decarbonizzazione impostati dall’UE</strong>, dovremmo già essere riusciti ad <strong>eliminare quasi del tutto l’impiego energetico delle fonti fossili</strong>. Se ci riusciremo, e soprattutto in quale quadro geopolitico ci muoveremo negli anni Cinquanta del Terzo Millennio è, oggi, quanto di più difficile da prevedere.</p>
<p>La <strong>Lombardia</strong>, dal canto suo, ha firmato nel 2025 – <strong>prima regione a volerlo fare</strong> – un protocollo d’intesa con l’<strong>AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica</strong>, vagheggiando di un uso pacifico del nucleare. <strong>Una “quarta via” energetica che la Lombardia vede possibile entro dieci anni</strong>. Realisticamente, <strong>dieci anni non saranno però sufficienti nemmeno per arrivare all’individuazione del sito per il primo cantiere nucleare</strong>. Parlare di nucleare serve a distogliere da soluzioni energetiche che invece sono accessibili a <strong>investimenti</strong> attuabili da subito, <strong>necessari per sottrarsi dalla dipendenza da fonti fossili</strong>.</p>
<p>“Il nucleare è un’arma di distrazione dalle priorità energetiche della Lombardia, regione che dovrebbe semmai guadagnare il terreno perso sullo sviluppo delle filiere oggi più accessibili, sostenibili, pacifiche e reversibili, quelle che sfruttano le fonti rinnovabili”, <strong>commenta Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia</strong>. “Le rinnovabili, insieme alla riduzione della domanda e al miglioramento dell’efficienza in tutti i settori, sono l’architrave del sistema energetico nei prossimi decenni, mentre il nucleare è più simile a un boccone avvelenato gettato nel dibattito. C’è chi vorrebbe mantenere uno <em>status quo</em> basato sull’importazione e l’estrazione di combustibili fossili, anche a costo di caricare i costi su imprese e famiglie, che già oggi pagano questa dipendenza con le bollette energetiche più care d’Europa”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella foto centrale il reattore di Cernobyl dopo l&#8217;incidente</p>
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		<title>Provincia di Cremona disunita e politicamente debole surclassata da Mantova</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Grassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 07:27:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Camera di commercio Cremona-Mantova-Pavia, sede centrale in riva al Mincio. Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Cremona, Mantova e Lodi, quartier generale nella terra dei Gonzaga.  ATS Valpadana (comprende la nostra provincia), direzione generale nella città virgiliana.  Dipartimento di Emergenza e Accettazione (DEA) di secondo livello all’ospedale Poma nella città dei [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Camera di commercio Cremona-Mantova-Pavia, sede centrale in riva al Mincio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Cremona, Mantova e Lodi, quartier generale nella terra dei Gonzaga. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">ATS Valpadana (comprende la nostra provincia), direzione generale nella città virgiliana. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dipartimento di Emergenza e Accettazione (DEA) di secondo livello all’ospedale Poma nella città dei tre laghi. Sotto il Torrazzo è stato promesso, ma mancano i requisiti normativi per ottenerlo.  Fiduciosi, aspettano e sperano. Già, come la bella abissina di novant’anni fa, ma la storia non finì secondo le aspettative.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli scippi non vengono mai da soli. Come le ciliegie, l&#8217;una tira l’altra. Così pochi giorni fa si è appreso che la Corte tributaria è in partenza da Cremona per Mantova.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il presidente della provincia </span><b>Roberto Mariani</b><span style="font-weight: 400;"> e il sindaco del capoluogo </span><b>Andrea Virgilio </b><span style="font-weight: 400;">sono intervenuti e hanno</span> <span style="font-weight: 400;">chiesto «al Governo e al ministero competente di riconsiderare questa ipotesi, aprendo un confronto vero con i territori e con le rappresentanze professionali» (</span><i><span style="font-weight: 400;">La Provincia</span></i><span style="font-weight: 400;">, 21 aprile).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi c’è il porto. Quello di Cremona, nonostante gli sforzi per rilanciarlo, non ha ancora sfruttato il suo potenziale. Quello di Mantova pare più reattivo e dinamico e si propone come scalo</span><span style="font-weight: 400;"> delle merci dal nord Europa per il Mediterraneo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’elenco è sufficiente per intuire chi sia il gigante, chi il nano. Chi il peso massimo, chi il piuma. Chi l’asso di briscola, chi lo scartino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il confronto tra le due province, più pietoso che imbarazzante, è una valle di lacrime se si considera la nostra rappresentanza a Roma. </span><span style="font-weight: 400;">Sette i parlamentari mantovani: cinque onorevoli e due senatori. Nella pattuglia figurano l’ex ministra delle pari opportunità e famiglia </span><b>Elena Bonetti</b><span style="font-weight: 400;"> e l’ex presidente della regione Lombardia </span><b>Bruno Tabacci</b><span style="font-weight: 400;">. Da non dimenticare </span><b>Carlo Maccari</b><span style="font-weight: 400;">, coordinatore Lombardia di Fratelli d’Italia e attuale commissario del circolo meloniano di Crema. </span><span style="font-weight: 400;">Due i parlamentari cremonesi: la deputata </span><b>Silvana Comaroli</b><span style="font-weight: 400;"> di Soncino e il senatore </span><b>Renato Ancorotti</b><span style="font-weight: 400;"> di Crema. </span><span style="font-weight: 400;">Un rapporto che non merita commento, ma solo clemenza e carità cristiana. Qualcuno potrebbe obiettare che tre dei mantovani sono stati eletti nel loro territorio. Ci vivono però.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Trent’anni fa i parlamentari cremonesi erano cinque. A Roma andarono: </span><b>Gianni Risari</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Marco Pezzoni</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Sergio Trabattoni</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Giorgio Bergonzi</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Angelo Rescaglio</b><span style="font-weight: 400;">. Altri tempi. Giurassico. Forse altri politici. Altra categoria. Altra stoffa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">All’apparenza più equilibrata la situazione in consiglio regionale. È un pareggio con tre rappresentanti per entrambe le province. Un pari e patta solo sulla carta, non nella sostanza. Mantova può calare il poker con l’assessore regionale all’agricoltura </span><b>Alessandro Beduschi.</b><span style="font-weight: 400;"> Fa la differenza. Crea un solco. Un abisso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per il nostro territorio il quadro è poco esaltante. Brucia maledettamente. Fa male. Conferma il peso specifico tendente a zero della politica locale.  </span><span style="font-weight: 400;">Tutti ricordano la campagna elettorale di tre anni fa per le elezioni regionali. Sulla passerella di Cremona erano sfilati alcuni pezzi da 90 dei partiti.  </span><span style="font-weight: 400;">Tutti ricordano l‘accoglienza extralarge a loro riservata, i salamelecchi al miele, il leccaculismo degli pseudo leader locali, proni e con il cappello in mano a pietire un assessore cremonese in giunta regionale.  </span><span style="font-weight: 400;">Tutti ricordano i lanzichenecchi venuti da fuori a razziare voti per la propria causa, accondiscendenti e comprensivi, generosi a promettere e rapidi a dimenticare.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sproporzione non è giustificata dai numeri. La provincia di Mantova non è una balena e quella di Cremona non una formica. Sono due realtà simili. Quasi sovrapponibili. </span><span style="font-weight: 400;">Cremona ha 71 mila abitanti, la sua provincia 354 mila per 113 Comuni.   Mantova non arriva a 51 mila abitanti, la sua provincia non raggiunge i 409 mila e conta 64</span><span style="font-weight: 400;"> Comuni. </span><span style="font-weight: 400;">Nonostante questo, una virtuale competizione sportiva tra le due realtà non ci sarebbe partita: i tortelli di zucca strapazzerebbero i marubini ai tre brodi</span><span style="font-weight: 400;">.</span><span style="font-weight: 400;">  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cosa fa la differenza? Cosa rende la provincia di Mantova vincente e quella di Cremona perdente? Cosa permette alla prima di essere</span><span style="font-weight: 400;"> il Mister Fahrenheit</span><span style="font-weight: 400;"> dei</span><b> Queen</b><span style="font-weight: 400;"> che vola in direzione Marte e alla seconda di essere l’apatico e immobile Oblomov, proprietario terriero e protagonista dell’omonimo romanzo. </span><span style="font-weight: 400;">Almeno tre i fattori ipotizzabili. </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">La qualità dell’attuale classe politica del nostro territorio</span></i><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tolte poche eccezioni, è meno incisiva della precedente. Egemonizzata dalla vecchia guardia, è stanca e logora, ma inflessibile a imporre i propri diktat. Ancorata a schemi rigidi, quando le è utile aderisce alla liquidità oggi imperante. Stringe alleanze un tempo giudicate contro natura, quasi provocatorie. Spudorate.  </span><span style="font-weight: 400;">Supponenti, i gattopardi tengono stretto il mazzo senza alcuna intenzione di cederlo e spesso giocano le carte in modo scriteriato. La vicenda Padania Acque insegna. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra i diversamente giovani della politica provinciale alcuni sono dotati di un ego espanso che non favorisce il dialogo e il confronto con amici e avversari. Si autocertificano unti dal Signore. Si considerano inamovibili.  Si scordano che tra i ciechi anche gli orbi ci vedono, pertanto non sono dei fenomeni e i risultati lo attestano.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">La crisi dei giovani</span></i><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fanno poco per scalzare le cariatidi restaurate, che non sono étoile, bensì ballerine di seconda fila.  Virgulti già appassiti, traccheggiano all’ombra del passato. Preferiscono la bonaccia al mare mosso. Aspirano a un incarico remunerato. Attendono d’essere premiati. Molti di loro sono vecchi ancora prima di diventare adulti.  Lontani i tempi di   </span><i><span style="font-weight: 400;">My Generation</span></i> <span style="font-weight: 400;">degli </span><b>Who.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi ha provato a dare una scossa alla morta gora ha gettato la spugna. </span><b>Michele Bellini</b><span style="font-weight: 400;">, ex segretario provinciale Pd, ha mollato la poltrona con una lettera critica verso   il partito, secondo lui, troppo statico e inossidabile alle novità. </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Le difficoltà legate alla conformazione del territorio</span></i><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La provincia è una striscia divisa in tre zone: Cremasco, Cremonese e Casalasco.  Il capoluogo è un’identità autonoma.  Quasi una monade. </span><span style="font-weight: 400;">Storia, cultura, tradizioni, caratteri e interessi diversi ostacolano il dialogo e la condivisione degli obiettivi. </span><span style="font-weight: 400;">Non è necessario essere un esercito di opliti per migliorare l’autorevolezza del nostro territorio oltre il proprio confine.  Basterebbe molto meno. Per esempio, essere una squadra. Concetto assai di moda nei dibattiti e nei convegni, moderna pietra filosofale, trasforma, a parole, un gruppo sgarrupato in una formazione coesa e vincente.  </span><span style="font-weight: 400;">Per raggiungere il risultato potrebbero aiutare le aree omogenee Cremasca e Casalasca.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Resta aperta la questione di Cremona città.  Congenitamente affetta da un’allergia al dialogo con il contado, centrata sul proprio ombelico, rappresenta un ostacolo al coinvolgimento e alla collaborazione</span><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Marciare divisi e colpire uniti, potrebbe essere una soluzione per non sfigurare con Mantova. Si preferiscono duelli rusticani fratricidi per la spartizione di poltrone e prebende. Così va la nostra provincia. È un guaio. Un grosso guaio.</span></p>
<p><b>«</b><span style="font-weight: 400;">È meglio che prendi nota. Io sono cattivo, incazzato e stanco» avverte il sergente di </span><b>Clint Eastwood</b><span style="font-weight: 400;"> in Gunny. Ma da noi non scarseggiano i sergenti. Abbondano i cacadubbi e gli azzeccagarbugli. I temporeggiatori da strapazzo e gli stum schiss. Così Mantova vince facile.   </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Antonio Grassi</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/provincia-di-cremona-disunita-e-politicamente-debole-surclassata-dalla-cugina-mantova/">Provincia di Cremona disunita e politicamente debole surclassata da Mantova</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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		<title>Ospedale: proposta al Consiglio comunale</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 22:21:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Signor Direttore, abbiamo trasmesso formalmente al Consiglio comunale di Cremona una lettera aperta, indirizzata alla consigliera Maria Vittoria Ceraso ma estesa a tutti i consiglieri, relativa alla coerenza tra PUMS e progetto del nuovo ospedale. Alla lettera è allegata anche una proposta di deliberazione consiliare, quale contributo tecnico volto a facilitare una rapida valutazione comparativa tra [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/ospedale-di-cremona-proposta-del-movimento-a-ceraso-e-a-tutto-il-consiglio-comunale/">Ospedale: proposta al Consiglio comunale</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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<div id=":17x" class="a3s aiL">
<div id="avWBGd-23">
<div dir="ltr">
<p>Signor Direttore, abbiamo trasmesso formalmente al Consiglio comunale di Cremona una lettera aperta, indirizzata alla consigliera <strong>Maria Vittoria Ceraso</strong> ma estesa a tutti i consiglieri,<b> relativa alla coerenza tra PUMS e progetto del nuovo ospedale.</b></p>
<p>Alla lettera è allegata anche una proposta di deliberazione consiliare, quale contributo tecnico volto a facilitare una rapida valutazione comparativa tra nuova costruzione e riqualificazione dell’attuale ospedale.</p>
<p>Riteniamo che il tema, anche alla luce dei dati emersi, sia di rilevante interesse pubblico.</p>
<p><strong>Enrico Gnocchi</strong></p>
<p>portavoce del Movimento per la riqualificazione dell&#8217;ospedale di Cremona</p>
</div>
<div class="yj6qo"></div>
<div class="adL">Alla Consigliera comunale Maria Vittoria Ceraso</div>
</div>
</div>
</div>
<p><span style="font-weight: 400;">e, per conoscenza, a tutti i consiglieri comunali di Cremona </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gentile consigliera Ceraso, </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">la presente riflessione, pur rivolta direttamente a Lei per le recenti dichiarazioni, è estesa a tutti i  consiglieri comunali, chiamati a esprimersi su una scelta strategica per il futuro della città. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Abbiamo letto con attenzione la sua recente presa di posizione sul crollo dell’utenza del trasporto  pubblico a Cremona, </span><b>nonostante l’introduzione di 34 nuovi autobus elettrici. L’utenza del  trasporto pubblico è crollata di oltre il 50% (da circa 7.500 nel 2016 a 3.500 nel 2023  passeggeri/giorno). </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È una denuncia importante, perché mette in luce una evidente distanza tra gli obiettivi dichiarati nel  Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) e la realtà attuale: meno utenti del trasporto  pubblico, maggiore dipendenza dall’auto privata, andamento opposto rispetto agli obiettivi fissati. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un dato che colpisce e che, come Lei giustamente osserva, va nella direzione opposta rispetto agli  obiettivi del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), che prevede per il 2030 il raddoppio  dell’utenza del Trasporto Pubblico Locale (dal 5% al 10%) e la riduzione dell’uso dell’auto privata  (dal 53% al 30%). </span></p>
<p><b>Proprio partendo da questa Sua analisi, abbiamo ritenuto necessario approfondire un tema  strettamente collegato: il dimensionamento dei parcheggi del nuovo ospedale</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché, mentre il PUMS chiede meno auto e più trasporto pubblico, il progetto del nuovo ospedale  viene dimensionato su un sistema di sosta che prevede 1.879 posti auto complessivi, cioè 239 posti  in più rispetto agli attuali 1.640. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tradotto: </span><b>mentre la città si pone l’obiettivo di ridurre l’uso dell’auto, la sua più grande infrastruttura futura viene progettata per accogliere ancora più automobili di oggi. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È difficile non vedere, in questi numeri, una contraddizione. </span></p>
<p><b>Il nostro metodo: pochi dati certi, stime trasparenti </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Disponiamo di alcuni dati oggettivi: 469 posti letto previsti per il nuovo ospedale (espandibili a  584, raddoppiando in 115 camere da 1 posto letto a due posti letto) e circa 1.800 dipendenti  dell’attuale presidio ospedaliero. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Su queste basi, abbiamo costruito – con criteri standard utilizzati nella pianificazione sanitaria – una  stima prudenziale e trasparente di personale presente nel picco diurno, accessi giornalieri  ambulatoriali e day hospital, presenza contemporanea di visitatori e accompagnatori. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non si tratta quindi di un’opinione, ma di un modello tecnico, fondato su dati reali e su ipotesi esplicite e verificabili.</span></p>
<p><b>Il risultato: un dato che non torna </b></p>
<p><b>Il progetto del nuovo ospedale prevede 1.879 posti auto. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le nostre stime, anche mantenendo un’alta dipendenza dall’auto privata, indicano invece un  fabbisogno plausibile compreso tra circa 1.000 e 1.300 posti auto in uno scenario ancora “auto dominante”, e ben al di sotto se si applicano realmente gli obiettivi del PUMS. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In altre parole, anche </span><b>senza cambiare modello di mobilità, il numero previsto appare già  sovradimensionato. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se poi si considera che il PUMS prevede la riduzione dell’uso dell’auto privata e il raddoppio del trasporto pubblico, allora il dato di circa 2.000 posti auto diventa non solo eccessivo, ma  strutturalmente incoerente. </span></p>
<p><b>Una scelta che condiziona il futuro </b></p>
<p><b><i>Un parcheggio di queste dimensioni non è neutro. </i></b></p>
<p><b>È una scelta che incentiva l’uso dell’auto, consolida il traffico privato e rende più difficile – se  non impossibile – raggiungere gli obiettivi del PUMS. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed è proprio qui che emerge la contraddizione che Lei stessa ha evidenziato: si investe nel trasporto  pubblico, ma si progettano le infrastrutture come se l’auto dovesse restare centrale. </span></p>
<p><b>La differenza sostanziale della riqualificazione </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La proposta di riqualificazione dell’ospedale esistente consente invece un approccio completamente  diverso. </span></p>
<p><b>Prevede infatti un parcheggio interrato limitato a un solo piano, con una capacità  significativamente inferiore, modulabile nel tempo in base ai risultati reali del PUMS, e con costi molto più contenuti rispetto a un sistema esteso e strutturale. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A differenza del nuovo ospedale, dove il sistema di parcheggi interrati viene realizzato fin da subito  obbligatoriamente nella sua interezza su due piani a -10 metri dal livello campagna (con rilevanti  problematiche tecniche legate alla gestione della falda), la riqualificazione permette di adeguare  progressivamente la sosta alle reali esigenze. </span></p>
<p><b>La domanda </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se è vero – come Lei afferma – che il trasporto pubblico non sta raggiungendo gli obiettivi, allora la  domanda è inevitabile: </span><span style="font-weight: 400;">è coerente continuare a sostenere un progetto che prevede quasi 2.000 posti auto? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oppure non è il momento di riconsiderare, anche sotto il profilo della mobilità, la scelta tra nuovo  ospedale e riqualificazione?</span></p>
<p><b>Una scelta politica, non tecnica </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché alla fine il punto è semplice: </span><b>non basta promettere mobilità sostenibile. Bisogna progettare la città in modo coerente con quella promessa. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E oggi, a Cremona, questa coerenza – tra PUMS e nuovo ospedale – non appare evidente. La riqualificazione, invece, offre la possibilità concreta di rispettarla. </span></p>
<p><b>Proposta operativa </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ricordiamo che </span><b>l’intervento è di rilevantissimo valore economico e che i fondi assegnati (circa  250 milioni di euro) rientrano nella programmazione dell’art. 20 della legge 67/1988, che  consente la riprogrammazione</b><span style="font-weight: 400;">. Non risulta inoltre un vincolo contrattuale che obblighi alla sola nuova costruzione. </span></p>
<p><b>Tali risorse potrebbero quindi essere destinate, in tutto o in parte, alla riqualificazione,  qualora questa dimostrasse maggiore economicità ed equivalente funzionalità sanitaria. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In assenza di un confronto tecnico strutturato tra le alternative, ogni scelta rischia di non risultare  pienamente giustificata sotto il profilo dell’interesse pubblico. </span></p>
<p><b>Per questo proponiamo l’affidamento di un PFTE della riqualificazione, oppure un concorso  di progettazione limitato allo studio di fattibilità, strumenti previsti dal Codice dei Contratti  Pubblici. </b></p>
<p><b>Richiesta finale </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per queste ragioni, </span><b>chiediamo a Lei e a tutti i consiglieri comunali di promuovere una delibera  che impegni Regione Lombardia e ASST di Cremona ad affidare con urgenza un PFTE della  riqualificazione dell’attuale ospedale</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La verifica potrebbe essere realizzata in 4–6 mesi (8–10 complessivi), con un costo stimabile tra  300.000 e 700.000 euro, cioè meno dell’1% dell’investimento complessivo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche i costi già sostenuti per il progetto del nuovo ospedale rappresentano un normale investimento conoscitivo, non un danno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In altri termini: spendere poche centinaia di migliaia di euro per verificare una scelta da centinaia di milioni non è un costo, ma un dovere. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><b>Movimento per la riqualificazione dell’ospedale di Cremona </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Sotto la proposta di deliberazione inviata dal Movimento al Consiglio comunale di Cremona</em></p>
<p><b>COMUNE DI CREMONA </b></p>
<p><b>CONSIGLIO COMUNALE </b></p>
<p><b>OGGETTO </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Richiesta di attivazione di una valutazione tecnico-economica comparativa tra nuova costruzione e  riqualificazione dell’attuale Ospedale di Cremona mediante redazione di Progetto di Fattibilità  Tecnico-Economica (PFTE) </span></p>
<p><b>IL CONSIGLIO COMUNALE </b></p>
<p><b>PREMESSO CHE </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">il Comune di Cremona ha sottoscritto in data 15 dicembre 2021 il Protocollo d’Intesa finalizzato  alla realizzazione del Nuovo Ospedale di Cremona (DGR XI/5077 del 26/07/2021), senza che agli  atti risulti uno studio comparativo, a livello di PFTE o equivalente, tra l’opzione di nuova  costruzione e quella di riqualificazione dell’ospedale esistente, che avrebbe dovuto precedere una  scelta strategica di tale rilevanza; </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">è in corso il procedimento relativo alla realizzazione del nuovo Ospedale di Cremona; </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">l’intervento in oggetto presenta un valore economico e un impatto territoriale di assoluta rilevanza  per la città e per l’intero sistema sanitario provinciale; </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) del Comune di Cremona prevede obiettivi di  riduzione dell’uso del mezzo privato e di incremento del trasporto pubblico, ai quali le principali  scelte infrastrutturali devono risultare coerenti; </span></p>
<p><b>CONSIDERATO CHE </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">le decisioni relative a opere pubbliche di tale entità devono essere supportate da un’adeguata  valutazione comparativa tra le alternative progettuali; </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">ad oggi non risulta disponibile un confronto tecnico strutturato, a livello di Progetto di Fattibilità  Tecnico-Economica, tra l’opzione di nuova costruzione e quella di riqualificazione dell’ospedale  esistente; </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">i fondi assegnati all’intervento rientrano nella programmazione di cui all’articolo 20 della Legge  67/1988, che prevede la possibilità di riprogrammazione da parte del Ministero competente; </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">non risulta agli atti un vincolo contrattuale che destini tali risorse esclusivamente alla realizzazione  di una nuova struttura ospedaliera;</span></p>
<p><b>RITENUTO CHE </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">per interventi di tale rilevanza economica e strategica sia doveroso garantire il pieno rispetto dei  principi di economicità, efficacia, trasparenza e buon andamento dell’azione amministrativa; </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">la verifica comparativa delle alternative progettuali costituisca un passaggio essenziale per  assicurare la migliore allocazione delle risorse pubbliche e la piena tutela dell’interesse collettivo; </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">l’eventuale riqualificazione dell’ospedale esistente, qualora dimostrasse una maggiore convenienza  economica e una equivalente funzionalità sanitaria, debba essere oggetto di adeguata e formale  valutazione; </span></p>
<p><b>IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA COMUNALE </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">a richiedere formalmente a </span><b>Regione Lombardia </b><span style="font-weight: 400;">e ad </span><b>ASST di Cremona</b><span style="font-weight: 400;">, ciascuno per le rispettive  competenze, di procedere con urgenza: </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">all’attivazione di una procedura di affidamento, ai sensi del D.Lgs. 36/2023, per un servizio di  ingegneria e architettura finalizzato alla redazione del </span><b>Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica  (PFTE) </b><span style="font-weight: 400;">relativo alla riqualificazione dell’attuale Ospedale di Cremona; </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">affinché tale PFTE consenta un </span><b>confronto oggettivo, trasparente e verificabile </b><span style="font-weight: 400;">tra le soluzioni  alternative, con particolare riferimento ai seguenti profili: </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">∙ </span><span style="font-weight: 400;">costi di realizzazione e gestione;  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">∙ </span><span style="font-weight: 400;">funzionalità sanitaria e organizzativa;  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">∙ </span><span style="font-weight: 400;">impatti ambientali e sulla mobilità;  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">prevedendo tempi di esecuzione contenuti, indicativamente nell’ordine di </span><b>4–6 mesi</b><span style="font-weight: 400;">, e costi  proporzionati alla natura dell’incarico; </span></p>
<p><b>INVITA </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">tutti i Consiglieri comunali, nel rispetto del proprio ruolo istituzionale, a esprimersi su tale proposta  quale atto di responsabilità nei confronti della città, delle risorse pubbliche e delle future  generazioni; </span></p>
<p><b>DISPONE </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">la trasmissione della presente deliberazione a Regione Lombardia e ad ASST Cremona; la pubblicazione della stessa sul sito istituzionale del Comune.</span></p>
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		<title>Casale C., Grassi: oggi una nuova forma di resistenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 22:01:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cerimonia in piazza del Comune a Casale Cremasco per celebrare il 25 aprile con il sindaco Antonio Grassi e il parroco don Gianbattista Scura che ha celebrato la messa.  Hanno partecipato il maresciallo Fabio Ianne comandante della stazione di carabinieri di Camisano, la protezione civile e l’ex alpino Valentino Cattaneo. «Il 25 aprile – ha  detto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Cerimonia in piazza del Comune a Casale Cremasco per celebrare il 25 aprile con il sindaco </span><b>Antonio Grassi</b><span style="font-weight: 400;"> e il parroco don </span><b>Gianbattista Scura</b><span style="font-weight: 400;"> che ha celebrato la messa.  Hanno partecipato il maresciallo </span><b>Fabio Ianne</b><span style="font-weight: 400;"> comandante della stazione di carabinieri di Camisano, la protezione civile e l’ex alpino </span><b>Valentino Cattaneo.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Il 25 aprile – ha  detto il Sindaco &#8211; è, e deve essere, una giornata di gioia, di amicizia e di pace. È il giorno in cui celebriamo la libertà ritrovata, il coraggio di chi ha lottato, e la speranza di un futuro migliore».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Un 25 aprile, giornata di festa, che però, secondo il sindaco, non può dimenticare il «disagio che nasce guardando il presente con le guerre ancora in corso e che indirettamente coinvolgono il mondo intero. Penso all’Ucraina, all’Iran, al Libano, a Gaza e a tutte le altre situazioni in cui la pace sembra ancora lontana».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Grassi ha poi sottolineato il contrasto tra memoria e realtà. «E’ un monito – ha detto- e ci rammenta che la libertà e la pace non sono conquiste definitive. Sono processi vivi, fragili, che richiedono cura, attenzione, impegno quotidiano.  Celebrare il 25 aprile non significa solo ricordare il passato, ma anche impegnarsi nel presente per gettare le basi di un futuro migliore».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Impegno, ha sottolineato il Sindaco, per difendere i valori della democrazia, per promuovere il dialogo, per lavorare, ciascuno nel proprio ruolo, alla costruzione di un mondo più giusto e pacifico. </span><span style="font-weight: 400;">«In altre parole – ha avvertito Grassi &#8211; celebrare la Liberazione è continuare a costruire, ogni giorno, la pace. Oggi siamo qui per salvare la memoria e, grazie a lei, evitare gli errori del passato».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per il sindaco il 25 aprile dovrebbe unire la gioia con la responsabilità; la memoria con l’impegno, la gratitudine per chi ci ha preceduto con il dovere verso chi verrà dopo di noi</span><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Solo così questa giornata continua ad avere significato. Solo così la Liberazione non resta un ricordo».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E qui si innesta il significato della Resistenza di ieri e di oggi. «Quella di allora è stata una resistenza concreta, fatta di scelte difficili, di coraggio, di sacrificio, di dolore per liberare l’Italia dal fascismo e dall’occupazione nazista e restituirle dignità».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Quella di oggi – ha avvertito Grassi &#8211; è una nuova forma di resistenza. Una resistenza civile, quotidiana contro l’indifferenza, contro l’odio, contro la disinformazione, contro tutto ciò che mina la convivenza democratica».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi il sindaco ha  avvertito che oggi occorre attuare «una resistenza silenziosa che si esprime nei comportamenti di ogni giorno, nel rispetto delle regole, nella partecipazione alla vita pubblica, nella responsabilità delle parole, nella capacità di ascoltare e comprendere anche chi la pensa diversamente. Resistere oggi significa difendere la verità, rispettare le istituzioni, prendersi cura degli altri. Significa costruire ponti, non muri».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Durante il discorso Grassi ha citato il presidente </span><b>Sergio Mattarella</b><span style="font-weight: 400;">, papa<strong> Leone XIV</strong> e il ministro </span><b>Giancarlo Giorgetti.</b><span style="font-weight: 400;">  Poi </span><span style="font-weight: 400;">ha chiuso il suo intervento con queste parole: «Dobbiamo decidere: se limitarci a festeggiare il 25 aprile o viverlo ogni giorno con l’impegno di trasformare le parole in fatti. Tutto qui. A noi la scelta».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La cerimonia si è conclusa con la deposizione di una corona d’alloro al monumento dei caduti e la lettura dei nomi degli stessi e con un minuto di silenzio per coloro hanno permesso il 25 aprile e la Liberazione, ma anche per tutti i morti nelle guerre passate e in quelle ancora in corso, mentre nella piazza risuonavano le note, appunto, del silenzio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La cerimonia è stata ripetuta a Vidolasco davanti alla lapide dei caduti dal vicesindaco </span><b>Antonio  Rovida</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella foto centrale la deposizione della corona d&#8217;alloro al monumento dei caduti</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Consegnate le borse di studio della Resistenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 12:12:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come da tradizione, in occasione delle celebrazioni del 25 Aprile, dopo gli interventi in piazza del Comune, nella Sala dei Quadri di Palazzo Comunale il presidente del Consiglio Comunale Luciano Pizzetti e l’assessora all’Istruzione Roberta Mozzi hanno consegnato le borse di studio della Resistenza e altre borse di studio che è stato a suo tempo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Come da tradizione, in occasione delle celebrazioni del 25 Aprile, dopo gli interventi in piazza del Comune, nella Sala dei Quadri di Palazzo Comunale il presidente del Consiglio Comunale </span><b>Luciano Pizzetti</b><span style="font-weight: 400;"> e l’assessora all’Istruzione </span><b>Roberta Mozzi </b><span style="font-weight: 400;">hanno consegnato le borse di studio della Resistenza e altre borse di studio che è stato a suo tempo deciso di dare in questa importante ricorrenza. In tale circostanza è stato il presidente del Consiglio Comunale Luciano Pizzetti a rivolgere un saluto alle ragazze e ai ragazzi, circondati da parenti e amici, nel corso del quale ha tra l’altro sottolineato i valori fondanti della Costituzione che derivano proprio dal sacrificio di tante persone che si sono battute per la libertà. Significativo poi il riferimento all’unità nazionale, nel suo significato migliore, nonché alle ventuno donne, di diverse per provenienza politica e storia personale, ma unite nella costruzione della Carta costituzionale di cui quest’anno ricorre l’80° anniversario.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">S</span><span style="font-weight: 400;">CUOLA </span><span style="font-weight: 400;">S</span><span style="font-weight: 400;">ECONDARIA DI </span><span style="font-weight: 400;">P</span><span style="font-weight: 400;">RIMO </span><span style="font-weight: 400;">G</span><span style="font-weight: 400;">RADO </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">B</span><span style="font-weight: 400;">ORSE DI </span><span style="font-weight: 400;">S</span><span style="font-weight: 400;">TUDIO </span><b>“C</b><b>AV</b><b>. N</b><b>INO </b><b>G</b><b>IUSEPPE </b><b>Z</b><b>ANA</b><b>” </b><span style="font-weight: 400;">&#8211; € 407,00 </span></p>
<p><b>FORTEZZA LUCIA </b></p>
<p><b>CIOBANU NICOLE MIRIAM </b></p>
<p><b>GINEVRA ANNA </b></p>
<p><b>MEZZADRI REBECCA </b></p>
<p><b>PILLITTERI MARTA </b></p>
<p><b>TOCCHI JACOPO </b></p>
<p><b>VALENTI GABRIEL </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">S</span><span style="font-weight: 400;">CUOLA </span><span style="font-weight: 400;">S</span><span style="font-weight: 400;">ECONDARIA DI </span><span style="font-weight: 400;">S</span><span style="font-weight: 400;">ECONDO </span><span style="font-weight: 400;">G</span><span style="font-weight: 400;">RADO </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">B</span><span style="font-weight: 400;">ORSA DI </span><span style="font-weight: 400;">S</span><span style="font-weight: 400;">TUDIO </span><b>EX </b><b>S</b><b>INDACO </b><b>“G</b><b>INO </b><b>R</b><b>OSSINI</b><b>” </b><span style="font-weight: 400;">&#8211; € 540,00 </span></p>
<p><b>AHMED MOUSSA YASMIN </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">B</span><span style="font-weight: 400;">ORSA DI </span><span style="font-weight: 400;">S</span><span style="font-weight: 400;">TUDIO </span><b>EX </b><b>S</b><b>INDACO </b><b>“O</b><b>TTORINO </b><b>R</b><b>IZZI</b><b>” </b><span style="font-weight: 400;">&#8211; € 540,00 </span></p>
<p><b>SHIBATA FRANCESCO TAISEI </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">B</span><span style="font-weight: 400;">ORSA DI </span><span style="font-weight: 400;">S</span><span style="font-weight: 400;">TUDIO </span><b>“D</b><b>ELLA </b><b>R</b><b>ESISTENZA</b><b>” </b><span style="font-weight: 400;">&#8211; € 540,00 </span></p>
<p><b>GALLETTI ELENA SOFIA </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">B</span><span style="font-weight: 400;">ORSE DI </span><span style="font-weight: 400;">S</span><span style="font-weight: 400;">TUDIO </span><b>“M</b><b>ARTIRI </b><b>D</b><b>I </b><b>B</b><b>AGNARA</b><b>” </b><span style="font-weight: 400;">&#8211; € 540,00 </span></p>
<p><b>ROTA ALESSANDRO </b></p>
<p><b>CARIONI ELISA </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La cerimonia di premiazione delle borse di studio intitolate ai “Martiri di Bagnara” si svolgerà il 27 aprile 2026 alle ore 11:00 nell’ambito della Cerimonia di commemorazione dei Martiri di Bagnara</span></p>
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		<title>Bergamaschi: ora e sempre 25 aprile e anche di più</title>
		<link>https://vittorianozanolli.it/bergamaschi-ora-e-sempre-25-aprile-e-anche-di-piu/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 11:16:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da ottantuno anni questa è la data fondativa della nostra democrazia. Questo è l’atto generativo dell’Italia migliore che ne conseguì. E questo, oggi come ogni anno, è il momento in cui impugniamo il testimone di quella solenne pagina di storia nazionale, con pudore innanzi alla grandezza dei protagonisti del riscatto morale italiano, ma con la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/bergamaschi-ora-e-sempre-25-aprile-e-anche-di-piu/">Bergamaschi: ora e sempre 25 aprile e anche di più</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da ottantuno anni questa è la data fondativa della nostra democrazia. Questo è l’atto generativo dell’Italia migliore che ne conseguì. E questo, oggi come ogni anno, è il momento in cui impugniamo il testimone di quella solenne pagina di storia nazionale, con pudore innanzi alla grandezza dei protagonisti del riscatto morale italiano, ma con la forza che discende dalla gratitudine e l’orgoglio. Lo teniamo ben saldo e al riparo dai revisionismi manipolatori, dai tentativi equiparativi, dagli approcci sminuenti e dal rischio dell’oblio insito nello scorrere del tempo, gridando senza compromessi: viva l’Italia libera, w l’Italia antifascista!</p>
<p>Nel ricordare la Liberazione dal nazifascismo e sua madre, la Resistenza, che felicemente la partorì dopo un lungo travaglio, siamo infatti chiamati ad allargare lo sguardo, perché quel passaggio storico non si esaurì in se stesso nel 1945, ma trovò già nel 1946 il suo compimento politico e istituzionale. E da quell’atto creativo cambiò il destino del Paese e la vita delle generazioni.</p>
<p>Fu così che l’Italia scelse la Repubblica, che le donne esercitarono per la prima volta il diritto di voto, che si insediò l’Assemblea Costituente. Fu allora che prese forma, in modo concreto, l’idea di un Paese nuovo: non più segnato dal fascismo, ma nemmeno dalle fragilità e disuguaglianze che lo avevano preceduto. Un Paese prospero, fondato sulla partecipazione democratica, sul lavoro, sulla giustizia sociale. Un Paese che, con la Costituzione, avrebbe scelto di ripudiare la guerra e di riconoscere nella dignità della persona il proprio cardine.</p>
<p>Quella stagione fu resa possibile da una straordinaria energia popolare. La Resistenza italiana fu rossa e bianca. Fu comunista, socialista, cattolica, liberale e azionista. Fu laica e religiosa. Fu anche di quei militari che dopo l’armistizio si rifiutarono di combattere per la Repubblica di Salò e ne pagarono le conseguenze come ogni altro oppositore del regime: con la prigionia ed i lavori forzati per i più fortunati. Per gli altri, con la morte.</p>
<p>Nelle sue diverse componenti e finanche nella divergenza delle aspirazioni sociali, nonché della stessa visione della persona, la Resistenza seppe costruire un orizzonte comune: non l’uniformità, ma la convergenza sui principi essenziali. Fu questo spirito a consentire successivamente una partecipazione sociale elevatissima, una vitalità democratica diffusa, una forte fiducia collettiva nella possibilità di ricostruire un Paese migliore.</p>
<p>Ed è ciò che accadde nei decenni a seguire: il miracolo economico italiano, l’ingresso tra la più grandi economie del mondo, i progressi sociali e civili. La tutela dei diritti dei lavoratori, la nascita del sistema sanitario pubblico, l’emancipazione femminile, la forte partecipazione politica e sindacale come espressione del concorso alla crescita materiale e morale della nazione, inteso tanto come diritto quanto come dovere della persona. Ma senza dimenticare il protagonismo italiano nelle relazioni internazionali e poi l’avvio del processo di integrazione europea.<br />
In definitiva: la Resistenza e la Liberazione avviarono una lunga stagione di prosperità. Certo non esente da macchie, errori e difetti. Ma una stagione che oggi, inemendati questi ultimi, osserviamo con la nostalgia che pervade quando si è amato e perduto.</p>
<p>Nell’epoca in cui il Make America Great Again e le sue imitazioni globali alludono ad una versione brutale e muscolare di vane e dannose nostalgie nazionaliste, la Resistenza e la Storia Repubblicana, oggi, ci ricordano che per provare a fare ancora grande l’Italia, care concittadine e cari concittadini, dobbiamo rifuggire il ripiegamento identitario ed aprirci con fiducia al futuro, attingendo senza riserve alle nostre migliori e più cristalline forze sociali, libere e democratiche. Dobbiamo tornare alle radici della rifondazione del nostro Paese, allo spirito della Liberazione. Dobbiamo immaginare nuovi orizzonti comuni capaci di offrire un senso al nostro stare insieme, riconducendo quelle differenze che rendono vivo e dinamico il divenire democratico a quell’unità che conosce il proprio significato più autentico e non si confonde con l’omologazione.</p>
<p>Anche Crema, nel suo territorio e con la sua comunità, fu parte di questo processo. Le vicende della Resistenza cremasca – nelle campagne, nei centri abitati, nelle scelte spesso silenziose, ma decisive di tanti cittadini – parlano di un contributo concreto alla nascita della democrazia. Parlano di solidarietà, di esempi di coraggio manifesto e di ampia e più discreta responsabilità civile.</p>
<p>Non furono solo i grandi eventi a costruire la libertà, ma una trama fitta di comportamenti quotidiani che costituirono il patrimonio morale del nostro Paese ed il presupposto del rovesciamento del regime.</p>
<p>Oggi, nel 2026, quel patrimonio torna ad interrogarci.</p>
<p>Viviamo in un contesto internazionale segnato dal ritorno della centralità della guerra, dall’affermazione di nazionalismi aggressivi, da tensioni che mettono in discussione il diritto internazionale e i principi di cooperazione tra i popoli, quando non li calpestano deliberatamente. Anche nelle democrazie occidentali si avvertono segnali di fragilità: cresce la distanza tra cittadini e istituzioni, si allentano i legami sociali, si diffondono linguaggi semplificati e divisivi. Si insinua la malsana idea che la democrazia possa rappresentare un ostacolo, più che una risorsa.</p>
<p>In questo contesto dobbiamo evitare che la memoria della Resistenza si riduca a mera ritualità, così come la tentazione della contrapposizione sterile, cui talvolta si è ceduto. Il rischio è di smarrire il significato più profondo di questa ricorrenza: non una celebrazione formale, ma un momento di consapevolezza collettiva capace di parlare al presente e declinarsi al futuro.</p>
<p>Il presente ci mostra come i valori della Liberazione – pace, libertà, giustizia sociale, partecipazione – non siano definitivamente acquisiti, ma al contrario esposti a tensioni e a regressioni. Per questo, dalla memoria di ciò che accadde ottant’anni fa possiamo trarre ancora oggi un’indicazione essenziale: solo una rinnovata responsabilità condivisa può contrastare derive autoritarie, disuguaglianze crescenti e logiche di conflitto. Esistono anche nel nostro tempo segnali di reazione e di consapevolezza: una domanda diffusa di pace, una sensibilità crescente verso i diritti, una volontà di partecipazione. Dobbiamo ammetterlo: sono deboli e frammentati, spesso superficiali ed effimeri quanto un trend topic sui social network. Eppure, a dispetto di tutto, sono ancora vivi.</p>
<p>Certamente in forme diverse ed a bassa intensità, ma sono elementi che richiamano quella stessa energia civile che rese possibile la ricostruzione nel dopoguerra. Sta a noi trovare il modo e la strada per interpretarli nel presente e riaccenderli al pieno della loro potenza rigenerativa. Non esiste un tempo uguale ad un altro. Ma se è vero che ogni stagione presenta le proprie sfide, è altrettanto vero che i valori umani, morali e civili, superano le contingenze, tendendo all’infinito. E che ogni tempo richiede la propria forma di responsabilità, individuale e collettiva.</p>
<p>E’ sempre tempo, care concittadine e cari concittadini, per agire la responsabilità dei valori costituzionali.</p>
<p>Ogni giorno è un buon giorno per continuare a far vivere la Resistenza.</p>
<p>“Ora e sempre”, camerata Kesserling. Il 25 aprile anche di più.</p>
<p>Allora viva il 25 aprile! Viva la Costituzione! Viva la Repubblica Italiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Fabio Bergamaschi</strong></p>
<p>sindaco di Crema</p>
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