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Pubblichiamo il discorso pronunciato oggi da Fabio Bergamaschi in occasione della Giornata della Memoria.

Ci sono date che non servono solo a ricordare ciò che è stato, ma a misurare ciò che siamo. Il 27 gennaio è una di queste. È il giorno in cui la Memoria diventa responsabilità pubblica, scelta civile, impegno politico nel senso più alto del termine. Nel 2026 la Giornata della Memoria si intreccia con un anniversario che parla con forza al nostro presente: gli ottant’anni dal processo di Norimberga, celebrato tra il 1945 e il 1946. Norimberga non fu soltanto il giudizio sui crimini del nazismo. Fu l’atto di nascita di un principio destinato a cambiare la Storia: l’idea che esistano diritti inviolabili dell’uomo e che la loro violazione chiami in causa la comunità internazionale nel suo insieme.

Da Norimberga nasce il diritto internazionale contemporaneo. Nasce l’affermazione che esistono crimini contro l’umanità che non sono affari interni di uno Stato; che la sovranità nazionale non può essere usata come scudo per l’orrore; che la legge deve prevalere sulla forza.

È un messaggio di straordinaria attualità, soprattutto oggi, in un mondo attraversato da guerre, violazioni dei diritti umani, attacchi deliberati alle popolazioni civili e tentativi di normalizzazione dell’ingiustizia. In un mondo in cui i valori dello Stato di diritto e la credenza nella validità della legalità internazionale, che rappresentano il fondamento costitutivo del nostro stesso modo di vivere, le basi della tradizione occidentale, vacillano pericolosamente anche in quelli che venivano considerati i baluardi delle democrazia, oggi corrosi al proprio interno da osceni e pericolosi populismi di ritorno che, se tollerati o sottovalutati, altro non faranno che riportare le lancette della Storia ai tempi più cupi.

Ricordare Norimberga oggi significa difendere l’idea stessa di giustizia internazionale. Significa ribadire che il diritto non è un’opinione, ma un argine; non è un ostacolo, ma una garanzia; non è debolezza, ma la forza della civiltà. Quando il diritto internazionale viene messo in discussione, ignorato o calpestato a essere in pericolo non sono solo i popoli lontani – un fatto che di per sé merita un moto di coscienza e la piena solidarietà – ma le fondamenta della convivenza globale.
Il 27 gennaio 1945, con la liberazione del campo di Auschwitz, il mondo scoprì l’abisso. Lo sterminio pianificato e sistematico di milioni di persone, private del nome, della dignità e della vita, rese evidente fino a che punto può spingersi l’odio quando non incontra limiti, quando il diritto viene piegato o cancellato.

La Shoah non è stata un incidente della storia. È stata il risultato di un processo graduale: una politica che diventa propaganda che distorce la realtà, pregiudizi razziali divenuti legge, l’esclusione sociale assurta a sistema.  Le leggi razziali del 1938, anche in Italia, rappresentano una ferita profonda e una responsabilità storica che la Repubblica democratica riconosce senza ambiguità. Per questo Memoria e diritto sono inseparabili. Ricordare significa impedire che l’orrore venga relativizzato; difendere il diritto significa impedire che possa ripetersi. È una lezione che Norimberga ci consegna con chiarezza e che non possiamo permetterci di dimenticare.

Come sindaco di Crema, sento il dovere di affermare che la Memoria è una pratica quotidiana che si traduce in scelte concrete: nel contrasto a ogni forma di antisemitismo, razzismo e discriminazione; nella difesa dei valori costituzionali; nella promozione di una cultura dei diritti e della Pace.

Ai giovani, in particolare, va oggi il nostro appello più forte. Conoscere la storia significa acquisire gli strumenti per leggere il presente e costruire la prospettiva di un futuro prospero. Difendere il diritto significa scegliere di non essere indifferenti e di non confondere la forza con la ragione. La città di Crema rinnova anche quest’anno il proprio impegno a custodire la Memoria attraverso le scuole, le associazioni, le istituzioni culturali. Perché una comunità che conosce la propria storia è una comunità più consapevole, più libera, più giusta.

Concludo con le parole di Primo Levi, che restano un monito universale: “È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire.”

Norimberga ci insegna che può anche essere impedito, se il diritto, la memoria e la responsabilità camminano insieme.
Oggi ricordiamo le vittime della Shoah. E, nell’ottantesimo anniversario del Processo di Norimberga, riaffermiamo un patto di civiltà fondato sul diritto internazionale, sulla giustizia e sulla dignità inviolabile di ogni essere umano.
Grazie.

 

Fabio Bergamaschi

sindaco di Cremona

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