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Scusa Tommy, ti aspettiamo allo Zini”. Tommy è un bambino tifoso della Fiorentina che da Lodi aveva raggiunto Cremona per sostenere la sua squadra del cuore. Con sé aveva portato un cartello con la scritta “Credere nei sogni cambia le storie. Tommy” che un addetto alla sicurezza ha bloccato al’ingresso dello stadio Zini. Da qui è scattato il tam tam social di solidarietà nei confronti del giovane tifoso. E il giorno dopo, cioè oggi,  sono arrivate le scuse pubbliche della Cremonese. “In relazione all’episodio che ha coinvolto il piccolo tifoso viola Tommaso al quale non è stato consentito di introdurre un cartello in tribuna in occasione della partita con la Fiorentina, U.S. Cremonese, appurati i fatti, censura l’errore commesso per eccesso di zelo dal personale in servizio allo Zini – si legge nel comunicato -. La società grigiorossa desidera scusarsi con Tommy e la sua famiglia per l’accaduto. Tommy sarà sempre il benvenuto nel nostro stadio”.

Tommy, 7 anni, ha una passione incondizionata che lega lui e la sua famiglia alla Fiorentina. Un amore talmente forte da accettare e superare gli sfottò dei compagni di classe. Perché dove abita lui, in provincia di Lodi, si tifa Inter o Milan. Al limite si può essere juventini. Di sostenitori viola ce ne sono solo due, Tommy e la sua mamma.

«Classiche battute che si fanno i bambini, nulla di più», racconta Vania Franchi, madre di Tommy. Settimana dopo settimana, però, i risultati negativi iniziano a essere tanti. Tommy dice a mamma Vania di non voler più mettere quella sua giacca della Fiorentina che aveva sempre indossato con gioia: «Me lo rivelò piangendo. Teneva tanto a quel giubbino, ma non voleva più essere preso in giro». La fede, però, è troppo forte. Torna a vestire con orgoglio quello stemma, nonostante tutto. E qualche settimana dopo la sua vita è cambiata, regalandogli un’istantanea che porterà con sé per tutta la vita. Un po’ come quell’amore autentico che gli ha trasmesso mamma Vania.

Prima di arrivare a Fiorentina-Cremonese bisogna fare un passo indietro. Per la precisione, si deve tornare all’infanzia del nonno di Tommy. «Questa passione nasce da mio papà. Abitava in un piccolo paese toscano. Insieme ad altri amici mandò una lettera al club. Come risposta gli arrivò una maglia autografata». Una maglia viola e la passione di un bambino, stesso disegno che si ripete a distanza di anni. Un amore trasmesso da Vania ai suoi figli, Tommy e Viola: «No, non è casuale il nome. Lei, però, col tempo si è fatta condizionare dai suoi coetanei ed è diventata milanista. Il fratello, invece, non ha mai avuto dubbi: sempre e solo la Fiorentina».

Si arriva allo scorso 19 dicembre. Vania pubblica una foto, un’immagine di suo figlio con una giacca dei viola e con uno zaino più grande di lui: «Un po’ come il destino che la Fiorentina si è trovata ad affrontare quest’anno». La fede di Tommy conquista i social e arriva al club. La società contatta la famiglia. Prima viene inviata la maglietta autografata dai suoi due idoli, Dodo e De Gea: «Non gli avevamo detto nulla. Il 26 dicembre si è trovato la sorpresa a casa. Non ci credeva». Un’altra volta, com’era successo al nonno. Poi l’invito per la partita contro la Cremonese.

A fine partita il team manager lo porta in spogliatoio con tutti i giocatori della Fiorentina. Riceve in regalo i guanti di Lezzerinie la maglia di Martinelli, portieri, proprio come lui. Abbraccia il suo idolo Dodo, che già gli aveva dedicato la vittoria contro l’Udinese. Riceve infiniti messaggi di sostegno. Dai giocatori della Fiorentina ai tifosi viola e non: «È diventato un simbolo per la sua storia e per il suo messaggio. E dopo una vita da “pecora viola”, in cui era il solo a tifare per la sua squadra, dopo questi giorni si è sentito per la prima volta parte di una famiglia».

Nelle ore successive i compagni di classe continuano a chiamarlo, vogliono sapere tutto di quel sogno realizzato dal loro amico. Ma c’è tempo per raccontare. Mercoledì si ritroveranno a scuola dopo le vacanze di Natale. Tommy indosserà con ancora più orgoglio la sua giacca. Sognando ha cambiato la sua storia. Chissà che non abbia cambiato anche quella della sua Fiorentina. A volte basta poco. A volte basta tornare bambini.

 

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